FINANZA E MERCATO

Brexit senza accordo UE-GB: ecco cosa rischia l'autotrasporto e come si cerca di evitarlo

4 marzo 2019

Fosche nubi si stanno addensando sul trasporto merci via gomma. L’avvicinarsi della scadenza - 29 marzo - per trovare un accordo “soft” tra Regno Unito e Unione Europea sulla Brexit, senza che si sia ancora trovata una soluzione accettabile da entrambe le parti, sta facendo aumentare le palpitazioni di qua e di là dalla Manica. Si spera in uno slittamento della data, perché una mancata intesa tra UE e GB farebbe scattare una “Hard Brexit” già dal 30 marzo, il che equivarrebbe all’applicazione del regime autorizzativo CEMT (Conférence Européenne des Ministres des Transports) per effettuare trasporti stradali, alle regole WTO per lo scambio delle merci e all’introduzione di complesse formalità doganali

In altri termini, il trasporto di merci su strada sarebbe gravemente compromesso se il Regno Unito lasciasse l'UE senza un accordo di recesso, in quanto per entrambi settore cruciale. Ogni anno più di 4,4 milioni di veicoli per trasporto merci con conducente viaggiano tra United Kingdom e UE, portando dalle strade inglesi a quelle europee 21 milioni e 350 mila tonnellate di prodotti e 26 milioni e 816 mila tonnellate in senso inverso. In assenza di un patto di recesso, quindi, i servizi di trasporto merci su strada tra il Regno Unito e gli Stati membri dell'UE cesserebbero di essere disciplinati dal vigente regolamento comunitario. I servizi britannici di trasporto merci su strada non sarebbero più vincolati dal diritto dell'Unione e, in assenza di una licenza valida, gli autotrasportatori britannici non avrebbero più accesso al mercato dell'UE. Molto probabilmente lo stesso varrebbe per gli operatori dell'Unione nel Regno Unito.

Cosa sta dunque facendo la Presidenza UE per limitare i problemi? Poiché non sarà più possibile trasportare con la semplice licenza comunitaria, i trasporti - come detto - potranno essere svolti soltanto con autorizzazioni multilaterali CEMT (non sufficienti comunque ad assicurare lo stesso numero di trasporti che interessano attualmente la Gran Bretagna). In questo senso, GB e Irlanda hanno già chiesto un rilascio supplementare straordinario di autorizzazioni CEMT supplementari di base (50) per il 2019 e per il 2020, trovando il consenso di tutti i Paesi aderenti. 

Anche l’Italia, insieme a qualche altro Paese, ha chiesto di ottenere un pari numero di permessi supplementari per lo stesso periodo, al fine di assicurare ai propri vettori un numero di titoli più congruo per effettuare trasporti da/verso la GB. Tali autorizzazioni, a seconda della scelta di utilizzarle con veicoli Euro 5 o Euro 6, verrebbero infatti moltiplicate per 6 o per 8. Ma le tensioni che esistono da tempo tra l'Italia e i suoi partner europei proprio sulla questione CEMT stanno rendendo difficile giungere a un accordo per il rilascio di tali autorizzazioni straordinarie. A minimizzare in parte il problema è soltanto il 30% circa dei trasporti Italia-GB viene oggi effettuato da vettori italiani ed inglesi, mentre il resto è affidato a vettori UE (lituani, polacchi, romeni, ecc).

LA PROPOSTA DELL'EUROPA
Davanti a questo scenario a tinte fosche, lo scorso 26 febbraio, la Presidenza dell'Unione – affidata in questo semestre alla Romania – ha raggiunto un accordo con il Parlamento Europeo per adottare una serie di misure temporanee e limitate al fine di garantire la connettività di base per il trasporto di merci su strada e di mitigare le interruzioni più gravi nel caso di mancato accordo. Le misure concordate consentirebbero agli autotrasportatori autorizzati nel Regno Unito di trasportare merci e passeggeri tra il Regno Unito e i restanti 27 Stati membri. Il piano della Presidenza romena e del Parlamento prevede un regime transitorio valido fino al 31 dicembre 2019, durante il quale i vettori dell’UE e quelli inglesi potranno effettuare trasporti internazionali nei rispettivi territori, senza limitazioni quantitative del numero di viaggi, così come avviene oggi con licenza UE. Questa proposta unilaterale prevede anche la possibilità di trasporti all’interno di uno Stato membro (cabotaggio) ovvero di trasporti tra Stati membri UE (“gran cabotaggio”), fino a un massimo di 2 operazioni entro 7 giorni dalla data dello scarico di merci in trasporto internazionalee fino alla fine di luglio 2019; dal1° agosto, e fino al 31 ottobre 2019, sarebbe possibile 1 solo viaggio di cabotaggio o di gran cabotaggio. Nei mesi di novembre e dicembre sarebbero possibili soltanto trasporti internazionali UE-GB

Va però detto che su questa proposta non è stata ancora formalmente accettata da parte inglese

IL PARERE DEL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
Anche il Comitato economico e sociale europeo (CESE) si è speso a favore di queste misure temporanee in caso di mancato accordo, sottolineando che sarebbe necessario prevedere un periodo transitorioin cui sia garantita la reciprocità dei diritti di trasporto: «Ciò assicurerebbe agli autotrasportatori dell'UE che circolano nel Regno Unito – ha detto Raymond Hencks, presidente del Comitato - gli stessi diritti accordati, a titolo provvisorio, dal regolamento proposto dalla Commissione agli autotrasportatori titolari di una licenza britannica, autorizzandoli a trasportare merci tra il territorio del Regno Unito e quello dei 27 Stati membri che resteranno nell'UE».

LA SOLUZIONE ITALIANA CONTRO LìHARD BREXIT
Per l'Italia, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emanato la nota 19183 dello scorso 26 febbraio che esamina, alla luce delle conoscenze attuali, le conseguenze doganali e fiscali di un'uscita della UE dall'Europa senza accordo. L'Agenzia ha anche aperto uno spazio (https://www.adm.gov.it/portale/home) in cui risponde ai dubbi e alle richieste di chiarimento delle aziende.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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