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Corsi lunghi, esami difficili, burocrazia lenta. Tutti i dolori della CQC

Per chi cerca di evitare le nostre lungaggini, il problema principale è quello della residenza. Risolverlo è praticamente impossibile nell’organizzatissima Svizzera e complicato nell’arrembante Slovenia. Il popolo dei forum chiede aiuto. E tra le difficoltà burocratiche s’inserisce la truffa all’italiana

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Le leggende metropolitane sono facili a nascere, ma dure a morire; attecchiscono su una mezza verità e prosperano con il passa parola, alimentato su internet da social e forum, ingigantendosi fino a diventare una realistica illusione, come una Fata Morgana nel deserto. Per esempio, questa storia dei pullman che partono dalle località di confine con Svizzera e Slovenia, carichi di aspiranti camionisti in cerca di Carta di Qualificazione del Conducente – la famigerata CQC – ai quali in pochi giorni (soggiorno compreso nel prezzo) viene fatto seguire un corso, somministrato un esame (magari più facile) e consegnato subito il documento finale. Tutto falso? Quasi. Però…

Sono tutte chiacchiere che cercano conferme (senza ottenerne) nei tantissimi forum online dedicati alle patenti di ogni tipo. Su uno di quelli più frequentati ci sono 88 discussioni sulla CQC, con interventi che vanno dai 4 mila ai 9 mila. Moltissimi chiedono informazioni sulle procedure all’estero. C’è qualche furbetto che ha sentito dire che all’estero «è più facile» e chi pensa di «risparmiare tempo e danaro», ma la maggior parte delle richieste è di taglio professionale: la mancanza di corsi per carenza di allievi, la necessità di ottenere rapidamente il patentino (magari per acchiappare un lavoro che sta passando sotto il naso e che, se si perde tempo, rischia di sfuggire), il desiderio di non sacrificare (soprattutto nei casi di rinnovo, ma non solo) giornate di lavoro per andare ai corsi obbligatori di formazione. Qualcuno, scoraggiato dalle difficoltà nazionali per la CQC, cerca scampo nel più veloce ed economico patentino per guidare un taxi.

In realtà, ottenere il documento che abilita alla guida professionale di veicoli pesanti, per un autista italiano, è praticamente impossibile in Svizzera e richiede più di sei mesi di tempo in Slovenia. Il Canton Ticino, infatti, ha ottime scuole dove si può ottenere il certificato di capacità OAut (l’equivalente della nostra CQC), ma possono sostenere l’esame e frequentare i corsi di aggiornamento periodico soltanto i frontalieri (con un datore di lavoro in Svizzera) o gli autisti italiani con residenza in Svizzera. In Slovenia, invece, c’è bisogno di una residenza temporanea di almeno sei mesi e mezzo e soltanto dopo questo periodo è possibile accedere ai corsi e agli esami.

LA CQC, UNA LEGGENDA COMPLICATA

E allora, da dove nasce la leggenda metropolitana? Intanto dalle modalità di corsi ed esami che presentano dei vantaggi rispetto alle procedure italiane. Da noi, per ottenere la CQC merci occorre un corso obbligatorio composto di 130 ore di teoria e 10 di pratica (ma se il candidato ha meno di 21 anni le ore raddoppiano), mentre per il rinnovo quinquennale ce ne vogliono 35 e non c’è esame. Le nostre autoscuole, a tariffe tra i 2 e i 4 mila euro, spalmano le lezioni in un mese e mezzo e lo chiamano «corso intensivo». D’altra parte, con il limite di otto ore quotidiane, per farne 130 servirebbero tre settimane esclusi i week end. Poi ci vuole un altro mese e mezzo per fissare l’esame presso gli Uffici della motorizzazione civile (UMC). Il test è informatizzato: 70 domande alle quali rispondere in 90 minuti con V (vero) o F (falso), massimo sette errori. In conclusione, ci vogliono tre mesi, che qualcuno riesce a ottimizzare prendendo contemporaneamente la patente C, ma comunque sono sempre 90 giorni, più un’altra decina per ricevere materialmente il documento.

