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Dove eravamo rimasti?

Il tempo passa e con lui se ne vanno anche i governi. Ma è veramente necessario che ogni qualvolta ci sia un cambio dell’esecutivo bisogna ricominciare tutto daccapo? Tra le richieste croniche dell’autotrasporto, cioè, non ce ne sono alcune che potrebbero essere affrontate in tempi brevi, anche sfruttando la precedente esperienza dell’amministrazione?
Gino T_Monza

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«Dove eravamo rimasti?» è il titolo di un film non memorabile di qualche anno fa, ma rappresenta efficacemente anche la situazione attuale dell’autotrasporto e dei suoi rapporti con le istituzioni, dopo l’insediamento del nuovo Governo: leggendo le richieste, definite urgenti dalle principali associazioni di categoria, inoltrate al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti pro-tempore nel mese di giugno, e sfociate nell’incontro di fine luglio, giudicato positivamente dalla stesse associazioni, vediamo che le iniziative sollecitate al nuovo ministro per incentivare la competitività del settore le riproducono pressoché totalmente. 

Naturalmente, è auspicabile che anche il nuovo titolare del MIT affronti con carattere di priorità le problematiche poste dall’autotrasporto, riconoscendo la centralità di questo settore per l’intero sistema economico del Paese. Vediamo come, andando nel dettaglio. 

Applicando il principio della continuità nell’azione amministrativa, almeno due di quelle richieste potrebbero essere attuate senza indugio:  

  • Il ripristino della pubblicazione dei valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese di autotrasporto, seguendo le indicazioni a suo tempo fornite dall’Autorità Antitrust;
  • la prosecuzione delle azioni intraprese in accordo con il ministro dei Trasporti tedesco, allo scopo di contrastare i divieti unilateralmente imposti dall’Austria per l’attraversamento del Brennero: occorre un deciso intervento sul nuovo Commissario ai trasporti Rovana Plumb, affinché si attivi per garantire il rispetto delle regole europee in materia di libera circolazione delle merci.  

Fra le altre questioni già portate all’attenzione del vertice ministeriale, l’esigenza di rendere efficace la normativa sui tempi di pagamento, mediante l’indeducibilità dell’IVA dalla fattura non onorata dal committente del trasporto, comporta che siano completati i promessi approfondimenti, magari valutando la possibilità di prevedere legislativamente una fase di sperimentazione di una regola in tal senso nel settore dei servizi di trasporto, da estendere poi ad altri comparti economici.  

Applicando il principio della continuità nell’azione amministrativa, due richieste potrebbero essere attuate senza indugio: il ripristino della pubblicazione dei valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio e la prosecuzione delle azioni intraprese in accordo con il ministro dei Trasporti tedesco, per contrastare i divieti unilateralmente imposti dall’Austria per l’attraversamento del Brennero

Altrettanto dicasi per la valorizzazione del ruolo dell’Albo nazionale degli autotrasportatori attraverso l’ampliamento delle sue competenze, che merita probabilmente un tavolo di lavoro fra Amministrazione e associazioni di categoria, con il compito di formulare una proposta normativa ad hoc. 

Sono state poi presentate due ulteriori richieste, l’istituzione di un Fondo nazionale per il rinnovo degli autocarri e il ripristino dell’operatività del sistema delle revisioni dei mezzi pesanti.  

In merito a quest’ultima richiesta, abbiamo già evidenziato il ritardo nell’applicazione delle modifiche introdotte all’art. 80 del codice della strada dalla legge di bilancio 2019, che prevede la possibilità di affidare alle officine private le revisioni ai veicoli di massa superiore alle 3,5 tonnellate: non si può più aspettare, anche perché le ulteriori criticità segnalate dalle imprese del settore, dovute essenzialmente  alla cronica carenza di personale negli uffici periferici della Motorizzazione, rischiano di compromettere la sicurezza stradale. 

Per quel che riguarda il rinnovo del parco veicolare, alcune sintetiche considerazioni: 

  • sul piano amministrativo, occorre accelerare al massimo la procedura per l’erogazione degli incentivi già stanziati e destinati all’acquisto di mezzi a basso impatto ambientale; 
  • l’istituzione di un Fondo ad hoc appare più che mai giustificata, per conseguire almeno due ordini di obiettivi: abbassare l’età media degli autocarri pesanti, che in Italia raggiunge i 13 anni, a fronte dei 7 anni di media europea, e rivitalizzare il mercato dei veicoli industriali, che, stando alle ultime stime, appare in preoccupante calo.

Inoltre, non va dimenticato il grande contributo all’inquinamento ambientale che, soprattutto nelle aree metropolitane, è prodotto dai veicoli al di sotto delle 3,5 tonnellate, per lo più adibiti alle consegne nell’ultimo miglio, in ascesa esponenziale per effetto dell’e-commerce. Sarebbe, quindi, opportuno studiare incentivi anche per il ricambio dei c. d. furgoni utilizzati dai corrieri.  Quanto all’alimentazione del Fondo, le risorse attualmente disponibili, oggettivamente insufficienti per raggiungere l’obiettivo di un effettivo svecchiamento dei veicoli, potrebbero essere incrementate, prendendo in  considerazione l’ipotesi emersa nella recente Convention di un’importante associazione di categoria dell’autotrasporto: pevedere un consistente abbattimento dell’importo della compensazione relativa alle accise sul gasolio, spettante ai veicoli Euro 3, e la destinazione degli importi così risparmiati al rinnovo del parco mezzi.

Clara Ricozzi
Clara Ricozzi
ex direttore di dipartimento c/o ministero Trasporti
Scrivete a Clara Ricozzi: ministerieco@uominietrasporti.it