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Home UeT Blog Anche io volevo il camion Filomena Mezzomo. La cura femminile per far crescere i trasporti delicati

Filomena Mezzomo. La cura femminile per far crescere i trasporti delicati

Ha studiato per far viaggiare i turisti e adesso – dice scherzando – «fa muovere dei camion». Svolta iniziata quando, entrata nell’azienda dell’ex marito, ha scoperto che i trasporti erano la sua passione. E oggi sfrutta questo sentimento per “concimare” un’attività di nicchia, come il trasporto delle piante, che richiede tanta dedizione. Non a caso, alla Ideal Trasporti Logistica dietro alle scrivanie domina il gentil sesso

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Non è stato facile, ma ce l’ho fatta». È tutta in questa frase, pronunciata con l’orgoglio negli occhi e il sorriso sulle labbra, la storia di Filomena Mezzomo, oggi amministratore unico della Ideal Trasporti Logistica: 15 camion, 20 dipendenti e uno staff amministrativo tutto al femminile che cura la logistica di trasporti molto speciali: piante e fiori che da Pontinia, a pochi chilometri a sud di Latina, raggiungono i vivai di Francia, Germania e Svizzera. «Quando 22 anni fa ho iniziato a fare questo mestiere – racconta Filomena che oggi di anni ne ha 43 – non sapevo nulla di trasporti, mi sono ritrovata a gestire la contabilità della ditta di mio marito con i suoi fratelli: tre camion in tutto». Da allora ha fatto molta strada: due figlie (Giada e Denise) che oggi hanno 21 e 16 anni e già respirano a pieni polmoni l’aria dell’ufficio e del piazzale, dove, davanti a dolci colline un po’ brulle, arriva il vento del mare poco distante. Ma soprattutto Filomena ha seguito l’intuizione (molto femminile) di specializzarsi in un trasporto delicato e sofisticato e di far crescere così la sua azienda, trasformando tre padroncini in una media realtà specializzata che si muove nell’ambito di un grande consorzio nazionale, ma con forte radicamento sul territorio, fatto di collaborazioni e connessioni con altre aziende locali. Una strada in salita, costellata di grandi collaborazioni (anche con l’ormai ex-marito con il quale continua a lavorare a stretto contatto) e di abnegazione per la logistica, tanto che sulla sua scrivania un piccolo semaforo la aiuta a gestire il traffico interno all’ufficio, mentre l’auricolare sempre nell’orecchio è il segnale della sua disponibilità al “problem solving”.

Come è iniziata la tua esperienza in questo mondo?
Mi sono ritrovata in tutto questo, più o meno 22 anni fa, quando ho conosciuto il mio ex marito che aveva una società molto piccola insieme ai suoi fratelli: avevano 3 camion, uno a testa. All’inizio tenevo la contabilità, anche se all’epoca non sapevo assolutamente nulla di trasporto. Piano piano ho iniziato a capire che questo lavoro mi piaceva. Sono stati loro a chiedermi di prendere i contatti con i clienti, a organizzare i viaggi di ritorno e a parlare con le aziende. Ho iniziato così, da niente.

Che tipo di trasporti facevate all’inizio?
Facevamo trasporti nazionali e ci occupavamo solo di mercati generali. Partivamo da Fondi e andavamo in Toscana e Liguria. Poi abbiamo iniziato a prendere altri contatti e ho iniziato a incrementare il lavoro verso l’estero, quindi a ingaggiare altri autisti. Abbiamo iniziato con la Spagna – che poi abbiamo abbandonato – fino a quando non siamo arrivati ad avere rapporti con questa azienda, con cui ancora oggi collaboriamo, per il trasporto di piante.

Dove mandate le piante?
In tutta la Francia, ma anche in Germania e Svizzera. Serviamo i vivai e i grossisti.

I camion sono climatizzati?
Sono climatizzati e forniti di una sponda idraulica che serve per poter scaricare i carrelli una volta a destinazione perché molti vivai non sono attrezzati. Il frigo è particolare, è più largo rispetto agli altri: invece di portare 38 carrelli ne porta 43.

