FINANZA E MERCATO

I vettori marittimi multano i caricatori per lacunose dichiarazioni su merci pericolose

2 settembre 2019

Il numero degli incendi registrati sulle navi portacontainer è sempre più elevato. In generale si calcola che se ne registrano mediamente uno ogni 60 giorni. Cosa che costringe a interrogarsi sulle ragioni alle origini delle fiamme. TT Club, società specializzata nell’assicurazione sui trasporti, ha analizzato che, valutando tutte le componenti intermodali, il 66% degli incidenti legati ai danni al carico possono essere collegabili a un errato procedimento di imballaggio, non soltanto relativo ai materiali usati e al fissaggio, ma rispetto alle dichiarazioni legate al carico stesso. Proprio per questo motivo ha sostenuto e approvato le iniziative di diversi vettori, quali Maersk, Hapag-Lloyd, HMM e OOCL, di multare con diverse migliaia di dollari quei caricatori non sempre puntuali proprio nelle dichiarazioni relative alle merci pericolose (che nel complesso pesano sul mercato totale dei container per circa 6 milioni di unità), esprimendo la propria preoccupazione relativamente alle «negligenti pratiche di imballaggio del carico e dell'erronea, e talvolta fraudolenta, dichiarazione dei carichi». Per la semplice ragione che una classificazione o anche una semplice etichettatura della merce pericolosa effettuata in modo errato espone sicuramente a rischi maggiori
La preoccupazione è tanto più giustificata se si tiene conto che i danni derivanti da queste pratiche poco cristalline comportano nel trasporto marittimo e in quello aereo più di 500 milioni di dollari all’anno a titolo di richieste di risarcimento. E d’altra parte, stando a quanto emerge dai controlli pubblici, il 20% dei container contenenti merci pericolose, pari cioè a circa 1,3 milioni di unità, presentano imballi effettuati in maniera erronea o basati su criteri di identificazioni poco precisi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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