In Svizzera la formazione per il primo rilascio non è obbligatoria, ma solo consigliata. E generalmente accettata, perché gli esami sono severi. Consistono in tre prove: una scritta (40 domande in 90 minuti), una orale (altri 90 minuti per tre colloqui), una pratica. In tutto un paio di giornate, ma bisogna essere preparati: il solo elenco degli obiettivi didattici consiste in un catalogo di 45 pagine. Basta, però, contattare qualche autoscuola del Canton Ticino per trovare un corso veramente «intensivo» dal lunedì al sabato più quattro serate (in totale una novantina di ore anche se dovrebbero essere non più di sette al giorno) al prezzo di 2.500 franchi svizzeri, pari a 2.300 euro. Quanto agli esami, lo scritto si svolge presso i servizi della circolazione cantonali, mentre quelli orale e pratico si svolgono – su delega dell’Associazione dei servizi della circolazione (Asa) che accompagna l’attuazione delle leggi federali sul piano cantonale – presso le sedi dell’Associazione svizzera dei trasportatori stradali (Astag). Dal 2017 non c’è neanche da prenotare l’esame teorico: basta presentarsi all’Ufficio circolazione dove si svolge il test per sostenere la prova. Gli altri due esami sono prenotabili online sul sito dell’Astag: ce ne sono ogni 15-20 giorni. E, superato l’esame, anche il documento (in Svizzera si tratta di una tessera a parte) può essere richiesto online e arriva dopo una settimana. Se va bene in un mese è tutto fatto.

Unica controindicazione la spesa un po’ più elevata. Ai 2.500 franchi svizzeri del corso, bisogna aggiungerne altri 940 di costo dell’esame completo. In totale poco più di 3 mila euro. Ma i tempi di rilascio più rapidi e una burocrazia più razionale fanno capire perché la leggenda metropolitana abbia potuto prendere corpo.

LA RESIDENZA IN SLOVENIA

Anche in Slovenia c’è la questione della residenza. Eppure, sono in tanti a guardare a questo Paese come il bengodi della CQC. Su un forum dedicato ai concorsi pubblici, ci sono 18 pagine dedicate all’argomento. Solo nel 2019 le richieste di informazioni su come prendere il documento sono state 206 e 51 chiedevano esplicitamente notizie sulla Slovenia. Su un altro sito esiste proprio una discussione intitolata «Patenti C D con CQC sloveno», con altri 24 messaggi. Perché tutti hanno «sentito dire» che in Slovenia si fa prima, è più facile e costa meno.

Il problema è proprio in quel «sentito dire». Un’autoscuola di confine – ma si autodefinisce «ditta» – mette in evidenza di essere «la più vicina all’Italia da ovunque arrivate! 800 metri da Gorizia» e conferma, a richiesta, che per ottenere il CQC in Slovenia occorre la residenza temporanea per sei mesi e mezzo, ma specifica che a tutte le carte pensano loro (tramite delega). Soltanto dopo questo periodo è possibile accedere ai corsi, ma a qual punto in cinque giorni si fa tutto: prima il corso (un certo numero di ore ci vuole: ma in Portogallo, per esempio, ne bastano 90) e alla fine l’esame. Il tutto a 2.890 euro pagabili in due rate (1.500 subito e il resto comunque prima dell’esame), comprensivi di tutti i servizi di traduzione, residenza, affitto stanza. Poi basterà chiedere la conversione (80 euro) e il gioco è fatto.

LE PATRIE DELL’ ADR

Procedure più semplici, assistenza migliore, costi complessivi in linea con l’Italia, ma sui forum circola anche il sospetto che la preparazione non sia la più adeguata, che non ci siano controlli sulla reale effettuazione dei corsi, che la documentazione sia falsa. Sospetti alimentati probabilmente da un settore contiguo della preparazione alla guida, dove qualcosa del genere a suo tempo è stato scoperto: quello per ottenere il patentino per il trasporto delle merci pericolose. L’arrembante Slovenia sembra diventato il vero e proprio paradiso dell’ADR (Agreement of Dangerous Goods), al punto che un’autoscuola di Nova Gorica ha battezzato il proprio sito «adrlandia». Non stupisce che la stampa veneta riferisca di pullman in partenza il venerdì sera, per Nova Gorica o Maribor, dove il sabato si svolgono sei ore di corso e la domenica prima di pranzo ci sono l’esame e la consegna contestuale del patentino (ma in qualche caso arriva a domicilio dopo qualche giorno). Il tutto a 500 euro, pasti e pernottamento compresi.

