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Anfia, Federauto, Unrae: servono maggiori incentivi per rilanciare l’automotive

Per contrastare il rischio di chiusure di imprese e il licenziamento di migliaia di addetti del comparto, le tre associazioni del comparto automotive chiedono incentivi che allarghino la platea dei beneficiari, nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale, per rilanciare il mercato e la produzione.

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I pesanti dati di mercato sulle immatricolazioni dei veicoli hanno spinto Anfia, Federauto e Unrae a unire le forze per sottolineare la totale «assenza di interventi mirati di sostegno al mercato» nel recente Decreto Rilancio che prevede solamente il rifinanziamento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni.

«Si tratta di un intervento poco significativo per un’effettiva ripartenza del settore automotive nel nostro Paese» si legge nella nota congiunta delle tre associazioni che sottolinea come il comparto sia sì impegnato con investimenti ingenti a incoraggiare il processo di elettrificazione della mobilità ma che per affrontare questa delicata transizione occorra ben altro.

L’emergenza Covid-19 ha disegnato nuovi scenari dettando nuove condizioni e i numeri che raccontano l’impatto della crisi sanitaria sul settore automotive sono sotto gli occhi di tutti: «i livelli produttivi dell’intera filiera in Italia – già in calo da 20 mesi a fine febbraio 2020 – sono crollati del 21,6% nel primo trimestre dell’anno, periodo in cui gli autoveicoli prodotti risultano in diminuzione del 24% rispetto a gennaio-marzo 2019». Il lockdown ha provocato nel nostro Paese quasi un azzeramento del mercato auto e non è certo andato meglio quello di veicoli commerciali e industriali. Un crollo che, solo per il mercato dell’auto, «determinerà un mancato gettito IVA di circa 2,5 miliardi di euro».

La riapertura dei concessionari (del 4 maggio scorso) da sola, non potrà riavviare il mercato, senza un supporto concreto e il forte rallentamento delle vendite «sarà responsabile di un mancato rinnovo del parco circolante italiano» che è ancora costituito da veicoli ante-Euro 4, con parecchi anni sulle spalle quindi molto meno performanti in termini di emissioni e di sicurezza rispetto a quelli di nuova generazione.

«Risulta incomprensibile come in Italia non si faccia nulla per salvaguardare la strategicità e la competitività di un comparto come l’automotive, che esporta oltre il 50% dei suoi prodotti, apprezzati in tutto il mondo per la carica innovativa e la qualità, e che in più occasioni ha dimostrato di fungere da traino per la ripresa produttiva di larga parte del sistema manifatturiero e quindi della nostra economia, e si preferisca andare incontro a un rischio di deindustrializzazione. Un settore che alcuni Paesi europei – con i quali, peraltro, la nostra filiera è profondamente interconnessa – stanno mettendo al centro dei loro Piani di supporto, così da rilanciare i consumi e la transizione verso un modello di mobilitá piú sostenibile».

Per Anfia, Federauto e Unrae non è più rinviabile l’attuazione di «un’importante campagna di incentivi per la rottamazione di auto e veicoli commerciali vetusti e l’acquisto di autoveicoli di ultima generazione, e per lo sviluppo infrastrutturale» nonché la revisione della fiscalità per un adeguamento a livello europeo. «Incentivi che allarghino la platea dei beneficiari, pur nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale, per rilanciare davvero il mercato e la produzione».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti