FINANZA E MERCATO

Pietrelli: «Solo l’aggregazione può aiutare le piccole aziende a sopravvivere»

29 maggio 2012
«Magari non potranno risolvere tutte le problematiche causate dalla crisi economica, ma di certo le forze che scaturiscono dall’aggregazione sono tante. Anzi, sono convinto che oggi siano spesso necessarie per la sopravvivenza delle piccole imprese di autotrasporto». A questa conclusione è giunto il presidente del Gruppo Federtrasporti, Emilio Pietrelli, nel corso di un convegno organizzato a Padova lo scorso 26 maggio, per poi annoverare in dettaglio quali siano tali forze.
«L’aggregazione – ha spiegato – è in grado di fornire alle microimprese un modello organizzativo efficiente, di garantire economie di scala e quindi di contenere i costi gestionali, di ottimizzare la gestione dei traffici contenendo i ritorni a vuoto, di bilanciare il rapporto di forza contrattuale con la committenza e anzi di far recuperare con essa un rapporto diretto e quindi di far superare in parte l’intermediazione».
Senza considerare che «il rafforzamento della struttura societaria – ha aggiunto Pietrelli – favorisce un consolidamento del patrimonio e quindi un più facile accesso al credito, uno dei problemi prioritari di questa fase».
Tali opportunità, peraltro, possono essere toccate con mano non soltanto da strutture di secondo grado come Fedetrasporti (che aggrega una sessantina di realtà aggregate a loro volta), ma anche da enti di primo grado. Giuseppe Milano, per esempio, direttore del C.A.M. di Mestre, consorzio con ben 53 anni di vita alle spalle soprattutto nel settore del cisternato, ha stilato un lungo elenco dei molteplici vantaggi ottenuti nel corso di questo lungo lasso di tempo. Tra questi vantaggi ha annoverato la diversificazione dei servizi finalizzata a gestire al meglio le stagionalità o la discontinuità dei volumi, la differenzazione di conoscenze e competenze professionali, la creazione della massa critica che consente di accedere a gare, l’adozione di Sistemi di Gestione per Qualità-Sicurezza-Ambiente, requisito essenziale nei contratti in forma scritta, la costruzione di una positiva immagine di Gruppo, accreditato come fornitore strutturato, affidabile e professionale.
A questi e altri vantaggi rispetto alla relazioni esterne bisogna poi aggiungere quelli di cui godono direttamente i soci interni. Tra questi il direttore del C.A.M. ha ricordato la centralizzazione della pianificazione dei servizi di trasporto, la contabilità, la sorveglianza sanitaria, la consulenza in materia assicurativa, di sicurezza e legale.
E non è tutto. Perché l’aggregazione consente pure di disporre degli strumenti necessari per investire, in particolare in formazione e in sicurezza. Esemplari in tal senso i percorsi formativi sia del C.A.M. che di Federtrasporti. Se infatti il Consorzio mestrino, dopo un’opera di sensibilizzazione degli associati e un’approfondita raccolta di dati e controlli sull’esposizione a sostanze pericolose operata dal medico del lavoro Federico Munarin, oggi può vantare un tasso di incidentalità più basso del 4-5% rispetto alla media nazionale attestata su circa il 40%, il Gruppo con quartier generale a Bologna attraverso un progetto articolato, «basato su molteplici azioni formative, è riuscito a passare – come ha spiegato Sandro Vedovi, responsabile progetti della Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale, che ha fornito un fondamentale contributo – da una frequenza sinistri che sfiorava nel 2005 il 70% a quello del 2011, contenuto in un 35,8%».
Questo dimezzamento dell’incidentalità non soltanto è servito per scongiurare quasi 2.000 sinistri, con un grande impatto sociale in termini di minori feriti e vittime, ma ha generato ritorni economici interessanti, connessi ai minori costi sostenuti (premi assicurativi, premi Inail, riparazione e manutenzione dei mezzi, fermi macchina). Non a caso, il tavolo presso il ministero delle Infrastrutture e Trasporti dedicato alle problematiche assicurative del trasporto pesante l'Ania ha portato il progetto Fondazione Ania-Federtrasporti e i risultati conseguiti, come modello da replicare nelle flotte. In pratica cioè il principio che si fa strada al tavolo delle trattative è di usare la linea dura rispetto ad aziende di autotrasporto a elevata incidentalità e, al contrario, di incoraggiare quelle che dimostrano sensibilità alla sicurezza tramite azioni concrete.
Infine, Pietrelli ha anche ricordato come, soprattutto in frangenti critici, ad amplificare la difficoltà è anche la sensazione di solitudine che si prova nell’affrontare qualunque problematica. «Sensazione sconosciuta alle realtà aggregate, all’interno delle quali non si è mai da soli, ma si trova sempre un’occasione di dialogo e di confronto, di condivisione di politiche commerciali, di scambio reciproco di esperienze».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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