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Dati Aci sul parco 2019: l’Italia è un paese per camion vecchi e allestimenti vecchissimi

Piccola crescita (+1,3%) quella del parco dei veicoli commerciali e industriali lo scorso anno. Incapace di svecchiare un'età media tanto vetusta. Tra gli autocarri oltre la metà dei 5,7 milioni di veicoli si trova nella fascia 10-30 anni. Le cose vanno se possibile peggio nel circolante dei rimorchi e semirimorchi e appena meglio tra i trattori. E in prospettiva c'è la cappa Covid-19

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L’Italia è un paese per vecchi. Per persone, ma anche per camion vecchi e per semirimorchi vecchissimi. Dato preoccupante perché la vetustà non va d’accordo né con l’ambiente (perché un veicolo di tanti anni è più inquinante), né con la sicurezza (perché il camion vecchio difetta di strumentazioni tecnologiche adeguate). È questo il primo evidente dato che emerge dalla pubblicazione da parte dell’Aci della fotografia completa del parco circolante italiano nel 2019, composto di oltre 52 milioni di veicoli circolanti, dove la fetta coperta da quelli commerciali e industriali è leggermente cresciuta: 5.775.006 (+1,3%). Ma questa ridotta crescita del parco, peraltro diversamente distribuita nelle varie regioni (quasi un quarto è concentrato tra Lombardia con 609.749 mezziSicilia con 357.062 e Veneto 339.914), non è riuscita a svecchiarlo. Pensate che oltre la metà dei 5,7 milioni di veicoli si trova nella fascia 10-30 anni, con complessive 2.204.148 unità, così divise: 825.773 tra i 10 e i 15 anni759.263 tra i 15 e 20 anni 619.112 tra i 20 e 30 anni. E se è vero che in totale i veicoli da 0 a 10 anni sono un terzo del tutto (1.416.333), ancora sulle strade si riversano ben 551.355 autocarri di 30 anni e oltre, con tutti i problemi che abbiamo già sottolineato.

Peraltro, se si getta lo sguardo a quanto c’è dietro al camion, vale a dire al mondo degli allestimenti, le cose vanno anche peggio. Perché se anche i trailer e semitrailer circolanti nel 2019 sono diventati complessivamente 286.960, rispetto ai 278.551 del 2018, vale a dire il 3% in più (Aci li mette insieme ai veicoli trainati da autoveicoli e filoveicoli, con l’esclusione degli autosnodati) con incrementi significativi in Lombardia (41.231 unità, + 1.159), Campania (34.907+ 1.740), Veneto (30.492, + 886), Sicilia (25.069, + 971), rimane il fatto che il 54% del parco si trova nella fascia 10-30 anni, pari a 155.042 unità così divise: 47.145 tra i 10 e i 15 anni52.239 tra i 15 e 20 anni 55.658 tra i 20 e 30 anni. I rimorchi da 0 a 10 anni sono meno di un quarto del totale (75.620), mentre sono 55.624 quelli con 30 anni e oltre. E anche qui valgono le stesse considerazioni in termini di sicurezza, anche perché se un camion di ultima generazione si trova a trainare un semirimorchio di oltre 30 anni perde buona parte della sua efficienza tecnologica.

L’unico segmento di mercato che lancia segnali un po’ più incoraggianti è quello dei trattori, perché qui l’età media dei 190.303 veicolicircolanti nel 2019, ben 6.571 in più rispetto ai 183.732 del 2018 (di cui 27.535 in Lombardia24.899 in Campania20.117 in Veneto16.644 in Emilia-Romagna14.951 in Sicilia, 14.177 nel Lazio), è molto più bassa. Per la precisione i trattori da 0 a 10 anni sono oltre il 50% del totale (98.237), mentre nella fascia 10-15 anni si trovano 41.441, in quella tra i 15 e 20 anni 24.508 e in quella tra i 20 e 30 anni 13.945. Solo 11.902, infine, i trattori con 30 anni e più. Interessante in questo segmento anche la distribuzione delle alimentazioni, perché il gasolio rimane ovviamente stradominante (187.963 mezzi, quasi 5.700 in più rispetto al 2018 e oltre il 98% del totale), mentre il metano raggiunge le 1.850 motrici contro le 1.092 di due anni fa con passi progressi e costanti. 
Ovviamente se questa era la situazione nel 2019 nel 2020 le cose non potranno andare certamente molto meglio. Perché se il mercato era partito bene a febbraio, con un +3,6% nel segmento ampio superiore alle 3,5 ton (in quello sopra le 16 ton si arrivava fino al +4,8%), adesso dopo l’onda d’urto dell’emergenza covid-19 quel primo segno positivo registrato dal luglio dello scorso anno va interpretato – come commentava il presidente della sezione veicoli industriali di Unrae, Franco Fenoglio – «la quiete prima della tempesta». Tempesta la cui durata non è ancora certa, ma è sicuro che farà abbastanza male alla nostra economia e quindi al nostro trasporto.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti