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Allarme Anita: con il crollo della domanda di trasporti (-70%) a rischio pure forniture sanitarie e alimentari

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La domanda di trasporti in Italia è crollata del 70% e anche le forniture essenziali – come quelle sanitarie e alimentari – sono conseguentemente a rischio. È il drammatico grido d’allarme che Anita lancia in un momento di grave difficoltà economica del Paese per l’emergenza Covid-19. 

Secondo l’associazione le misure di contenimento del virus hanno provocato una mancanza di liquidità e l’esplosione dei costi di trasporto, per cui le imprese dell’autotrasporto merci e della logistica si ritrovano in perdita e vengono spinte verso la tragica scelta di chiudere le proprie attività. «Le nostre aziende specializzate nel trasporto di alimentari freschi, oltre al forte calo del fatturato, subiscono enormi costi per lo sbilanciamento dei flussi di traffico, i percorsi a vuoto, i lunghi tempi di attesa presso gli stabilimenti aziendali e le frontiere – afferma Umberto Torello, presidente di Transfrigoroute Italia – Non possiamo continuare a fornire servizi di trasporto per garantire l’approvvigionamento dei prodotti alimentari, in assenza di un adeguato sostegno economico e finanziario da parte dello Stato».
Secondo Anita, le misure contenute nel decreto Cura Italia non sono sufficienti, ma si limitano semplicemente a spostare i termini di pagamento di oneri e tributi per lo Stato. I contributi in conto gestione per le imprese sono inoltre irrisori, mentre lo slittamento delle scadenze dei prestiti rateali e mutui non è previsto per le grandi imprese.
«Per mantenere in vita il settore ci vuole una terapia d’urto che dia liquidità alle aziende, permettendogli per i prossimi anni di risparmiare sui costi al fine di bilanciare le ingenti perdite accumulate in questi mesi – sottolinea Thomas Baumgartner, presidente di Anita – Chiediamo dunque al Governo di aumentare adeguatamente il Fondo del Ministero dei Trasporti, previsto per le imprese iscritte all’Albo, in modo da garantire lo sconto massimo dei pedaggi autostradali già accordato, contestualmente all’esonero totale del pagamento per i mesi di aprile e maggio. Domandiamo inoltre il temporaneo esonero dalle accise sul gasolio, la decontribuzione degli oneri sociali, da imputare a carico dello Stato, e interventi sui costi dei traghetti per garantire la continuità territoriale per le isole».
La filiera logistica impiega attualmente 1,5 milioni persone e, in tempi normali, produce il 9% del PIL italiano. Secondo Anita, la chiusura di tante aziende, oltre ad avere effetti catastrofici sull’occupazione, metterebbe a repentaglio l’approvvigionamento dei beni di prima necessità e comprometterebbe la ripresa economica una volta finita la fase emergenziale.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti