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L’amicizia è anche un antidolorifico naturale

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Una ricercatrice dell’Università di Oxford, Katerina Johnson, studiando il ruolo dell’endorfina (un oppioide prodotto dal nostro organismo con potere analgesico) nel facilitare i legami sociali, notò che le persone che dichiaravano di avere delle amicizie molto profonde sopportavano meglio gli stimoli dolorosi.
Per provare questa relazione, arruolò 101 volontari tra i 18 e i 34 anni e propose loro un esperimento che prevedeva due step: nella prima fase, venivano poste alcune domande relative alla rete amicale e alla loro frequentazione. Nella seconda, veniva chiesto di sedersi con la schiena appoggiata al muro e le gambe piegate ad angolo retto rispetto al tronco.
Quello che emerse fu che, a parità di età e allenamento, i volontari che avevano dichiarato di avere più amici che sentivano e vedevano con una cadenza fissa, hanno mantenuto più a lungo questa posizione, denotando quindi una maggiore resistenza al dolore!

L’altra faccia della medaglia: l’isolamento sociale
Abbiamo precedentemente parlato di quanto sia importante coltivare delle relazioni amicali e di quanti benefici ci porti avere delle amicizie profonde. È importante però soffermarsi a parlare anche dell’altra faccia della medaglia: l’isolamento sociale.

Perché è importante parlare di isolamento sociale?
Perché certi contesti di vita o certi lavori, come ad esempio quello dell’autotrasportatore, espongono le persone a trascorrere molte ore e molto tempo da sole, lontano dai propri affetti e dai propri cari, esponendole a una serie di rischi che, troppo spesso, non vengono presi in considerazione o, addirittura, sottovalutati.
Per fare un esempio di rischio fisico, vi riportiamo uno studio statunitense del 2010. Alcuni ricercatori della Brigham Young University hanno studiato l’impatto sulla salute causato dalla mancanza di una rete sociale profonda (cioè di amici o conoscenti realmente interessati ad avere una relazione amicale con noi); quello che è emerso è che le conseguenze a livello fisico risultano simili a quelle che si hanno con un consumo massivo di tabacco o di alcool.

Isolamento sociale e necessità di stare da soli: quali differenze?
Con il termine isolamento sociale si fa riferimento a una perdita di contatto che la persona ha con l’ambiente esterno (amici, familiari, attività) in modo più o meno consapevole e per un periodo prolungato di tempo. La necessità di stare da soli, invece, è solitamente temporanea e motivata.

Da che cosa è causato?
L’isolamento sociale è un disagio radicato nella nostra società ormai da molto e nel corso del tempo e può essere causato da varie motivazioni: problemi medici (ad esempio, patologie molto debilitanti) che rendono difficoltoso uscire; problemi lavorativi-familiari (ad esempio traslochi o spostamenti dal proprio luogo di origine) che implicano una difficoltà a ricostruire delle radici e una rete nella nuova residenza; uso massivo dei social (facebook, instagram, chat virtuali, tinder, whatsapp etc), che implicano il costruirsi una vita “virtuale” con una progressiva diminuzione dei contatti sociali “reali”; problemi di natura psichica (depressione, autismo, disturbi ansiosi, attacchi di panico, ecc.) che implicano una difficoltà nell’intraprendere delle relazioni sociali; periodi di forte stress o traumi (ad esempio, atti di bullismo o mobbing) che portano una difficoltà, paura e sfiducia nell’intraprendere delle relazioni interpersonali; non per ultimo, il lockdown nel periodo del Covid-19. Nicholas Christakis, medico e sociologo dell’università di Yale, in un’intervista per la rivista Science, in merito a quest’ultimo punto, ha dichiarato: «La diffusione del coronavirus in tutto il mondo ci obbliga a reprimere il nostro bisogno di relazione, un impulso profondamente umano radicato nell’evoluzione: vedere gli amici, aggregarsi in gruppi, stare l’uno vicino all’altro. Si tratta di una condizione innaturale che metta a dura prova anche la capacità di cooperazione propria degli esseri umani».

Quali sono i danni più rilevanti?
Come riportato nell’articolo relativo ai benefici dell’amicizia, i contatti sociali riducono gli effetti negativi dello stress e, se questi vengono meno, ci espongono a tutta una serie di conseguenze negative. Una ricercatrice della Brigham Young University, Julianne Holt-Lunstad, spiega: «Il solo sapere di avere qualcuno su cui poter contare può essere sufficiente a smorzare parte delle risposte allo stress, anche se quella persona non è fisicamente presente».

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La redazione di Uomini e Trasporti