FINANZA E MERCATO

Sorpasso storico: la benzina costa meno del gasolio

17 novembre 2018

La mattina di mercoledì 14 novembre, gli automobilisti e i camionisti più attenti hanno letto con stupore sul pannello luminoso della Enercoop, il distributore self service di Viale Europa a Castelmaggiore (Bologna), che la benzina veniva venduta a 1,469 euro al litro e il gasolio a 1,475: sei millesimi in più. Una tendenza confermata due giorni dopo con prezzi scesi rispettivamente a 1,450 contro 1,465, con i millesimi che sono saliti a 15. Lo stesso 14 novembre, sempre alla Enercoop, ma al centro commerciale Commandone di Grosseto, benzina e gasolio hanno «pareggiato» a 1,462, con tanto di comunicato ufficiale della Unicoop: «Da questa mattina il distributore Enercoop di Grosseto ha abbassato il prezzo della benzina, allineandolo a quello del gasolio».

«È la concorrenza, bellezza», ha commentato il quotidiano Il Tirreno, che attribuisce l’allineamento alla guerra dei prezzi tra Coop e Conad, le due centrali della grande distribuzione entrate ormai massicciamente nel mercato dei carburanti con i punti di distribuzione annessi ai loro supermercati. E, infatti, al pareggio targato Coop, Conad ha rispostolo stesso giorno con prezzi più bassi - al distributore di via Bulgaria - ma con un centesimo di differenza: 1,458 per la benzina e 1,448 per il gasolio. «È il centesimo che manteniamo», ha spiegato a Il Tirreno Paolo Degli Innocenti, presidente di Clodia srl, proprietaria dei tre supermercati Conad di Grosseto. «Seguiamo costantemente l’andamento del mercato e, in caso di repentine diminuzioni (come quelle che si stanno verificando), sul prezzo di acquisto per noi, riversiamo immediatamente i benefici alla pompa: senza speculazioni».

 

Il mercato sulle montagne russe
Ma, naturalmente, non è solo concorrenza. Quando il titolare Conad di Grosseto parla di «repentine diminuzioni sul prezzo d’acquisto» indica un fenomeno che, contro le previsioni pessimistiche di qualche mese fa, sta segnando il mercato del petrolio, con le ricadute del caso sui carburanti. Soltanto due mesi fa, infatti, quando il barile veniva venduto intorno ai 70 dollari, si prevedeva un rialzo del prezzo fino a 100 dollari entro la fine dell’anno. Dall’inizio di ottobre, invece, il petrolio ha perso il 25% del suo valore e oggi (metà novembre) oscilla intorno ai 55 dollari.

Le ragioni di questa inversione di tendenza, secondo gli analisti di Morgan Stanley, sono che «l’offerta sta aumentando più delle attese», dal momento che Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Iraq e Russia hanno aumentato la produzione per compensare gli effetti dell’embargo di Trump ai prodotti iraniani, ma gli effetti di quest’ultimo - limitato a soli otto Paesi - praticamente non si fanno sentire, mentre cresce sorprendentemente anche l’offerta della Libia. Per riportare in equilibrio il mercato, probabilmente, ci sarà un taglio della produzione che l’Arabia Saudita sembra in procinto di decidere.

L’abbassamento del prezzo del barile, naturalmente, si ripercuote sul costo industriale dei carburanti. Ed è lì che la forbice tra benzina e gasolio si avvicina, trascinandosi appresso anche una parte della componente fiscale (l’Iva al 22%, mentre l’accisa, diversa tra benzina e gasolio, resta comunque immutata). Se andiamo a leggere i prezzi medi nazionali pubblicati settimanalmente dal ministero per lo Sviluppo economico, possiamo constatare che il prezzo al consumo della benzina, da gennaio al 12 novembre, è aumentato di 68,40 euro per mille litri (da 1.568,60 a 1.637,00), mentre quello del gasolio, nello stesso periodo, è salito di 110,73 euro (da 1.443,27 a 1554,00), avvicinando la differenza (dei prezzi medi) da 125,33 a 83 euro per mille litri.

