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Dimezzare le vittime stradali entro il 2020: l'Europa fissa paletti su manutenzione strade e utenti deboli

7 ottobre 2019

Dietro a un incidente stradale ci possono essere tre fattori: l’uomo, il veicolo, l’ambiente, da intendere come la strada in cui si circola. Dopo anni trascorsi a limitare il tempo di guida degli uomini e a richiedere equipaggiamenti aggiuntivi e sistemi elettronici avanzati ai camion, oggi l’Unione europea si concentra sulle strade (ma anche sui ponti e le gallerie), fissando precisi standard relativi alla progettazione e alla manutenzione. È questo il contenuto di una direttiva approvata dal parlamento e dal consiglio europeo e che ha come scopo di dimezzare il numero di vittime di incidenti stradali già entro il 2020 e quindi di azzerarli al 2050. La sua applicazione non si limiterà alle sole autostrade – come accade oggi – ma sarà applicata a tutte le strade principali, oltre che a quelle (diverse dalle urbane) realizzate con un contributo comunitario. Questo sulla base delle statistiche che evidenziano come il traffico autostradale non è il teatro principale degli incidenti.

Il cuore della nuova normativa risiede in una valutazione di sicurezza stradale che gli Stati membri saranno obbligati a stilare almeno ogni cinque anni e all’interno della quale dovranno valutare, rispetto a ogni singola infrastruttura, il livello della sua pericolosità. In pratica dovranno quantificare qual è il rischio di incidenti di ogni strada interessata dall'applicazione dalla normativa. E a questo scopo dovranno per forza di cose incrementare il controllo e il monitoraggio delle strade e quindi eventualmente intervenire per tempo quando si rendono conto che qualcosa non funziona per il verso giusto. Grande enfasi, rispetto a tale valutazione del rischio di incidentalità stradale, viene data rispetto all’impatto sulla cosiddetta utenza debole, quella costituita cioè da pedoni, ciclisti e motociclisti, che da soli costituiscono il 47% delle vittime di incidenti in Europa. Ecco perché, per esempio, nelle procedure di gestione della sicurezza è obbligatorio tener conto di tali categorie. 

Inoltre nella valutazione complessiva andranno indicati i volumi di traffico, le statistiche sugli incidenti, corredate dalla loro ubicazione, dalle cause che li hanno provocati e del numero di feriti rimasti coinvolti. 

Scendendo poi nel dettaglio, la direttiva indica come punti a rischio delle infrastrutture i passaggi a livello visto che nel 2016 hanno comportato 433 incidenti e causato 255 morti e 217 feriti gravi. Così come pone l’accento sulla segnaletica stradale, sia orizzontale che verticale, per richiederne un’elevata qualità, cosa che evidentemente al momento attuale non è garantita. In prospettiva, poi, la segnaletica dovrà facilitare «l'introduzione di sistemi avanzati di mobilità connessa e automatizzata».

Rispetto alle tempistiche, la direttiva entra in vigore venti  giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (attesa nelle prossime ore) e concede agli Stati membri due anni di tempo per l’adozione. Le prime valutazioni della sicurezza stradale sono previste entro il 2024.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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