E per il ritorno come vi siete organizzati?
Questo sistema di carrelli permette di liberare il vano di carico. Così al ritorno possiamo caricare groupage di ogni genere. Non abbiamo un prodotto fisso, se ne occupano le ragazze della logistica (le collaboratrici che lavorano in ufficio, ndr). Usiamo alcune piattaforme di borse carichi, ma negli anni abbiamo anche acquisito clienti fissi nelle zone che serviamo.

Foto di famiglia allargata: Filomena con Giada e Denise, tra due uomini: Raffaele, il fidanzato della figlia maggiore e Dario, l’ex marito di Filomena nonché padre delle ragazze. Il rapporto professionale tra i due, anche dopo la separazione è stato molto positivo.

Che ruolo hai in azienda?
Io sono amministratore e socio unico di questa azienda. Il mio ex marito è mio socio, anche se non è iscritto. Ora lavoriamo insieme solo noi due, mentre prima c’erano anche i fratelli. Ognuno aveva un ruolo. Due anni fa, quando ci siamo separati, abbiamo fatto questa scissione: lui è rimasto con me nella Ideal Trasporti Logistica (nata nel 2012), gli altri hanno creato una loro società con la quale ancora collaboriamo.

Rimanere soci dopo una separazione. Come si fa?
Noi “lavorativamente” siamo sempre andati d’accordo. Dopo la separazione abbiamo comunque portato avanti le stesse idee: il lavoro all’estero è stata una decisione nostra, quella di trasportare piante anche. Insieme abbiamo due figlie: questo ci unisce molto e stiamo portando avanti questa azienda anche per loro. Lui si occupa della logistica nazionale, io di quella internazionale. Stiamo insieme tutti i giorni: ci sono le giornate storte, basta capirle…

Come hanno vissuto questo lavoro le tue figlie?
Tutte e due hanno cominciato ad andare all’asilo nido molto presto, a otto mesi. Quando erano piccole avevo l’ufficio a casa e questo mi ha permesso di seguirle meglio. Mia mamma mi ha dato una mano quando dovevo partire per lavoro. Qualche volta le ho portate anche sul camion con me.

Tu guidi il camion?
Io guido, ho le patenti, ma non faccio i viaggi. Il mio ex marito invece all’epoca guidava, quindi qualche volta è capitato che andavamo insieme anche per incontrare i clienti. Giada a 3 mesi ha fatto il suo primo viaggio. Entrambe sono appassionate di camion. Ci sono cresciute in questo mondo e si sono appassionate. Non è stato facile, ma ce l’ho fatta.

Il fatto che il settore sia prevalentemente maschile, e spesso anche maschilista, come ha influito?
Al primo impatto, di solito, quando un autista vede che avrà a che fare con un capo donna, si mette subito sulla difensiva, perché magari vorrebbe prevalere. Io riesco sempre a farmi volere bene da tutti: non sono una persona che pretende, che urla, che vuole prevalere a tutti i costi. Chiedo sempre con molta gentilezza e devo dire che gli autisti mi hanno sempre stimato.

Ammiccamenti o situazioni spiacevoli?
Bastava bloccarli sul nascere. Sì, c’è stato chi ha pensato di “provarci” anche perché il mio modo di fare può a volte creare fraintendimenti. Una cosa che il mio ex marito mi diceva sempre: «Stai attenta perché questo tuo modo di fare può essere male interpretato».

Hai fatto fatica a difenderti in questo contesto?
Sì, perché magari loro pensavano di provarci solo perché sono una donna. In 20 anni di lavoro ci sono state diverse situazioni, ma alla fine sono ancora qui, quindi vuol dire che mi sono saputa difendere.

Quando dici che lavoro fai, la gente come reagisce?
Di solito dice: «Ma come fai? Hai a che fare con tutti questi uomini, non ti trovi in difficoltà?». Io rispondo sempre che a me, principalmente, questo lavoro piace, lo faccio proprio volentieri: mi piace la logistica, il rapporto con gli autisti, il rapporto con le ragazze, mi piace stare qua. Se mi dicessero adesso: «Prendi il camion e vai», io andrei, perché è una cosa che sento nel sangue.

