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Il mistero del crimine déjà vu/20

Un feuilleton poliziesco

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«Sono testimone oculare di un crimine seriale». L’individuo in abito grigio, capelli curati e fisico asciutto, ispirava sicurezza. E dunque l’ineffabile ispettore Guido Tirr si sporse sul piano della sua scrivania e si tolse di bocca la preziosa pipa calabash, per concentrarsi sul suo interlocutore, invitandolo a esplicitare la sua denuncia.

L’uomo non si lasciò pregare: «È un crimine complesso che si ripete ogni volta sotto i miei occhi», spiegò, «ma pur assistendo al delitto, non riesco a individuarne il colpevole».

L’inesorabile ispettore Tirr riportò il busto sullo schienale e rimise la sua pipa fra i denti tirando una profonda boccata. Le sue cellule grigie trovarono in un millisecondo la domanda più intelligente possibile: «E di quale delitto si tratta? Omicidio, stupro, rapimento?».

«Inutile perdita di tempo!», sentenziò l’uomo. L’inimmaginabile ispettore Tirr rimase con la bocca aperta, talché la sua preziosa pipa gli cadde dalle labbra e solo un rapido quanto insospettabile scatto del corpulento vice ispettore Franco Fabbrica impedì che si fracassasse sul pavimento, mentre il vice ispettore Franco Destino si precipitò a compulsare rapidamente un voluminoso codice penale, concludendo con un segno di diniego rivolto all’implacabile ispettore Tirr.

Il quale riprese: «Ma questo reato non esiste!»

L’uomo in grigio non si scompose: «Eppure dovrebbe, perché questa lunga e inutile perdita di tempo comporta incertezza nei comportamenti, stress da disinformazione, senso di insicurezza e il tutto si traduce in un danno economico per imprese che hanno bisogno di muoversi velocemente e in un quadro di certezze per fronteggiare un mercato sempre più competitivo».

L’insostituibile ispettore Tirr non capì nulla dello sproloquio pronunciato dal suo interlocutore, per cui cercò di farsi spiegare la cosa con parole più semplici: «Ma, insomma, di quali atti – seriali – lei si dichiara testimone?».


«Ogni volta che c’è un nuovo governo», esordì pazientemente l’individuo, «e lei sa con quale frequenza ciò avviene nel nostro Paese, l’autotrasporto chiede un incontro con il nuovo ministro e il nuovo ministro non risponde, l’autotrasporto insiste con altre lettere elencando tutti i problemi che si stanno intanto accumulando e il nuovo ministro non risponde, l’autotrasporto annuncia che «le imprese non resteranno a guardare» e il nuovo ministro non risponde, le associazioni minacciano di «assumere le decisioni conseguenti» e il nuovo ministro non risponde, le associazioni proclamano il fermo della categoria e il nuovo ministro non risponde, le associazioni fissano la data del fermo e, solo allora, il ministro risponde, convoca le associazione e in dieci minuti risolve tutto. O quasi». L’uomo si tacque, quasi a riprendere fiato, dopo la lunga elencazione, mentre l’insondabile ispettore Tirr cominciò a riflettere stringendo le labbra e muovendole avanti e indietro.

«È un delitto a due mani», esordì alla fine, con un sorriso compiaciuto. «Le associazioni e il ministro sono complici». L’uomo in grigio guardò perplesso l’incontenibile ispettore Tirr che spiegò: «Se le associazioni proclamassero subito il fermo o il ministro le ricevesse subito, tutta questa perdita di tempo non ci sarebbe!», sentenziò, «purtuttavia…»

Quella congiunzione lasciata in sospeso creò un momento di suspense che fu sciolto solo dal seguito della spiegazione: «Purtuttavia il suo errore è all’origine: lei vedeva un crimine, ma non il responsabile. Invece ci sono i responsabili – come hanno dimostrato le mie deduzioni – ma non il crimine. In realtà anch’io assisto ogni volta a questi atti, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze: non è un delitto seriale, è un déjà vu».

E con il suo sorriso compiaciuto, ancora stampato in faccia, l’improrogabile ispettore Tirr prese la cartellina gialla intestata «Perdita di tempo» e la consegnò ai suoi collaboratori perché la riportasse in archivio, dove avrebbe continuato a ingiallire in un mare di cartelline tutte desolatamente giallastre.

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