LEGGI E POLITICA

Il 25% degli incidenti è causato da autisti ebbri: la Fondazione ANIA propone l'obbligo degli alcol interlock

6 febbraio 2020

Sapete quali sono le principali cause di incidente stradale? Non è molto difficile: la distrazione, la velocità elevata e la guida in stato di ebrezza e, più in particolare, l'incidenza negativa che l'assunzione di alcol determina sulle prestazioni delle persone al volante. È questo il dato di partenza di «Safe and Sober», incontro organizzato dalla Fondazione ANIA e dall'European Transport Safetu Council (ETSC) e inserito nell'omonima campagna finalizzata a sensibilizzare il mondo politico, gli opinion leader e la società civile verso un approccio sistemico in grado di ridurre il rischio alcol alla guida. La campagna, partita ieri da Roma, prevede una serie di eventi nazionali che coinvolgeranno esperti in sicurezza, polizia stradale, politici, partner e stakeholders. Ma soprattutto contemplea non soltanto l'analisi, ma anche l'avanzamento di proposte concrete. Ieri, per esempio, è stato evidenziato come dispositivi quali gli «alcol interlock» – ovvero etilometri bloccamotore che si attivano all’accensione del motore e successivamente a intervalli casuali durante la guida – contribuiscano a ridurre il rischio di recidiva, anche quando il sistema non è più installato sul mezzo. Un contributo positivo per un cambio di mentalità nelle persone coinvolte. Anzi Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione ANIA, ha proposto di «rendere obbligatori gli alcol interlock, almeno per un anno, per chi è recidivo. Una proposta che muove da una sperimentazione sugli autobus turistici condotta dal settore assicurativo con riscontri positivi: «su 10 milioni di chilometri testati – ha sottolineato – non abbiamo avuto nessun autista risultato in stato d’ebbrezza». C’è però un ostacolo non piccolo da superare: «È un dispositivo costoso, il cui prezzo si aggira intorno ai mille euro e quindi sollecitiamo le case produttrici ad abbassare i costi».

La tecnologia, però, è soltanto uno degli argomenti da utilizzare nell'approccio sistemico. Gli altri sono costituiti dalla formazione e dai controlli perché, come ha sottolineato Giovanni Busacca, direttore servizio della Polizia Stradale, «il comportamento delle persone non si combatte a suon di verbali, ma lo si fa con l’educazione».

Il problema, comunque, non è solo italiano. Dalle recenti statistiche riferite da Antonio Avenoso, direttore esecutivo ETSC emerge infatti in modo evidente che «in Europa ogni anno muoiono in media 25mila persone a causa di un incidente: il 25% è riconducibile allo stato d'ebbrezza. È un problema enorme. Abbiamo difficoltà a far capire che non c'è bisogno di essere ubriachi per provocare un incidente, i rischi iniziano molto prima, anzi è più pericoloso lo stato di euforia che spesso sopravviene dopo aver bevuto qualche bicchiere, perché ci fa sentore forti e invulnerabili».

 

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