LEGGI E POLITICA

Il Consiglio UE dei trasporti garantisce la libera circolazione delle merci. Ma 13 Paesi reintroducono controlli alle frontiere

19 marzo 2020

Garantire la libera circolazione delle merci e la regolarità dei flussi di trasporto attraverso un’azione collettiva, coordinata e flessibile a livello di Unione Europea. È questa la decisione del Consiglio europeo straordinario dei Trasporti (composto da tutti i ministri dei Trasporti dei 27), riunitosi ieri con la Commissione europea in un vertice virtuale. 

Il Consiglio ha ribadito la necessità di ridurre al minimo le interruzioni del trasporto su strada delle merci (soprattutto essenziali, come equipaggiamenti medici e forniture agroalimentari) nello spazio Schengen. L’incontro in videoconferenza è servito a stabilire che, dopo la scelta di sospendere per un mese i viaggi non necessari per i cittadini provenienti da Paesi fuori dall’Unione europea, vanno comunque assicurate la libera circolazione delle merci all’interno dei paesi UE e il lavoro in sicurezza degli operatori per mantenere in attività il mercato unico. «In questo momento di crisi pandemica - scrivono i ministri in una nota congiunta - è indispensabile riuscire a mantenere l’economia in movimento e per questo il settore dei trasporti è fondamentale».

«Ho chiesto l’istituzione di ‘corridoi verdi’ (corsie prioritarie - ndr), essenziali per preservare la libera circolazione delle merci e delle persone che devono attraversare le frontiere», ha spiegato la commissaria europea per i Trasporti, Adina-Ioana Vălean, confermando di aver offerto agli Stati membri il sostegno della Commissione UE «in termini di quadro normativo e strumenti finanziari per aiutare il settore dei trasporti, duramente colpito nei giorni scorsi». La Commissaria ha poi precisato che eventuali restrizioni al trasporto di merci e ai lavoratori dei trasporti da parte degli Stati membri vanno considerate solo in caso di comprovati «motivi di salute pubblica», tenendo pure conto delle specificità della modalità di trasporto in questione.

Da parte sua la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha sottolineato che occorre evitare il ripetersi di immagini inaccettabili come quelle dei giorni scorsi, con file chilometriche di camion bloccati ai confini di paesi europei. Il Consiglio ha anche accolto la richiesta italiana di istituire una task force comunitaria a guida della Commissione e con la partecipazione di tutti gli Stati membri, che avrà il compito di monitorare, segnalare e risolvere eventuali criticità e ostacoli. De Micheli ha chiesto inoltre una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato e su azioni specifiche per i singoli settori (trasporto aereo, stradale, ferroviario e marittimo). In particolare per l’autotrasporto, la ministra ha richiesto misure favorevoli per autisti e aziende di trasporto, come per esempio la deroga a orari lavorativi rigidiper gli addetti ai lavori.

Va però sottolineato che la decisione della Commissione e quindi del Consiglio dei Trasporti sono la risposta al lungo elenco di paesi che hanno preso e poi comunicato alla Commissione stessa l’intenzione di reintrodurre controlli alle frontiere. A oggi si tratta di Austria, Ungheria, Danimarca, Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Germania, Estonia, Portogallo, Spagna, a cui si aggiungono anche Norvegia e Svizzera dello spazio Schengen e la Francia, che ancora non ha provveduto a notificarlo all’Esecutivo.

In particolare dopo i controlli istituiti da Polonia, Austria e Slovenia, era stata la Repubblica Ceca a sferrare un colpo duro vietando l’ingresso nel paese di cittadini provenienti da quindici Paesi UE, seguita a ruota dalla Slovacchia. Da allora, come temeva Ursula von der Leyen, tutti hanno seguito quell’esempio, al punto che la stessa presidente della Commissione ha dovuto sottolineare come questi divieti «non sono considerati i più efficaci dall'Organizzazione Mondiale della Sanità». 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

Salva articolo in Pdf

 

 

Torna alla Home