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Ansia alla guida: capire per reagire

I sintomi fisici, comportamentali e cognitivi causati dall’ansia. Riconoscerli per poterli affrontare

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Proviamo a pensare a una giornata lavorativa tipo: che cosa può andare storto? No, non è un esercizio che vuole imporre di vedere il bicchiere mezzo vuoto. È un esercizio, semmai, che ci vuole far riflettere su alcune situazioni quotidiane che ci possono “allertare” a livello fisiologico e mentale. Tra queste situazioni possiamo includere il temere di non arrivare in tempo al carico/scarico a causa del traffico oppure di non trovare un’area di servizio in cui fermarsi (perché magari già piena) quando ormai i tempi di guida non permettono di rimanere al volante per mettersi alla ricerca di un’altra. Ma le cose vanno storto anche quando uno stipendio arriva in ritardo o quando il lavoro, a causa della concorrenza al ribasso (a volte anche sleale) impone tempi sempre più serrati. Ma per un padroncino le cose vanno storto anche quando un lavoro rischia di saltare o anche soltanto di slittare, andando però a stravolgere il piano dei tempi di lavoro. Sono esempi e voi ne avrete sicuramente tanti altri.

Benissimo. A questo punto provate a pensare che cosa succede alla vostra testa e al vostro corpo quando vi trovate in situazioni simili a quelle che abbiamo elencato: probabilmente potreste percepire una certa tensione, tachicardia, sintomi fisici (per esempio, una stretta allo stomaco o alla gola, dolore o fastidio al petto), mal di testa, fatica a respirare, forte preoccupazione, palpitazioni, aumento della sudorazione, ecc. Ebbene, tutte queste sensazioni prendono il nome di «ansia».

Ma che cos’è l’ansia?

È un’emozione intensa, caratterizzata da sensazioni sia fisiche (come tachicardia, palpitazioni), sia mentali (preoccupazione, paura di perdere il controllo, ecc), sia comportamentali (per esempio, comportamenti finalizzati a evitare la situazione ansiogena), responsabili di una tensione diffusa.

L’ansia è sempre un problema?

No, l’ansia può essere fisiologica – quindi normale – oppure patologica: è fisiologica quando si prova in relazione a una situazione complessa, difficile, inusuale, che solitamente è nota o conosciuta dalla persona, che funge da stimolo attivante. In questo caso, sia la tensione fisiologica che quella psicologica sono utili perché attivano una serie di risorse mentali e fisiche per far fronte al meglio alla circostanza. L’ansia ha, quindi, un ruolo adattivo.

Facciamo un esempio: si può provare uno stato più o meno intenso di ansia quando si percorre un tragitto nuovo e non si conosce la strada o quando state guidando e all’improvviso viene giù un acquazzone fortissimo, con un fastidioso vento a raffiche. In questo caso, l’ansia è funzionale a focalizzare la nostra attenzione e concentrazione sul nuovo tragitto o sulla strada, permettendo di mantenere uno stato di allerta prolungato (tant’è che, una volta raggiunto l’obiettivo, si percepirà una sensazione di rilassamento diffuso chiamato volgarmente “crollo di tensione”).
Si parla, invece, di ansia patologica quando si manifesta come uno stato d’incertezza costante, eccessiva e persistente, che dura almeno sei mesi e si presenta più volte al giorno e più volte nell’arco della settimana, e che è rivolto a situazioni più generiche (come per esempio, guidare in generale, in qualsiasi tipo di condizione atmosferica o di strada). Questo stato di tensione è fortemente invalidante per il funzionamento della persona, in quanto limita la sua capacità di adattamento: l’intensità è tale da provocare delle sensazioni spiacevoli in maniera pressoché costante, delle forti preoccupazioni per il futuro, dei comportamenti di evitamento per tutta una serie di situazioni che vengono considerate pericolose (per esempio, smettere di percorrere alcuni tratti di autostrada, tangenziale ecc). Inoltre, può essere accompagnato da una necessità di controllo sull’ambiente circostante, attraverso la messa in atto di rituali rigidi (come, per esempio, prima di mettersi alla guida, controllare ossessivamente e più e più volte gli specchietti o altri dettagli).

