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29 ottobre: Giornata mondiale contro l’Ictus. Come riconoscerlo?

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È uno di quegli accidenti già di per sé aggressivo, ma se ti assale durante la guida ovviamente rischia di avere conseguenze più dannose di quelle – già gravi – che ha normalmente. Parliamo dell’ictus celebrale perché proprio il 29 ottobre è stato dichiarato come giornata mondiale contro questa patologia fortemente invalidante che ogni anno colpisce migliaia di persone.
Secondo il ministero della Salute, in Italia si stimano circa 150 mila persone colpite ogni anno (20% sono pazienti che hanno già sofferto di ictus in passato e hanno delle ricadute, mentre l’80% è rappresentato da nuovi casi). È, inoltre, la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte (preceduta solo dalle malattie cardiovascolari e dai tumori maligni). Già da questi dati si capisce quanto è importante dedicare a questa patologia una giornata mondiale.
Ma proseguiamo per gradi cercando di rispondere a qualche domanda.

Che cos’è l’ictus cerebrale?

Con il termine Ictus cerebrale (o colpo apoplettico) si intende un danno a un’area più o meno estesa del cervello, a causa di un insufficiente afflusso di sangue dovuto da un trombo che ostruisce le arterie cerebrali (le più famose sono le carotidi). Più raramente, la compromissione è dovuta alla rottura di un’arteria cerebrale, che comporta una grave emorragia.

Quali sono i sintomi?

Sicuramente il principale campanello d’allarme è l’improvvisa difficoltà nel parlare (per esempio, la persona colpita può biascicare le parole, comporre delle frasi senza senso, usare delle parole inappropriate o non riuscire proprio a parlare). Un secondo segno identificativo è la paralisi facciale, ovvero quando una parte del viso non si muove come l’altra. Un terzo elemento è il deficit motorio, ovvero una rapida perdita della forza in un braccio o in una gamba, che non si muove come dovrebbe o non sostiene il peso corporeo.
Un test rapido per capire se una persona sta avendo un ictus, si basa sull’osservazione di tre punti: il primo, è chiedere alla persona di ripetere una frase, cercando di notare se lo fa in modo sconnesso e biascicando; il secondo, è di domandarle di sorridere, ponendo attenzione se uno degli angoli non si solleva o perde di tonicità. Il terzo punto è quello di chiedere di sollevare le braccia, prestando attenzione se una delle due tende a cadere.
I sintomi possono durare anche 24 ore e sono di natura puramente vascolare.

Cosa fare se si manifestano questi sintomi?

Se almeno due di questi sintomi sono presenti, è fondamentale chiamare immediatamente il 118, senza perdere ulteriore tempo prezioso.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio sono di diversa natura. Su alcuni si può intervenire, mentre altri sono indipendenti dalla nostra possibilità di intervento.
Quelli che riguardano il primo aspetto, sono: l’ipertensione arteriosa, il fumo, l’abuso di alcool o altre droghe, l’obesità, il diabete, la sedentarietà, le malattie cardiache e vascolari.
Quelli invece per cui non vi è rimedio sono: l’età, la familiarità genetica, il genere. C’è da dire che, potenzialmente, tutte le persone possono manifestare un ictus nel corso della vita. Tuttavia, i dati evidenziano che vi è una maggiore incidenza nella popolazione al di sopra dei 50 anni. L’avanzare dell’età è, infatti, un fattore importante di rischio.
Per quello che riguarda il genere, gli uomini hanno il 25% di probabilità in più delle donne di soffrire di ictus. Tuttavia, il tasso di mortalità è maggiore nella popolazione femminile, essendo le donne maggiormente longeve degli uomini ed essendo l’ictus fortemente correlato all’aumentare dell’età.