Nonostante un andamento altalenante (come per il barile di petrolio) i costi industriali di benzina e gasolio sono aumentati fino a ottobre per crollare negli ultimi due mesi, ma la differenza tra i due tipi di carburante è andata invece assottigliandosi in maniera costante: a gennaio il prezzo industriale del gasolio era di 8,26 euro (sempre per mille litri) superiore a quello della benzina; il 12 novembre la differenza era salita a 44 euro

 

La domanda di gasolio
Ma non è neanche solo una questione di costi industriali. Su questi, infatti, incide anche il mercato: la stessa legge della domanda e dell’offerta che muove il prezzo del barile di petrolio, dice la sua anche sul costo di benzina e di gasolio. «Nelle ultime settimane», ricostruisce Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, «c’è stata una forte carenza di diesel sui mercati internazionali, a causa di una serie di motivi contingenti. Da una parte, sul fronte dell’offerta, minori esportazioni dalla Russia e dal mar Nero, esaurimento delle scorte, problemi di manutenzione. Dalla parte della domanda, invece, c’è una maggiore richiesta, soprattutto dalla Germania, a causa del basso livello del Reno».

Il grande fiume è infatti il principale canale di approvvigionamento di carburanti per Germania e Svizzera: le imbarcazioni da 3.000 tonnellate di stazza possono percorrerlo dalla foce a Rotterdam, fino a Duisburg e quelle da 2.000 possono arrivare in Svizzera fina a superare Basilea, con un traffico annuo che supera i 300 milioni di tonnellate di merci. Ma quest’anno il pescaggio non è sufficiente per imbarcazioni di grande tonnellaggio come le petroliere fluviali e il ricorso alle chiatte è più lento e molto più costoso. Dunque i tedeschi si sono rivolti anche alla produzione italiana, aumentando una domanda che la benzina è abbastanza in grado di accontentare, mentre il gasolio - le cui scorte non sono abbondanti come per la benzina - ha faticato a soddisfare. E tutto ciò ha inciso, in ultima analisi, sul prezzo industriale del diesel. E poi è novembre, il mese in cui si accendono i riscaldamenti e la domanda di gasolio schizza in alto.

 

La parte fiscale

Poi c’è la componente fiscale che, come si è detto, non incide sulla differenza di prezzo fra benzina e gasolio. Ma dato che siamo in Italia nessuna affermazione può essere completamente vera, perché c’è l’Irba, l’imposta che c’è e non c’è. La sigla sta per Imposta regionale sulla benzina per autotrazione. Vale poco più di un paio di centesimi al litro, è stata introdotta con un decreto legislativo del 1990 ed è – ma sarebbe meglio dire «era» - dovuta dal distributore che versa mensilmente alla Regione l'ammontare della tassa in base alla benzina erogata.

Molte Regioni hanno attuato il decreto tra il 2004 e il 2012, applicando un’imposta variabile dagli 0,02 euro delle Marche, agli 0,05 della Liguria. Alcune, invece (Abruzzo, Toscana, Puglia, Umbria), l’hanno prima introdotta e poi l’hanno soppressa. Alla fine è rimasta solo in Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte, Marche e Molise. Ma nel luglio scorso l’Unione europea ne ha intimato la soppressione entro due mesi perché i suoi proventi non erano destinati a coprire atti specifici, ma servivano soltanto a fare cassa. Da ottobre non dovrebbe esistere più, ma non si hanno notizie certe della sua disapplicazione dappertutto.

 

Ritorno alla concorrenza
Se non c’è, dunque, quella birba dell’Irba a favorire avvicinamento e sorpasso, la differenza tra il costo medio di benzina e gasolio calcolato dal  ministero dello Sviluppo e quello praticato alla pompa di alcuni distributori della grande distribuzione è tutta concorrenza. Il che vuole dire, in pratica, che questi assottigliano il margine di guadagno. 

Nel valutare il prezzo ottimale per benzina e gasolio, Nomisma Energia, al 12 novembre, ha calcolato il margine lordo in 0,206 euro per un litro di benzina (su un prezzo alla pompa di 1,629 euro) e 0,152 per uno di gasolio (su un prezzo alla pompa a 1,551). Rinunciando a quel margine, il prezzo scenderebbe rispettivamente a 1,423 e a 1,399. Rispetto alle tariffe del sorpasso di Castelmaggiore, il margine (che comprende anche i costi di trasporto) è davvero minimo: 46 millesimi per la benzina e 76 per il diesel, la metà di quello che è considerato un margine normale.

«Il problema», spiega ancora Tabarelli, «è anche che la benzina sul mercato internazionale è scesa parecchio nelle ultime settimane: la Grande distribuzione organizzata ha abbassato subito il prezzo, le compagnie no». Ma le compagnie non devono drenare clientela verso i loro supermercati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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