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In frenata il mercato rimorchi. Mantella (UNRAE): «Termina un anno critico in flessione da febbraio»

Nei primi 11 mesi dell’anno il mercato di rimorchi e semirimorchi segna un -5,9%. Ma gli incentivi governativi, malgrado il parco veicolare sia particolarmente vetusto, lo hanno quasi completamente trascurato

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Non prende quota il mercato dei veicoli rimorchiati. Anzi, delle due sembra retrocedere in maniera inesorabile ormai da diversi mesi. Dai dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti elaborati dal Centro Studi e Statistiche di UNRAE, infatti, appare evidente che il mercato dei rimorchi e semirimorchi con massa totale a terra superiore a 3,5 ton chiude i primi 11 mesi del 2019 con un -5,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. Nulla di più normale che Sandro Mantella, Coordinatore del Gruppo Rimorchi, Semirimorchi e allestimenti di UNRAE, definisce quello che volge al termine «un anno critico, dove il mercato ci dice di essere in caduta ininterrotta dal febbraio scorso». 

Mantella fa pure riferimento agli incentivi per gli investimenti destinati all’autotrasporto, giustificandone il contenuto in ragione dei «pressanti problemi pressanti della sostenibilità ambientale», ma al tempo stesso – aggiunge – «siamo profondamente delusi dalla totale assenza di interesse dimostrato dal decisore politico verso i numerosi appelli che abbiamo lanciato per una altrettanto doverosa attenzione alla sicurezza della circolazione. Non si può continuare a legiferare in materia di sicurezza stradale senza tenere conto della situazione del parco rimorchi, che necessita innanzitutto di maggiori controlli sui veicoli circolanti e delle conseguenti azioni per togliere dalle strade i mezzi obsoleti e pericolosi, sostituendoli con unità moderne e dotate di tutti i dispositivi di sicurezza necessari». 

Infine Mantella coglie un altro sintomo della difficoltà del nostro Paese a gestire in modo complessivo e coerente la politica dei trasporti «nel fatto che stanno per aumentare i costi del transito marittimo dei veicoli stradali destinati al trasporto di merci, come conseguenza dell’applicazione delle nuove regole imposte dall’IMO per la riduzione a livello mondiale dell’inquinamento marittimo: in altre parole, mentre da un lato si sostiene lo shift modale anche attraverso le condizioni poste per avere gli incentivi agli investimenti, dall’altro lato si aumentano i costi del passaggio marittimo dei mezzi stradali». 

Cosa fare? Per il Coordinatore della Sezione Rimorchi di UNRAE è necessario che «tutte le organizzazioni interessate allo sviluppo sostenibile della logistica e, nel suo ambito, dell’autotrasporto, facciano fronte comune, e non solo a livello nazionale, per denunciare la situazione pesante che si sta delineando e proporre insieme soluzioni razionali per uscirne una buona volta in modo costruttivo e non emozionale», evitando di reiterare l’errore di «affrontare il tema della sostenibilità complessiva nel settore dell’autotrasporto come se la sicurezza ne fosse un elemento estraneo».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti