Veicoli - logistica - professione

Home Professione Leggi e politica All’ombra del coronavirus rispunta il tiro alla fune tra le due Europe...

All’ombra del coronavirus rispunta il tiro alla fune tra le due Europe sul Pacchetto Mobilità

-

Il coronavirus ha minato tante certezze, ma altre le ha paradossalmente consolidate. All’interno dell’Unione europea, per esempio, a maggior ragione per quanto riguarda il trasporto merci, sono sempre esistite due Europe: quella dei paesi fondatori, quella raccolta attorno alla Road Alliance, e quella dei paesi del patto di Visegrad, espressione del blocco dell’Est. Oggi queste due Europe utilizzano l’emergenza sanitaria per portare acqua al proprio mulino o, per essere più chiari, per ribadire argomenti antichi ricalibrati al contesto.

L’invito dell’Est: il Pacchetto Mobilità non è compatibile con un trasporto efficiente
Esempio lampante in tal senso la lettera che il 30 marzo i ministri dei Trasporti di Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Lituania e Lettonia, a cui per l’occasione si sono unite anche Malta e Cipro, hanno spedito alla presidente della Commissione europea, Ursula Gertrud von der Leyen, e al presidente del Parlamento, David Sassoli, per ribadire il fatto che «le imprese di trasporto sono tra le più colpite dallo scoppio della pandemia» e che quindi molte di queste imprese, comprese le più importanti, «sospenderanno o chiuderanno le operazioni» con un conseguenze calo «dell’offerta di servizi di trasporto e, quindi, della consegna delle merci a scapito dei cittadini dell’UE e del buon funzionamento dell’economia».

Questa premessa, tutto sommato lampante, viene però utilizzata per tornare a parlare del Pacchetto Mobilità. Secondo i ministri dei paesi ricordati, infatti, essendo «la stragrande maggioranza delle imprese di trasporto su strada nell’Unione Europea costituita da piccole e medie imprese, particolarmente vulnerabili», l’Europa dovrebbe sostenerle e non adottare invece il primo Pacchetto Mobilità che, con le sue «misure restrittive», finirebbe per decretarne la fine. Da qui l’invito a guardare allo stato di cose attuale – molto diverso rispetto a quello in cui maturò la decisione di approvare il Pacchetto – per prendere consapevolezza che «la fornitura ininterrotta di beni essenziali, tra cui in particolare medicinali, attrezzature mediche e alimenti, sia nella situazione attuale che dopo la fine della pandemia» non è compatibile con quanto previsto nel Pacchetto, vale a dire con «l’obbligo degli autisti di tornare nel loro paese d’origine per prendere un lungo periodo di riposo o nel riportare il loro veicolo nel paese dello Stato membro di stabilimento dell’impresa». Ma soprattutto – si ribadisce nella lettera – «l’efficienza delle operazioni di trasporto sarà compromessa dalle restrizioni imposte alle operazioni di cabotaggio e dalla limitazione dei carichi e degli scarichi supplementari».

Infine, si aggiunge che anche la rinuncia al previsto divieto di trascorrere in cabina il periodo di riposo lungo di 45 ore – udite, udite – «contribuirebbe all’allontanamento sociale dei conducenti, che è una delle misure essenziali intrapresa per combattere la diffusione del Covid-19». Da qui la richiesta di bloccare il primo Pacchetto Mobilità fino alla fine della pandemia e di adottare soluzioni adeguate alla mutata realtà.

L’invito di Italia-Germania-Francia-Spagna: task force UE e fluidità alle frontiere
Praticamente nelle stesse ore i ministri dei Trasporti di Italia, Spagna, Germania e Francia (rispettivamente Paola De Micheli, José Luis Ábalos Meco, Andreas Scheuer e Jean-Baptiste Djebbari) hanno scritto una lettera congiunta alla commissaria ai Trasporti, Adina Valean, per chiedere all’Unione Europea di adottare «misure forti e tempestive per fronteggiare l’emergenza sanitaria e ristabilire, il prima possibile, una connettività stabile nel settore trasporti, indispensabile per una resilienza alla crisi ma fortemente penalizzato dai contraccolpi socio-economici. I ministri non entrano nel dettaglio del Pacchetto Mobilità, ma puntano piuttosto a normalizzare il trasporto merci interno all’Europa, attualmente messo in crisi anche e soprattutto dai controlli alle frontiere reintrodotti proprio dai paesi firmatari della lettera alla presidente von Der Leyen (Lettonia esclusa). Non a caso, oltre ad assicurare la continuità del trasporto di tutte le merci all’interno dell’Unione e in particolare la fornitura di beni essenziali quali prodotti alimentari, farmaceutici/equipaggiamento medico, carburanti, propongono di garantire che eventuali controlli sanitari alle frontiere interne dell’UE, ove necessari, siano attuati in maniera proporzionata, trasparente, non discriminatoria e coordinata e soprattutto di istituire una task force di coordinamento e gestione centralizzata della crisi a livello UE, proprio per impedire che ogni Stato prenda iniziative solitarie. Per aiutare invece le imprese di trasporto in difficoltà, i ministri di Italia, Spagna, Germania e Francia propongono sia strumenti temporanee di flessibilità, sia la possibilità di accedere a strumenti dedicati di sostegno, incluse le previsioni del «Quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato», oltre a più generiche misure di sostegno finanziario per fronteggiareil crollo della domanda e la conseguente crisi di liquidità con cui molti si stanno confrontando. 

 Insomma, due Europee per due diversi approcci al trasporto merci: alla fine chi avrà la meglio?

Redazione
Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti