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Aree di sosta sicure secondo gli standard Ue: in Italia sono solo due

Sono anni ormai che si parla – e in qualche modo si attende – che il ministero dei Trasporti approvi i valori di riferimento dei costi di esercizio dell’autotrasporto. In tempi recenti, però, aveva capito che il processo di approvazione era iniziato, ma evidentemente non arriva mai a conclusione. Ma quale procedura deve seguire e soprattutto quali difficoltà deve affrontare tale processo?
Giuseppe G_Napoli

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Ho una piccola azienda di autotrasporto e guido anche un mio camion. Dopo tanti anni la cosa che più mi stanca è trovare parcheggio nelle aree di sosta. Sembra una sciocchezza, ma quando termini le ore e non sai dove fermarti monta l’ansia e, di conseguenza, se anche accosti alla bene-e-meglio, finisci per riposare male. Normale che il giorno dopo si è più stanchi e si guida con meno sicurezza. Perché non ne parla nessuno? Giacomo M_Reggio Emilia

Il problema della sicurezza delle aree di sosta per i veicoli pesanti meriterebbe maggiore attenzione da parte degli enti incaricati della gestione delle infrastrutture stradali. È un argomento affrontato dalla Commissione europea con il regolamento delegato 885/2013/UE, inerente i servizi di informazione sulle aree di parcheggio sicure destinate agli automezzi pesanti a norma della direttiva 2010/40/UE (che li prevede espressamente) e, ancor prima, nella direttiva 2008/96/CE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali, dove si afferma che «la creazione di un numero sufficiente di parcheggi e di aree di sosta sicuri dovrebbe pertanto costituire parte integrante» di tale gestione. Secondo tale regolamento, affinché le aree di sosta possano essere ritenute sicure, devono consentire agli utenti di evitare lo stazionamento improprio e contribuire alla sicurezza di conducenti e merci; di contro, è definito «parcheggio inappropriato» lo stazionamento fuori dalle aree di sosta sicure lungo le autostrade, oltre che nelle corsie di emergenza o in aree di servizio sovraffollate.

Tuttavia non si rinvengono specifici riferimenti o prescrizioni destinate alla realizzazione di parcheggi sicuri né nel decreto legislativo 35/2011 (che ha recepito la direttiva 2008/96), né in sede di attuazione del regolamento 885/2013. Infatti, a tutt’oggi, si può parlare di sostanziale inesistenza di aree di sosta sicure lungo la rete autostradale italiana: su 407 aree di servizio e 246 aree di parcheggio (dati AISCAT e riferiti al 31/12/2018), solo l’Autoparco di Brescia Est, situato all’uscita della A4, e l’Autoporto di Sadobre, in prossimità della barriera di Vipiteno, risultano in grado di garantire sicurezza, comfort e riposo agli autotrasportatori.

Tutto ciò, mentre assistiamo a fenomeni di criminalità che si ripetono con inaccettabile frequenza e hanno come bersaglio mezzi pesanti e loro conducenti, allorché stazionano in aree o parcheggi non sicuri (dove si consuma il 70% dei furti, secondo rilevazioni TAPA – Transported Asset Protection Association).

È allora meritoria la recente iniziativa del Comitato centrale per l’Albo degli autotrasportatori di partecipare al progetto UE per rendere sicure, protette, efficienti e certificate le aree di parcheggio sulle principali reti autostradali nazionali, tramite l’ottimizzazione di aree di sosta non certificate e non in linea con gli standard europei o la realizzazione di nuove aree rispondenti a tali standard.

Su 407 aree di servizio e 246 aree di parcheggio (dati AISCAT e riferiti al 31 dicembre 2018), solo l’Autoparco di Brescia Est, sulla A4, e l’Autoporto di Sadobre, vicino alla barriera di Vipiteno, risultano in grado di garantire sicurezza, comfort e riposo agli autotrasportatori.  

Peraltro, la dimenticanza nei confronti delle esigenze di sicurezza dell’autotrasporto merci potrebbe essere superata, qualora, in sede di revisione delle concessioni relative alla gestione delle infrastrutture autostradali, fosse previsto l’obbligo, per i concessionari, di adottare misure funzionali alla localizzazione e messa in sicurezza delle aree di sosta e dei servizi offerti, nonché all’ottimizzazione dei controlli, anche con l’utilizzo di applicativi informatici e digitalizzati. Si tratta, in sintesi, di organizzare attività di videosorveglianza H24 in grado di registrare ingressi e uscite di veicoli o persone nell’area di sosta, attivare segnalazioni di allarme per eventuali operazioni criminose, promuovere lo scambio di informazioni tra aree di parcheggio, imprese di autotrasporto, autorità stradali e forze di polizia.

Ovviamente, non potendo eliminare in tempi ristretti il ritardo accumulato, occorrerebbe intervenire in via prioritaria sulle aree di sosta lungo le direttrici autostradali, partendo da quelle interessate da più frequenti episodi di criminalità nei confronti di veicoli merci: secondo recenti statistiche raccolte da associazioni di categoria dell’autotrasporto, fra le regioni in cui sono presente le aree maggiormente interessate da tali episodi, figurano Lombardia, Puglia, Campania, Sicilia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio.

Clara Ricozzi
Clara Ricozzi
ex direttore di dipartimento c/o ministero Trasporti
Scrivete a Clara Ricozzi: ministerieco@uominietrasporti.it