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Gli inestricabili cold case dell’autotrasporto/21

Un feuilleton poliziesco

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«Congratulazioni, ispettore!». Inchinandosi servilmente davanti a lui quasi a simulare il bacio della pantofola, il vice ispettore Franco Fabbrica, grasso com’era rischiò, di sbilanciarsi in avanti e di franare addosso al suo capo. Più equilibrato (in tutti i sensi) il suo collega Franco Destino si limitò a alzare il pollice a pugno chiuso con un sorriso di circostanza. Ma l’ineffabile ispettore Guido Tirr non era tipo da lasciarsi incantare dai complimenti. Sorrise gongolante e ammise: «Lo so. È un incarico prestigioso, una promozione ai livelli dell’alta scuola investigativa. E aggiunse dopo una breve pausa: «Meritata, eh!». Poi guardò la targhetta sulla porta del suo nuovo ufficio: «Ineff. Isp. Guido Tirr – Cold Case», prima di entrare e accomodarsi dietro la scrivania di metallo grigio anni ottanta, ricoperta da quattro pile di cartelline giallastre.

«Si faccia mandare dall’archivio i fascicoli più vecchi» gli aveva detto quella mattina il commissario capo. «Le nuove tecnologie» gli aveva spiegato, «consentono oggi di trovare evidenze che allora sfuggivano all’occhio umano. La sezione Cold case, che lei è oggi chiamato a dirigere, dovrà sfruttare queste possibilità e trarre fuori dal mistero tante oscure vicende rimaste troppo a lungo impunite».


L’inestricabile ispettore Tirr attorniato dai suoi due fedeli collaboratori prese una prima cartellina. «Questo è un caso di dodici anni fa», osservò il vice ispettore Fabbrica.

«Lo so», lo rimbeccò piccato l’incontenibile ispettore Tirr, togliendosi di bocca la sua celbre pipa calabash. «Anch’io so far di conto: c’è scritto 2008 e siamo nel 2020. E 2008 più 2020 fa 4028 che diviso due fa 2014 meno 2002 fa 12». E fulminò lo sventurato vice ispettore con un gelido sguardo matematico.

«Di che si tratta?» cercò di sdrammatizzare il vice ispettore Destino e lesse ad alta voce l’intestazione: «Costi d’esercizio. Ma c’è una cancellatura: prima era scritto costi della sicurezza».

L’incancellabile ispettore Tirr si accomodò sulla sua sedia e cominciò a leggere l’incartamento: «Il 6 agosto 2008 l’articolo 82 bis della legge 133 affida all’Osservatorio della Consulta l’incarico di calcolare i costi d’esercizio delle imprese di autotrasporto…».

«Ma questo» lo interruppe il vice ispettore Fabbrica, «è un caso ancora aperto. Se ne sta occupando la sezione Committenti…»
L’incredibile ispettore Tirr prese un’altra cartelletta: «Questa è del 2002. È ancora più vecchia: sono passati diciotto». Sopra c’era scritto: «Ferrobonus».

«È un crimine seriale» ricordò il vice ispettore Destino, «i fondi sono stati erogati a singhiozzo, ma hanno funzionato poco e male. Il caso, però, è stato riaperto in seguito ai nuovi fondi stanziati negli ultimi anni. Adesso sta indagando la sezione Ferrovie».

Alzando gli occhi al cielo l’incredibile ispettore Tirr depositò la cartellina e ne prese un’altra: «Rinnovo del parco. 2006. Quattordici anni fa. Ormai il parco sarà stato completamente rinnovato». E rivolse ai due vice ispettori un’occhiata interrogativa.

«In realtà nel 2006 è partita la motorizzazione Euro IV» sussurrò il vice ispettore Fabbrica. «Ma oggi i veicoli industriali di quel tipo – vecchi e inquinanti – sono ancora il 60% del circolante».

«E ci sono ulteriori stanziamenti anche quest’anno», aggiunse il vice ispettore Destino. «Ci sta lavorando sopra la sezione Risorse e Fondi…».


L’inesauribile ispettore Tirr non si scompose. Continuò a frugare tra le cartelline, leggendo a bassa voce nomi e date: «Autostrade del Mare 2002», «Dumping sociale 2004», «Incentivi al combinato 2005», «Tracciamento rifiuti 2006». E poi altre: «Infrastrutture cadenti»,«Deduzioni forfettarie», «ART», «Pedaggi», «Cabotaggio», «Distacchi», «Brennero»: tutte vecchie cartelline con la polvere di anni e anni. «Tutti casi ancora aperti», mormorò l’incredibile ispettore Tirr… Poi abbassò il capo, prese il mucchio di fascicoli giallastri e li consegnò ai suoi collaboratori perché li riportassero in archivio, dove avrebbero continuato a ingiallire in un mare di cartelline tutte desolatamente giallastre.