UFFICIO TRAFFICO

Coronavirus: c'č tanta confusione, ma l’autotrasporto non molla

27 febbraio 2020

Grande è la confusione sotto al cielo. E d’altra parte, rispetto all’emergenza prodotta dal diffondersi del coronavirus, non potrebbe essere altrimenti. Un punto fermo, però, lo si può in ogni caso sottolineare: l’autotrasporto, anche in questa circostanza critica, gioca un ruolo decisivo. Di più: svolge una funzione essenziale, almeno relativamente alle aree poste sotto isolamento. «Se le cinquantamila persone residenti nei Comuni del Lodigiano costrette, a causa della diffusione del coronavirus a vivere in isolamento, riescono a mitigare la sofferenza fisica – sottolinea il presidente di Federtrasporti, Claudio Villa – è soltanto perché ci sono decine e decine di camion che ogni giorno entrano nella zona rossa per trasportare alimenti di ogni tipo con totale senso di responsabilità. Ma soprattutto, pure in questo frangente, l’autotrasporto ribadisce il suo ruolo e il suo destino, quello cioè di essere una presenza che per un verso è insostituibile nel soddisfare le esigenze quotidiane più difficili, per un altro rimane essenzialmente invisibile, in quanto la popolazione stessa difficilmente si rende conto del suo costante operato».


Il ruolo «essenziale» dell’autotrasporto: parola di prefettura
A dire il vero a sottolineare il ruolo essenziale svolto dall’autotrasporto, almeno in questo caso, è stata la stessa prefettura di Lodi in un comunicato diffuso in queste ore, in cui, a proposito delle limitazioni alla circolazione disposte in una decina di Comuni della provincia lombarda (per la precisione: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini), puntualizza che «le attività commerciali dei supermercati, ipermercati, negozi alimentari e quelle di trasporto connesse al rifornimento di prodotti alimentati in quanto tese all’approvvigionamento di beni di prima necessità per la popolazione sono da ritenersi essenziali e quindi escluse dalla sospensione dell’attività lavorativa e di trasporto».
A seguito di questa disposizione, quindi, la maggior parte dei centri di distribuzione di beni alimentari ha continuato a lavorare, anche se si registrano alcune eccezioni. Quella più singolare riguarda la momentanea chiusura del centro logistico LIDL di Somaglia, chiuso dallo scorso venerdì, i cui traffici sono stati spostati per lo più verso gli altri centri di Massa Lombarda e di Verona. 
Può essere ugualmente considerato un’eccezione il servizio di consegna della spesa on-line a domicilio garantito da Esselunga, perché in questo caso, i suoi veicoli, seppure non trasportano carichi diretti ai centri commerciali, possono ugualmente oltrepassare i valichi della zona rossa.
Così come una sorta di eccezione sono pure quei centri logistici esterni all’area rossa e quindi teoricamente esenti da vincoli, che però si trovano ugualmente a operare a ranghi ridotti in quanto impiegano personale residente all’interno di tale area e quindi impossibilitato al momento attuale a recarsi al lavoro.

Trasporti garantiti, oggi come ieri
Ma torniamo all’autotrasporto attivo all’interno della zona rossa, quello che continua a svolgere il proprio lavoro in maniera simile a come faceva in precedenza. Ce lo conferma Agostino Vignola, commerciale della Vignali Trasporti di Bertinoro (Forlì-Cesena), azienda specializzata nella movimentazione di ortofrutta sia in ambito nazionale che internazionale, sottolineando che «le consegne avvengono esattamente come prima. L’unica differenza è che alcune strutture di ricevimento delle merci hanno messo in atto procedure precauzionali, come per esempio il divieto d’accesso all’interno della struttura per autisti oppure l’obbligo di mascherina per i facchini e per gli altri operatori delle piattaforme». E anche rispetto ai picchi della domanda di ortofrutta registrati in alcuni centri commerciali e quindi a cascata nei relativi centri di distribuzione, Vignola minimizza, parlando di una sorta di flessibilità del mercato che produce «uno spostamento di prodotti che, non potendo più essere assorbiti da un contesto, si spostano in altri», lasciando il saldo finale sul medio periodo essenzialmente invariato. Insomma, i conti in questo caso non vanno fatti giorno per giorno, ma rispetto a un lasso di tempo prolungato, quando le impennate registrate in particolare domenica e lunedì scorsi saranno progressivamente assorbite.

Gli obblighi di chi ha scaricato fino al 1° febbraio nel lodigiano
Il ricorso alle cautele ricordato da Vignola presenta in realtà altri risvolti. Il problema, anche in questo caso, è che ognuno procede in ordine sparso. L’unica cosa certa al riguardo è che gli autisti che siano transitati o abbiano sostato nella zona rossa (quindi nei Comuni ricordati) a partire dal 1° febbraio sono obbligati, dall’art. 2 del decreto del Consiglio dei ministri del 23 febbraio 2020, «a comunicare la circostanza al Dipartimento di prevenzione dell'Azienda sanitaria competente per territorio, ai fini dell'adozione, da parte dell'Autorità sanitaria competente, di ogni misura necessaria, ivi compresa la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva». Non è certo, invece, come le Aziende sanitarie reagiscano alla segnalazione, perché se qualcuna ha disposto l’isolamento domiciliare (un esempio è quello dell’autista della provincia di Avellino fermato al casello di Grottaminarda di ritorno, domenica sera, da una consegna a Codogno), altre hanno tranquillamente sorvolato la cosa. Insomma, trattamenti diversi per situazioni identiche: segno evidente che qualcosa non funziona.

L’uso delle mascherine: a ciascuno il suo
Lo stesso andamento in ordine sparso lo si incontra rispetto all’uso dei dispositivi di protezione individuale, meglio noti come mascherine. Perché se qualche azienda non ha avanzato richieste in tal senso, molte altre pretendono che l’autista, prima di entrare nel sito, indossi mascherina e guanti. Una richiesta espressa a macchia di leopardo, in qualche contesto sì e qualche altro no, senza una precisa logica. 
Ricordiamo quindi, a beneficio di chi ha committenti che vietano il carico-scarico se l’autista non è munito di tali dispositivi, che non tutte le mascherine vanno bene. Quelle corrette sono le FFP3 o FFP2, che hanno rispettivamente un’efficacia filtrante del 98 e del 92%. In più al momento dell’acquisto bisogna aver cura di controllare che il prodotto sia conforme alla normativa Uni En 149 e che rechi la marcatura Ce seguita dal numero dell'organismo di controllo che ne autorizza la commercializzazione. Infine, prima di indossare la mascherina, bisogna avere l’accortezza di lavarsi le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica, assicurandosi che aderisca al volto ed evitando di toccarla.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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