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10 domande a… Fabio Bonsi

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CARTA DI IDENTITÀ

NomeFabio
CognomeBonsi
Età44 anni
Stato Civilesposato
Punto di partenzaBrescia
Anzianità di Servizio24 anni
Settore di attivitàtrasporto frigo

La prima volta su un camion?
Avevo 10 mesi quando mio papà mi fece salire sul camion. La passione l’ho ereditata tutta da lui. Quando finiva la scuola, viaggiavamo sempre insieme.

2) Sei sempre stato un padroncino?
No, ho iniziato come dipendente. Guidavo un autotreno. Mi aveva insegnato tutto papà con il suo Fiat 190. Poi nel 2008 ho aperto la partita Iva e ho iniziato la mia carriera da padroncino. 

3) Il primo camion di proprietà?
Uno Scania R164 V8 da 580 CV acquistato dal mio ex datore di lavoro. L’avevo guidato sempre io sin da nuovo. Lo conoscevo bene e mi piaceva tantissimo. Poi la manutenzione costava troppo. Così decisi di passare ai camion italiani.

4) Dagli svedesi agli italiani?
Non subito, prima ho avuto un Volvo. Andava bene pure quello ma i ricambi erano sempre troppo cari. Così passai a Iveco. Presi uno Stralis Hi-Way 500 nuovo. L’ho tenuto per 5 anni e ci ho percorso 700.000 chilometri, circa 150.000 l’anno senza problemi. A fine 2019 mi sono fatto un regalo, un bellissimo Iveco S-Way 570 FP Blu Yamaha.

5) Full Made in Italy?  
Ho iniziato a fare estero nel ’98. Dopo 22 anni che stai fuori casa per la maggior parte dell’anno, alla fine ti aggrappi ancora di più alle tue origini. Così oltre al camion italiano ho acquistato anche una cella frigorifera made in Italy, una Idealcar, prodotta proprio in un paese vicino a Brescia. Ora quando viaggio all’estero sono molto orgoglioso di tutta la mia attrezzatura italiana.

6) Il momento più bello della tua vita lavorativa?
Beh, questo lavoro mi ha dato tante soddisfazioni. Tuttavia, uno dei momenti più significativi è stato proprio all’inizio di quest’anno in piena crisi pandemica. Un amico era rimasto senza lavoro. Lui, un padroncino come me di Brescia, trasportava metalli ed era rimasto completamente fermo. Io per fortuna trasportando generi alimentari non mi sono fermato mai, così l’ho convinto e aiutato a cambiare settore. Ci siamo riusciti. Lui ha ricominciato a lavorare e penso che ora non lascerà più il trasporto frigo.

7) È stata dura nel periodo di lockdown?
Ripeto, ho sempre lavorato. Certamente abbiamo vissuto dei momenti veramente infelici viaggiando con tutti i punti di ristoro chiusi, senza la possibilità di mangiare o andare al bagno. Però mi ero organizzato con il minimo indispensabile, portando cibo da casa. Solo quando arrivavi in Olanda da alcuni clienti, sapendo che venivi dall’Italia, ti mandavano a scaricare da un corriere locale per non avere nessun contatto. Era veramente triste!

8) Altri motori oltre al camion?
Avevo la moto, ma essendo in proprio ho rinunciato per non rischiare di farmi male. Non mi posso permettere di fermarmi. Il camion da solo non va e non lo affiderei mai a qualcun altro. Però ho un bellissimo Ford Ranger che mi da molte soddisfazioni. Sono un appassionato dei pick-up. Spero un domani di comprarmi un GMC o un RAM di quelli giganteschi.

9) Le notti in cabina?
Ah per quello sono super attrezzato: letto con materasso in memory, frigorifero e televisione. Inoltre, la mia cabina è speciale, una serie Arctic maggiormente coibentata per i climi nordici!

10) Il tuo lavoro è un problema in famiglia?
Mia moglie Roberta soffre un po’ di solitudine durante la settima, però il weekend ce lo godiamo insieme. Ci piace passeggiare in montagna d’estate e sciare d’inverno: io sullo snowboard e lei con gli sci. Sempre in compagnia del nostro cane Johnny che sulla neve impazzisce!

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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