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Manutenzione strade: dopo 12 anni di retrocessione ripartono gli investimenti

23 ottobre 2018

Dopo che per 12 anni consecutivi il consumo di asfalto era fortemente calato per l’assenza di lavori di manutenzione delle strade (dalle oltre 44,2 mln di ton del 2006 alle stazionarie 23 registrate negli anni dal 2015 al 2017), il 2018 si segnala finalmente come il primo anno di inversione della tendenza, un segnale positivo per la sicurezza delle strade italiane. A trascinare la ripresa dei consumi di bitume gli investimenti di Anas sulla rete, mentre restano aperte le criticità sulle arterie comunali e provinciali.

Lo spiega l’ultima analisi trimestrale della Siteb (Associazione strade italiane e bitumi), che evidenzia come nel 2018 la produzione di conglomerato bituminoso - indicatore primario delle attività di costruzione e manutenzione delle strade - registrerà a fine anno una leggera crescita del 3%. Dopo un avvio d’anno negativo nei primi cinque mesi (-11,8% del consumo di bitume rispetto allo stesso periodo del 2017), le attività avviate nel periodo estivo, nel quale per le condizioni climatiche solitamente si concentra il 60% dei lavori, hanno fatto segnare una decisa ripresa.

«A trascinare verso l’alto le vendite di bitume ha contribuito senz’altro l’Anas – ha sottolineato il presidente di Siteb, Michele Turrini – che ha finalmente avviato un piano di interventi come non si vedeva da tempo, rimettendo in moto il settore. Il nuovo esecutivo ha ora una grande opportunità: fare seguire i fatti alle consuete promesse di investimenti sulle infrastrutture, troppe volte annunciate e disattese dai diversi Governi che si sono alternati negli ultimi anni. Le arterie comunali e provinciali sono quelle che necessitano di un più urgente e immediato intervento».

Il report Siteb evidenzia come il settore oggi possa contare su 380 impianti di produzione in attività, per un totale di 31.000 addetti diretti e un valore della produzione e posa in opera che si stima a fine anno supererà quota 1,7 miliardi di euro.

Tra i trend emergenti spicca il crescente ricorso al riutilizzo del fresato d’asfalto - il materiale ottenuto dalla rimozione del manto stradale durante gli interventi di manutenzione - per la produzione di conglomerato bituminoso, che oggi ha raggiunto una quota superiore al 20% sul totale del conglomerato prodotto. Un trend spinto dal risparmio economico del fresato rispetto al bitume vergine (il cui costo ha registrato una netta impennata negli ultimi mesi) e dalla crescente attenzione all’ambiente e al riciclo dei materiali. Il costo del bitume – legato all’aumento del prezzo del petrolio – ad agosto scorso ha infatti segnato una variazione superiore al +34% (441 contro 320 euro per ton) nel confronto con il costo medio dell’anno precedente. Il bitume ha mediamente un’incidenza sul costo complessivo dei lavori stradali compresa tra il 40% e il 50%.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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