Giada e Denise, le figlie di Filomena sono state punte anche loro dalla tarantola dei trasporti e anche loro, dopo aver annusato per anni, l’aria del piazzale e degli uffici traffico, adesso muovono i primi passi in azienda.

Le tue figlie vogliono fare questo lavoro?
Sì, ma a Giada e Denise piace più la parte amministrativa e contabile. Non vogliono fare il mio lavoro nella logistica, forse perché mi hanno sempre vista al telefono: spesso sostengono che per dirmi una cosa mi devono telefonare… Però a entrambe piace il settore: Giada già si occupa della parte social e le affido piccoli incarichi che non posso svolgere io…

Come è cambiato questo lavoro negli anni?
Ci sono tante regole che noi come trasportatori dobbiamo gestire, ma che la committenza fatica a capire. Anche con un contratto scritto, se il cliente ti chiede un viaggio come farlo è un problema tuo… Sono arrivate tantissime aziende polacche. Capita che un cliente ti chiede un preventivo per un viaggio da qui a Parigi, poi ti risponde che uno straniero lo fa per mille euro di meno. Io rispondo: «Fattelo fare». Non posso rischiare, a causa di un qualsiasi imprevisto, anche solo bucare una gomma, di rimetterci. Anche perché, adesso, oltre alle regole da rispettare, c’è anche il problema degli autisti che non si trovano…

Appunto, come lo state affrontando?
Abbiamo messo annunci, ma non possiamo prendere il primo che arriva. Ci è capitato un autista che per poco non ci rubava un camion, un altro stava lasciando il mezzo in Francia. Con il “buon parlare” sono riuscita a riportarlo fino in sede e dopo gli ho spiegato che il mio lavoro non andava bene per lui e che non era la persona adatta per noi e abbiamo terminato il rapporto di lavoro.

Proprio perché mancano autisti, le donne potrebbero essere una risorsa. Manca la cultura per declinare al femminile questo lavoro?
Manca la cultura, ma anche il rispetto delle regole. Se si va a scaricare in un magazzino, dove utilizzano il trans pallet, bisogna alzare una pedana da 12 quintali. È chiaro che non lo può fare una donna. Ma per contratto gli autisti devono fare anche questo. Quindi come fa una donna a fare un lavoro del genere? Non ci sono le condizioni normative…

Bisogna quindi adeguare le regole?
Sì, se vuoi che la donna entri in questo settore, in quello operativo soprattutto. La logistica è già un settore molto adatto a una donna. Nell’operativo devi risolvere il problema a monte. E questo le donne sanno farlo molto bene: io ho uno staff di sole donne su questo lavoro.

Ci sono autiste che si propongono per lavorare?
Forse una ha chiesto tempo fa, ma viveva troppo lontana da noi. Sono davvero pochissime.

Da bambina cosa pensavi di fare da grande?
Pensavo di fare la hostess. Ho studiato da accompagnatrice turistica, ho seguito i percorsi a scuola per portare i turisti in vacanza e adesso mando i camion in giro.

Chi decide che camion comprare e dove?
È una bella lotta. Noi siamo abbastanza appassionati di un marchio, però ultimamente ne abbiamo scelto anche un altro. Comunque, decidiamo insieme. Sull’allestimento, la parte tecnica, non sono molto ferrata e preferisco delegare.

La Ideal Trasporti Logistica fa parte di un grande consorzio. Quali sono i vantaggi?
Il vantaggio di essere in un’associazione come Federtrasporti è la possibilità di avere molte notizie su questo mondo che altrimenti sarebbe difficile reperire. Sono anche presidente di un consorzio di trasporti: il CTF, una trentina di aziende locali, nato nel 2007 quando ci fu uno sciopero e iniziammo a pensare che avremmo potuto risolvere i problemi stando insieme. Quello che manca oggi ai trasportatori è l’informazione, la conoscenza delle regole per governare la burocrazia che è tantissima.

La Ideal Trasporti Logistica è specializzata in un settore, il trasporto di piante, in cui la cura femminile sembra infondere una marcia in più all’attività. Filomena è anche presidente del CTF, un consorzio di una trentina di aziende, associato a Federtrasporti.