ANCOR OGGI A RAVENNA – CENTRO CHIMICO DI PRIMARIA IMPORTANZA – LE AUTOSCUOLE LAMENTANO DI NON AVER QUASI PIÙ FREQUENTATORI DEI CORSI PER OTTENERE IL PATENTINO ADR. TUTTI VANNO IN SLOVENIA

Anche in questo caso le tariffe non sono lontane da quelle praticate in Italia, dove il corso base oscilla tra i 350 e i 500 euro, ma in più bisogna pagare una sessantina di euro per la traduzione. Le sei ore sono meno della metà delle 13 e mezza (12 moduli di 45 ore) obbligatorie in Italia nel corso base. Dunque, la convenienza sembra essere soprattutto nella rapidità delle procedure. Anche se le interrogazioni di due deputati veneti, Michele Mognato e Alessandro Naccarato, che già nel 2015 denunciavano il fenomeno, e quella dell’europarlamentare italiana Isabella Del Monte lasciavano intendere, neanche troppo velatamente, scenari di esami senza controlli e dunque di patentini ADR «comprati». Interrogazioni che non devono essere servite a molto se ancor oggi «a Ravenna – centro chimico di primaria importanza – le autoscuole lamentano di non aver quasi più frequentatori dei corsi per ottenere il patentino ADR», come riferisce Giuseppe Montagnese, del Coordinamento territoriale di FAI Adriatico.

L’organizzatissima Svizzera è meta del nomadismo del patentino, con corsi concentrati in 3-4 giorni (ma anche uno solo, a seconda della materia) a prezzi in linea con quelli italiani. Il patentino arriva a casa dopo pochi giorni e in una settimana è tutto fatto. Non c’è confronto con i 40 giorni che si perdono in Italia.

In realtà, nelle procedure attuate dalle autoscuole slovene per il rilascio del patentino ADR non sembrano esserci irregolarità. Il documento è di natura internazionale, ma le regole per ottenerlo dipendono dallo Stato che lo emette. Tanto è vero che anche l’organizzatissima Svizzera – dove nessuno avanza questi sospetti – è meta del nomadismo del patentino, con corsi concentrati in 3-4 giorni (ma anche uno solo, a seconda della materia) a prezzi in linea con quelli italiani. Il patentino arriva a casa dopo pochi giorni e in una settimana è tutto fatto.

Non c’è confronto con i 40 giorni che si perdono in Italia, dove i corsi ADR possono anche occupare un paio di giornate, ma poi c’è da scontare i tempi – circa un mese – per la prenotazione e l’attesa dell’esame presso gli Uffici della motorizzazione civile e la successiva consegna del patentino. «È evidente», ha protestato di recente il consigliere regionale friulano di Forza Italia, Roberto Novelli, «che la predilezione per ottenere il patentino oltre confine è attribuibile al risparmio dei tempi burocratici che vi sono in Italia».

L’ ESAME ALL’ ITALIANA

Leggende metropolitane, dunque, ma nate da bisogni concreti: di corsi meno prolungati e, magari, anche più semplici, di costi più accessibili, di tempi più rapidi, soprattutto di una burocrazia meno cavillosa. Basta leggere il box qui sotto per trovare l’elenco dei vincoli – alcuni giusti, altri inutili – ai quali sono sottoposte le autoscuole italiane per il rilascio del patentino ADR. Per questo, il popolo dei forum continua a sognare. Diventando facile preda della truffa all’italiana che ti aggancia online offrendoti aiuto per andare in Slovenia a fare la CQC, poi ti scoraggia, spiegandoti che oltre confine una volta era più facile, perché fabbricavano una falsa documentazione, poi l’imbroglio è stato scoperto e adesso conviene fare l’esame in Italia, magari («conosco un amico») con un giubbetto che ha dentro una microvideocamera nascosta e un auricolare dove ti arrivano le risposte. Tanto il prezzo è lo stesso: 3 mila euro. Ma il corso lo devi fare lo stesso e ormai agli esami si presenta la Guardia di Finanza con i detector portatili per smascherare i truffatori. «Non è raro», racconta ancora Montagnese, «che quando arrivano le Fiamme gialle, dalla fila degli esaminandi c’è sempre qualcuno che se la squaglia».