C’è distinzione tra ansia e paura?

Sì, sono due emozioni differenti. La paura è legata a un pericolo immediato. Per esempio, se mentre stiamo guidando notiamo che una vettura davanti a noi sta sbandando nella corsia opposta, proveremo un sentimento di paura che possa verificarsi un incidente imminente. Questa sensazione di paura causata da un evento che sta accadendo “qui e ora” è fondamentale per mettere in atto una serie comportamenti volti a evitarlo.
L’ansia, invece, è una preoccupazione per un evento che potrebbe accadere in futuro. Per esempio, un pensiero che si potrebbe attivare è: «Non mi metto preventivamente alla guida perché ho paura che possa succedermi un incidente». L’ansia, quindi, si basa su una previsione che qualcosa possa realmente verificarsi, non sull’immediatezza dell’accaduto (che invece caratterizza la paura).

Come faccio a capire se sto soffrendo d’ansia patologica?

Secondo il DSM 5 (il manuale diagnostico di riferimento), nel caso in cui l’ansia si presentasse in modo patologico, si devono manifestare una serie di sintomi invalidanti e pervasivi, cioè che interferiscono fortemente con la vita quotidiana, ostacolandola e limitandola. Devono, inoltre, presentarsi diverse volte al giorno per almeno sei mesi. Il criterio temporale è molto importante per determinare la gravità della sintomatologia, in quanto dei momenti di maggiore stress sono normali e provare delle sensazioni di tensione e disagio è del tutto ordinario. Tuttavia, se la situazione dovesse protrarsi a lungo (appunto, per almeno 6 mesi), è il caso di valutare la possibilità di un aiuto specialistico.

I sintomi possono riguardare tre aree principalmente:
sintomi fisici: tachicardia, sudorazione intensa, palpitazioni, dispnea (cioè fatica a respirare o sensazione di soffocamento), iperventilazione, tremori o brividi, vampate di calore, nausea o problemi intestinali, dolore al petto, vertigini, formicolii diffusi, alterazioni del sonno (fatica ad addormentarsi, risvegli frequenti) e dell’appetito (aumento o diminuzione della fame);
sintomi psicologici: preoccupazione costante per il futuro o preoccupazioni generalizzate per diversi aspetti della vita quotidiana, senso di depersonalizzazione (cioè di sentirsi distaccati da se stessi, percepire che la vita sia vissuta “dal di fuori”, da qualcun altro) e derealizzazione (cioè sensazione di irrealtà, che quello che si sta vivendo non sia reale), irrequietezza, irritabilità, impazienza, disturbi della memoria, disturbi attentivi.
sintomi comportamentali: evitamento di situazioni che posso essere oggetto delle preoccupazioni, messa in atto di rituali per avere una percezione di controllo sulla situazione.
Inoltre, i disturbi d’ansia sono diversi e possono riguardare molteplici aree della vita: disturbo d’ansia generalizzato (caratterizzato da una preoccupazione costante su diversi aspetti secondari della vita quotidiana), agorafobia (cioè paura degli spazi aperti), disturbo d’ansia da separazione (cioè paura di venire separati da un affetto significativo), ipocondria (cioè paura di contrarre una malattia), disturbo di panico (cioè soffrire di ripetuti attacchi di panico), fobie specifiche (cioè fobie legate ad animali, contaminazione, microbi, ecc), fobia sociale (cioè legata al relazionarsi con altre persone) e, infine, disturbo d’ansia indotto da sostanze (per esempio, medicine che si assumono regolarmente o sostanze psicoattive) e disturbo d’ansia causato da altre situazioni mediche (cioè da altre patologie).

In conclusione, una panoramica su questi disturbi d’ansia ci permette di capire che le situazioni potenzialmente attivanti sono molteplici. Nell’arco della nostra vita ci possono essere dei momenti di maggiore tensione che ci espongono a una difficoltà nell’affrontare la quotidianità. Nel caso in cui si individuino dei sintomi ansiosi, è importante muoversi tempestivamente: prima si interviene sul problema, prima si può trovare la soluzione.

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