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Costi di riferimento: aspettando l’Antitrust

Sono anni ormai che si parla – e in qualche modo si attende – che il ministero dei Trasporti approvi i valori di riferimento dei costi di esercizio dell’autotrasporto. In tempi recenti, però, aveva capito che il processo di approvazione era iniziato, ma evidentemente non arriva mai a conclusione. Ma quale procedura deve seguire e soprattutto quali difficoltà deve affrontare tale processo?
Giuseppe G_Napoli

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Il ripristino della pubblicazione dei valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese di autotrasporto, richiesto al governo dalle associazioni di categoria all’atto del suo insediamento, figura fra i temi prioritari sui quali – in occasione dell’incontro dello scorso novembre – la ministra Paola De Micheli si è impegnata a effettuare gli approfondimenti necessari, allo scopo di definire il conseguente provvedimento.

A quanto è dato sapere, la procedura attivata dagli uffici del ministero per dare attuazione all’impegno assunto sta andando avanti speditamente, anche se deve scontare alcuni passaggi ineliminabili: fra questi, la messa a punto di una valida, e possibilmente inattaccabile, metodologia di calcolo dei valori di costo da prendere in considerazione e l’acquisizione sulla stessa del “benestare” da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche per verificarne l’aderenza con il parere reso l’8 febbraio 2017, proprio in risposta ad analoga richiesta del MIT.

Vale allora la pena di ricordare che, in quell’occasione, l’Antitrust sottolineò l’esigenza che il ministero ponesse in atto «ogni accorgimento necessario a minimizzare il rischio che la definizione dei valori indicativi di riferimento finisca di fatto per condizionare indebitamente la libera contrattazione tra le parti»: infatti, la stessa Autorità ritenne che l’ordinanza con la quale la Corte europea di giustizia aveva già bocciato i «costi minimi di sicurezza» dell’autotrasporto, non fosse tale da legittimare «l’individuazione di valori attraverso metodi e criteri tali da produrre indebite restrizioni della concorrenza, ove sia possibile ricorrere a strumenti meno restrittivi».

È in tale ottica che volle indirizzare l’azione del ministero, invitandolo a eliminare ogni riferimento al cosiddetto «costo di organizzazione» e ad aggregare al massimo, con una procedura ispirata alla massima trasparenza e rigore, i valori di costo, da fornire poi sotto forma di forcelle il più possibile ampie.

Non possiamo non sottolineare, peraltro, che esistono valori di costo oggettivamente incomprimibili, quali quelli del lavoro dipendente e del carburante, che, da soli, rappresentano ben oltre il 60% del costo totale di esercizio di un’impresa di autotrasporto.

Dopo il ricordato parere dell’Antitrust, il passare del tempo e l’avvicendarsi dei governi aveva impedito di dar corso alle richieste sistematicamente ripresentate dalle associazioni dell’autotrasporto, tanto che un autorevole esponente di queste ultime, stigmatizzando l’inerzia delle istituzioni, ebbe a paragonare l’equo compenso riconosciuto a professionisti (come avvocati o commercialisti) ai costi minimi della sicurezza per l’autotrasporto.

Va dato, quindi, atto agli attuali vertici ministeriali, di aver ripreso in mano questo complesso dossier con l’intento di individuare una soluzione equilibrata, immune da censure da parte dell’Antitrust, e nello stesso tempo in grado di evitare contenziosi fra gli operatori economici coinvolti. Per di più, l’adozione del provvedimento relativo alla pubblicazione dei costi di riferimento, se condiviso da tutti gli attori della filiera, potrebbe contribuire alla riduzione, se non all’eliminazione, di quell’intermediazione parassitaria che da sempre affligge le imprese realmente impegnate nell’esercizio dell’attività di autotrasporto.

Anche sulla base di quella che sarà la decisione ministeriale sui costi di riferimento dell’autotrasporto, è giunto il momento di sperimentare forme di collaborazione verticale fra clienti e fornitori dei servizi, fondate su principi e valori condivisi, soprattutto sotto il profilo dell’etica e dell’ecologia

E, paradossalmente, la crisi del settore produttivo, innescata dalla stagnazione economica già in corso e pesantemente aggravata dall’emergenza coronavirus, che ha trascinato con sé l’intero sistema dei trasporti e della logistica, potrebbe portare all’instaurazione di un rapporto più sereno fra committenza e autotrasporto, accomunati dalla volontà di uscire dal tunnel nel quale sono piombate le proprie imprese, soprattutto se piccole o medie. In altri termini, anche sulla base di quella che sarà la decisione ministeriale sui costi di riferimento dell’autotrasporto, è forse giunto il momento di sperimentare forme di collaborazione verticale fra clienti e fornitori dei servizi, fondate su principi e valori condivisi, soprattutto sotto il profilo dell’etica e dell’ecologia, oltre che sulla comune responsabilità di garantire trasparenza al mercato della logistica.

Clara Ricozzi
Clara Ricozzi
ex direttore di dipartimento c/o ministero Trasporti
Scrivete a Clara Ricozzi: ministerieco@uominietrasporti.it