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Dopo il commissariamento, Ceva Logistics traccia una nuova linea. Obiettivo: ripulire il lavoro sporco nella logistica

L’operazione di trasparenza di Ceva ha prodotto, in accordo con ministero e parti sociali, un protocollo di legalità per l’intero comparto, ma paradossalmente l’ha anche esclusa per qualche stagione dal mercato perché giudicata non più competitiva. È il sintomo che nel settore illegittimità, caporalato e lavoro nero sono un fattore diffuso e concorrenziale? E la logistica italiana saprà conformarsi alle nuove regole garantiste e fare a meno di sospette cooperative? Le risposte di Christophe Boustouller, AD di Ceva Logistics Italia

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Sono stati mesi difficili per la filiale italiana di Ceva Logistics. La società svizzera, ora acquistata da CMA CGM, gruppo francese leader mondiale nel settore dello shipping, è stata sottoposta a inchiesta da parte della Procura di Milano per il rapporto con Premium Net, un consorzio che forniva facchinaggio nel suo impianto di Stradella, e successivamente commissariata. Ceva ha così dovuto rivedere le sue procedure e linee guida per garantire la legalità dei contratti di fornitura dei servizi di movimentazione all’interno delle sue piattaforme logistiche. Un’operazione che peraltro è perfettamente riuscita, suscitando l’approvazione dell’amministratore giudiziario, Roberto Paese, tanto che a maggio la società uscirà dall’amministrazione controllata.

Tutto bene dunque? Non esattamente. Di nuovo con tutte le carte in regola, Ceva si è trovata ai margini dal mercato, abbandonata da un certo numero di clienti per «prezzi non concorrenziali» (12, secondo il Sole 24 Ore, per un valore annuo di 31 milioni), e ha perso la bellezza di 60 gare. Ma questo fatto ha portato la Procura ad allargare l’inchiesta, con il concreto dubbio che la marginalizzazione della società di logistica elvetica nasconda la stessa magagna di sfruttamento della manodopera all’interno delle imprese di fornitura tricolori.

L’aria però sta fortunatamente cambiando, come ci spiega Christophe Boustouller, già per tre anni CEO di TNT Express e ora AD di Ceva Logistics Italia: «Sono arrivato nell’aprile 2019 e tutti i problemi riguardanti Premium Net e i precedenti rapporti con le cooperative sono accaduti prima di quella data. Ma abbiamo comunque voluto subito affrontare la questione della compliance, ovvero autoregolamentarci per aderire alle norme di legge e fornire così la massima trasparenza e regolarità al nostro business. Abbiamo collaborato con ottimi risultati con il Tribunale e con l’amministratore giudiziario, collaborazione che ha condotto non solo alla revisione di tutti i nostri processi e organi di controllo interni, ma anche alla realizzazione di un protocollo di legalità per il settore».

Boustouller non nasconde le difficoltà che ha attraversato la sua azienda: «Pensando ai potenziali clienti non acquisiti in quest’ultimo periodo e alle gare perse, ritengo che le motivazioni siano sostanzialmente due. La prima è che l’amministrazione giudiziaria è stata vista con timore, sia per l’incertezza che almeno all’inizio provocava, sia per il sospetto che Ceva si occupasse solo dei guai giudiziari nei subappalti e non del core business dell’impresa. Il secondo motivo è ovviamente economico: il nostro nuovo approccio improntato alla compliance ha comportato un aumento dei prezzi, che ci porta a essere a volte più cari della concorrenza».

Secondo l’AD, non serve a nulla essere il n.1 della logistica in Italia, se non cambia il mercato: «Non passa giorno senza che non escano notizie di cooperative messe sotto accusa, che hanno truffato lo Stato con l’Iva o i contributi o che non rispettano gli standard retributivi previsti dal CCNL – afferma – Come Ceva non possiamo più tollerare questi comportamenti. Il mondo della logistica è cambiato e non può più sostenere questa situazione».

Nel frattempo, l’operazione di pulizia, trasparenza e legalità di Ceva sta cominciando a dare i suoi frutti: «Le aziende stanno tornando da noi con contratti rinnovati – sottolinea Boustouller – Abbiamo aumentato del 50% la pipeline dei nostri clienti, perché hanno recepito il messaggio che siamo regolari e conformi alle normative. Abbiamo immesso risorse economiche, cambiato gran parte della prima linea della dirigenza e del top management, introdotto regole chiare per le cooperative e per tutti i rapporti di subfornitura. È una politica che ha aperto un dialogo molto più positivo con la clientela».

In questo contesto è importante che il protocollo di legalità non venga da Ceva stessa, ma sia il frutto di un lavoro condiviso tra amministratore giudiziario, prefetto di Milano e giudice. Ne è emersa una proposta pubblica ad Assologistica, Assolombarda e ai sindacati di lavoratori e imprese per estendere questo modello a tutto il settore logistico e del trasporto. «Sono regole molto semplici che vogliono rendere trasparente la supply chain, dal primo operatore al cliente finale. Al cliente, per esempio, dovrà essere fornito dalle coop il contratto che regola i rapporti retributivi con il personale, a sua volta conforme al CCNL. Inoltre, devono essere previste forme di verifica sulla produttività, per evitare distorsioni o sfruttamento dei lavoratori e dei clienti».

Un’ulteriore strada è quella di cambiare il mix tra persone assunte e personale di cooperativa: «Non ha senso usare una coop che inizialmente costa di meno, ma che alla fine ti fa spendere di più per sostenere i costi della mancata compliance – sostiene Boustouller – Noi vogliamo invece impostare una politica di qualità, produttività e professionalità che soddisfi pienamente il cliente, offrendo per esempio non solo la logistica, ma anche il trasporto. È così che facciamo la differenza. Le grandi aziende con cui ci confrontiamo puntano il dito sulla legalità, non possono più prendersi il rischio di essere coinvolte in pratiche illegittime con i conseguenti problemi giudiziari e in termini di reputazione. Siamo convinti che anche le imprese di logistica italiane dovranno accettare il cambiamento del loro rapporto con le coop».

Con il piano triennale lanciato 11 mesi fa (e malgrado i costi della compliance), Ceva conta di recuperare i 40 milioni di deficit del 2019, fino a raggiungere il pareggio nel 2020. Del resto CMA CGM ha già investito 120 milioni per ricapitalizzare la filiale italiana.

«Se l’Italia vuole cambiare veramente il nostro settore, deve fare uno sforzo in questo senso – conclude l’AD – Le coop dovranno verificare i mezzi, pagare i contributi, fornire la lista delle persone con cui lavorano e che sono a busta paga. Per noi è così dal 1° gennaio ed è un regime applicabile ad altri dal 20 febbraio. In particolare, imporre un regime fiscale rigoroso è fondamentale, perché consente di smascherare chi si comporta illecitamente. Alla fine i clienti pagheranno un po’ di più, ma le coop che rimarranno saranno in regola e noi operatori logistici non avremo la responsabilità di rimediare a un sistema che non funziona correttamente. E soprattutto oggi c’è nuovamente fiducia in noi e questo lo trovo un grande risultato».

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