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Introvabili gli autisti di camion in tutte le grandi province del Sud

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Ecco un’altra contraddizione di questi anni complessi: malgrado le difficoltà economiche e un tasso di disoccupazione elevato, in Italia gli imprenditori continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato. E tra queste professioni compare anche l’autista di mezzi pesanti. È quanto emerge da un’analisi effettuata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre (partendo da un’indagine Unioncamere-ANPAL, Sistema informativo Excelsior) da cui emerge che il 32,8% delle assunzioni previste sono di difficile reperimento a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi. «Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri». Andando ad analizzare poi l’elenco delle professioni abbandonate dai giovani emerge un’ulteriore contraddizione: la difficoltà di reperire personale sta diventando tangibile anche in quei contesti in cui il tasso di disoccupazione è maggiore. Nell’analisi infatti si legge a chiare lettere che in tutte le principali province del Sud (Bari, Catania, Caserta, Foggia, Lecce, Messina, Napoli, Palermo e Salerno), le imprese faticano a trovare conduttori di mezzi di trasporto (ma anche cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici). Secondo la Cgia di Mestre «i giovani non vogliono più fare gli autisti di mezzi pesanti, sia perché il costo per ottenere la patente C o D e la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC) ha una dimensione importante che oscilla tra i 2.500 e i 3.000 euro, sia perché è una professione estremamente faticosa», dove alle ore di guida vanno anche sommate in molti casi quelle necessarie per compiere operazioni di carico e scarico della merce. 

L’analisi ricorda pure che a ingigantire le difficoltà di reperimento degli autisti è stata anche l’abbandono del mercato da parte di circa 25 mila padroncini negli ultimi 10 anni, che ovviamente ha cancellato uomini dalla guida di camion. E questo processo avrebbe prodotto conseguenze pesanti in particolare nel Sud dell’Italia dove l’autotrasporto artigiano era ancora particolarmente diffuso, mentre al Centro Nord era già iniziato un processo di consolidamento aziendale o di aggregazione in cooperative e in consorzi.

 

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti