FINANZA E MERCATO

Fiat Industrial e CNH: integrate per valere di pių

31 maggio 2012
Fiat Industrial ha chiesto al cda di CNH, di cui peraltro detiene una quota dell’88%, un’integrazione societaria. In pratica, l'intento è di creare un’unica grande società che, senza ridurre il numero dei dipendenti, possa semplificare la struttura del gruppo, ma soprattutto far comprendere all’esterno il valore e l’appeal finanziario di due marchi che fino a oggi, quotati in due mercati diversi, hanno dimostrato – sono parole dell’ad di Fiat ma anche presidente di Industrial, Sergio Marchionne – «scarsa capacità attrattiva».
 
Domani, invece, Industrial e CNH daranno vita a una nuova società, che avrà sede legale in Olanda e sarà quotata a New York (listino Nyse) e su un'altra borsa europea (non è stato deciso quale, ma difficilmente sarà Milano). Dietro la nuova entità sociale ci saranno marchi leader nei rispettivi settori. CNH, in particolare, sorta nel 1999 dopo l’acquisto da parte della controllata New Holland della concorrente Case, è leader nelle macchine per l'agricoltura e l'edilizia.
Come Gruppo, invece, Fiat Industrial già oggi si pone al terzo posto a livello mondiale nel settore dei capital goods, grazie a un fatturato che nel 2011 ha raggiunto i 24,3 miliardi di euro e 1,7 di utili. Alle sue spalle ci sono 67.000 dipendenti (il 27,8% in Italia), impegnati in 64 stabilimenti (14 in Italia).

Nell’integrazione, oltre ai vantaggi finanziari, CNH potrebbe trovare anche eccellenze tecnologiche da sfruttare. FTP Powertrain, altra società in pancia a Industrial, è specializzata nella produzione di motori per applicazioni pesanti e quindi rappresenta il file rouge industriale dell’operazione, nel senso che quanto esce fuori dai suoi stabilimenti può essere utile all’intera compagine societaria.
Prova ne sia che sono di sua produzione tutti i motori che equipaggiano i veicoli Iveco – altra costola della società, attiva come si sa nella produzione di veicoli commerciali e industriali – compreso quell’euro 6 completamente nuovo che, in controtendenza rispetto al mercato, riesce a tagliare il traguardo ambientale affidandosi al solo SCR e rinunciando invece all’EGR.

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Uomini e Trasporti

 

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