LOGISTICA

I cinesi pronti a scommettere su Taranto: milioni di teu in cambio di infrastrutture efficienti

29 maggio 2012
Il momento è tanto delicato quanto importante. Nei mesi scorsi il porto di Taranto era stato funestato da fughe di società di navigazione che in passato avevano scommesso sullo scalo e, da ultimo, dalla cassa integrazione per molti lavoratori. Oggi la musica potrebbe cambiare. Già la settimana prossima ci sarà un incontro a tre: da una parte i vertici della società di Hong Kong, Hutchinson Whampoa, dall’altra la dirigenza del porto di Taranto e in mezzo il governo, con il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e quello per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.
Scopo dell’incontro: stendere un accordo sui lavori necessari per dare allo scalo le infrastrutture di cui ha bisogno per crescere. La società cinese, infatti, pensa di far transitare dalle banchine pugliesi circa quattro milioni di teu l'anno e a tale scopo Taranto ha bisogno di diverse cose. Innanzi tutto dei lavori di dragaggio per consentire l’approdo anche alle megaportacontainer (sul modello di quelle che la scorsa settimana è arrivata a Genova). E in un paio di anni i lavori dovrebbero giungere al termine.
Inoltre, nello stesso lasso di tempo bisognerà realizzare la nuova banchina dalla quale far transitare i volumi crescenti di teu. Sulla base di tali promesse da parte italiana, la Hutchinson sembrerebbe disposta a far rientrare a Taranto il traffico di circa un milione di teu che nei mesi scorsi aveva dirottato sul Pireo.
Tutti questi volumi non devono stupire. La società cinese, infatti, che divide a metà la concessione dello scalo pugliese con la taiwanese Evergreen, è la più grande compagnia di trasporto container al mondo e quindi la sua strategia per i prossimi anni potrebbe cambiare il volto non soltanto di Taranto, ma anche della Puglia e di parte del Meridione. Incrociamo le dita…

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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