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Emulatori AdBue: come fermare la diffusione|K44 Risponde

Quanto costano gli emulatori di adblue? Chi li vende e come? A quale risparmio punta chi li installa? A quali sanzioni si incorre? Come fa la polizia stradale a scoprirli ? In che modo le case costruttrici di veicoli cercano di arginare il fenomeno? Ci aiutano a rispondere: Silvio Camanini, presidente GAM di Mantova; Federica Deledda, vicequestore polizia di Stato; Alberto Riboni, General Manager Riboni RBN; Paolo A. Starace, amministratore delegato di DAF Veicoli Industriali.

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Tutti sanno cosa significa classificare un veicolo – auto o camion che sia – come Euro 3 o Euro 6. Fa riferimento – lo ricordiamo in breve per i più distratti – alla classe ambientale del mezzo, vale a dire alle emissioni che sputa fuori dal motore. A definire queste classi è stata l’Unione europea, interessata a ripulire l’aria che respiriamo anche imponendo ai costruttori di veicoli livelli di emissioni sempre inferiori. Soltanto che a un certo punto questo livello di emissioni si è abbassato a tal punto che è stato necessario ricorrere a un aiutino: quello fornito dall’adblue, vale a dire quella sostanza a base di urea (che quando raggiunge temperature molte elevate si trasforma in ammoniaca) con cui, negli impianti SCR, si sottopongono gli scarichi inquinanti del motore a una sorta di doccia.
A governare questo sistema è una centralina elettronica. Peccato però che qualche furbetto a caccia di risparmi abbia inventato degli emulatori, un piccolo congegno cioè che invia alla centralina il segnale che attesta la presenza di adblue nel serbatoio, quando invece è completamente vuoto. E così, tramite questa bugia elettronica, il camion euro 6 ritorna a essere un euro 0.

Quanto costa un simulatore di adblue? Chi li vende e in che modo? A quale risparmio punta chi li installa: a quello dell’acquisto dell’additivo o a quello della costosa componentistica dell’impianto SCR? Quali sanzioni sono previste in Italia e quali all’estero? Come fa la polizia stradale a scoprire la presenza sul camion di questi congegni? In che modo le case costruttrici di veicoli cercano di arginare questo fenomeno che rischia di vanificare investimenti miliardari in ricerca e sviluppo per un gingillino da poche decine di euro?

A queste e a tante altre domande fornisce un responso questo ricchissimo episodio di K44 Risponde. Ricco nella trattazione, negli spunti e anche negli ospiti.

Per la precisione saranno con noi: Sergio Camanini, presidente del consorzio GAM di Mantova; Federica Deledda, vicequestore della polizia di Stato e comandante della polizia stradale di Cremona; Alberto Riboni, General Manager della Riboni RBN e Paolo A. Starace, amministratore delegato di DAF Veicoli Industriali.

Buona visione!

I video presenti nel programma sono stati registrati prima dell’emergenza Covid-19

Redazione
Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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