UFFICIO TRAFFICO

«O calamita o licenziamento»: 16 anni di condanna a due autotrasportatori siciliani

15 maggio 2019

L’accusa era grave: fare pressioni sugli autisti per costringerli a usare la calamita per impedire al tachigrafo di funzionare sotto la minaccia del licenziamento E il tribunale di Caltanissetta in primo grado ha confermato questa accusa di estorsione, condannando rispettivamente a 8 anni e 4 mesi e a 7 anni e 6 mesi, più 2.500 euro di multa a testa, Angelo Calì (60 anni) e Calogero Lombardo (42 anni) i titolari della CIAM, un’azienda di autotrasporto della stessa provincia siciliana, dotata fino a pochi anni fa di un parco veicolare superiori alle cinquanta unità e adesso posta in liquidazione, anche a causa delle conseguenze del processo. 

Il tribunale ha invece assolto Calì dall’accusa di possesso illegale di armi, mentre quella di lesioni colpose a carico di entrambi gli imputati è stata travolta dalla prescrizione. 

In base alla tesi della pubblica accusa, i due imprenditori adottavano i magneti per impedire le registrazioni dei tempi di guida e di riposo così da consentire agli autisti di condurre più a lungo e di percorrere più chilometri. E se qualcuno degli autisti obiettava qualcosa, gli stessi replicavano che chi si rifiutava di usare la calamita veniva messo alla porta

Una ricostruzione contestata dalla difesa dei due titolari della CIAM secondo i quali, in realtà, il sistema non era imposto a nessuno, anche perché di fatto era vantaggioso per gli autisti che in questo modo venivano messi nella condizione di poter tornare a casa a dormire nel proprio letto, senza doversi fermare in un’area di sosta. 

Il processo che si è concluso nei giorni scorsi era in realtà la «seconda puntata» di una vicenda iniziata già nel lontano 2008 quando un camion dell’azienda in missione in Francia venne coinvolto in un incidente. E in quel caso per la prima volta un autista denunciò che l’accaduto fosse la conseguenza di una stanchezza indotta da turni di lavoro estremamente pesanti e resi possibili dal ricorso alla calamita.

Caduta in prescrizione quell’indagine, ne iniziò appunto un’altra, conclusasi oggi, instaurata nel 2012 quando furono posti sotto sequestro alcuni camion dell’azienda e venne trovato un autista con alcune calamite in tasca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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