«È un mondo difficile», cantava Tonino Carotone. E non conosceva quello delle ADR e delle CQC intinte nella burocrazia italiana. Perché dare tutte le colpe alle nostre procedure – anche quelle delle truffe all’italiana o eventualmente alla slovena – sarebbe ingeneroso. Ma certi bizantinismi, certe lungaggini, certi formalismi sicuramente non aiutano. Ultimo esempio l’incentivo concesso per favorire l’accesso alla professione di autista, aiutandolo a pagare i corsi. Inserito nella legge di Bilancio 2019, prevedeva un rimborso del 50 per cento dei costi di patente C e CQC, con l’obbligo per le aziende di anticiparlo e l’impegno a rimborsarle per un massimo di 1.500 euro cadauna: finanziamento ridicolo (avrebbe incentivato un solo autista per impresa), procedura infida (quanto avrebbe dovuto attendere l’azienda per il rimborso?), stanziamento inverosimile (20 milioni di euro per un’ipotetica platea di 26 mila beneficiari). Naturalmente del decreto attuativo che il ministero del Lavoro avrebbe dovuto emanare entro sei mesi (il 30 giugno scorso) si è persa ogni traccia. «Poi dice che uno si sposta a sinistra», ironizzava Totò. O in Svizzera. O in Slovenia.

La curiosità

A BARI, L’ADR IN SALSA MALTESE

Poi ci sono anche le «procedure maltesi». È da tre anni che Fabio Bramato – ingegnere e titolare di un’autoscuola nella zona industriale di Bari – ha ingaggiato una battaglia personale a colpi di lettere per denunciare un concorrente della zona che ha stretto una collaborazione con un’azienda di servizi di Malta e – sostiene Bramato – svolge corsi ed esami seguendo le «procedure maltesi», che sono evidentemente più generose di quelle italiane. Tant’è che nelle varie lettere inviate al ministero dei Trasporti (una delle quali consegnate personalmente all’allora ministro Graziano Delrio), Bramato si chiede legittimamente se sia regolare adottare e seguire, sul territorio italiano, procedure di uno Stato estero: e, in caso di risposta negativa, di impedirne lo svolgimento, altrimenti consentire di seguire le stesse regole a tutte le altre autoscuole, modificando la normativa nazionale.
Da piazza della Croce Rossa, alla prima lettera è arrivata una risposta di una riga: «In merito alla richiesta di cui all’oggetto, si riserva di dare riscontro alla stessa dopo gli opportuni approfondimenti». L’intestazione era: «Corsi CFP-ADR svolti da Organismi esteri sul territorio italiano». Quanto agli approfondimenti, devono essere ancora in corso, dal momento che neppure la seconda lettera (quella consegnata SPM a Delrio) ha avuto risposta.
Quali siano, nel dettaglio, le «procedure maltesi», la denuncia di Bramato non lo rivela, ma l’elenco delle domande non solo le rende intuibili, ma offre un irresistibile spaccato dei pali e paletti che la burocrazia nazionale frappone all’ottenimento rapido e regolare del patentino ADR. Tra tali procedure (evidentemente non previste dalla normativa maltese, il che rende intuibili le modalità contro le quali protesta Bramato), la lettera ricorda che «la sede dello svolgimento del corso deve essere autorizzata dal ministero dei Trasporti»; la documentazione «deve essere presentata e vidimata dagli Uffici della Motorizzazione Civile»; i candidati «provenienti da province non limitrofe ne devono dare giustificato motivo»; i corsi devono durare non meno di due giorni; gli esami non possono essere sostenuti nello stesso ultimo giorno di corso, «poiché al termine dello stesso, entro tre giorni lavorativi, dovranno essere presentati gli attestati di fine corso dei singoli partecipanti, per la loro vidimazione da parte dell’UMC e solo a vidimazione avvenuta, i partecipanti potranno essere prenotati e partecipare alla prima data utile d’esame fissata dall’UMC». Gli esami finali, poi, «devono essere sostenuti obbligatoriamente presso gli UMC», non possono «essere sostenuti di domenica» e l’esaminatore che presiede l’esame finale, deve essere «un funzionario dell’UMC» (e non un funzionario di uno Stato estero).
Certo, è giusto che le lezioni siano «svolte in italiano», che le schede per l’esame finale, «sigillate in busta chiusa, siano soltanto in lingua italiana (anche per gli stranieri) e non siano previste schede già tradotte» e che gli UMC effettuino controlli periodici sulla regolarità dei corsi e sulla presenza dei candidati, ma anche che corsi ed esami che si svolgono in Italia siano tutti messi sullo stesso piano. E, comunque, anche qualche scartoffia in meno non guasterebbe.