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Manteniamo le distanze

Non mi sono mai fermato, nel senso che i prodotti trasportati dalla mia azienda sono di un settore ritenuto essenziale. In più, per un lungo periodo sono anche rimasto lontano da casa per non far correre rischi alla famiglia: moglie, due bimbi piccoli e genitori anziani. Un sacrificio fatto con coscienza, ma anche con sacrificio. Adesso, con la Fase 2, vedo euforia ma anche confusione: come sarebbe meglio comportarsi? Domenico_M. (Salerno)

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Fase 2 finalmente! L’ondata di piena della pandemia che ha investito il nostro paese in maniera virulenta e imprevedibile sembra si stia placando, il numero di contagi da SARS-Cov-2 (questa la denominazione scientifica del virus) cala in maniera progressiva e costante, molti reparti ospedalieri dedicati alla cura dei malati di Covid-19 (Corona Virus Disease: così si chiama la malattia) stanno chiudendo. Eppure, come scrive il professor Claudio Puoti, infettivologo ed epatologo, nelle sue pagine Facebook: «dire che il peggio è passato NON vuol dire che tutto è finito» perché «l’epidemia non segue meccanismi on/off per cui un certo giorno a una certa ora decide di spegnersi».

Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che, senza allarmismi e senza panico, non bisogna abbassare la guardia. Allentare il cosiddetto “lockdown” (parola della quale ignoravamo l’esistenza fino al 4 marzo scorso e che in italiano significa letteralmente isolamento ma anche detenzione, confinamento, chiusura totale) non può e non deve significare ottimismo eccessivo e superficialità che si potrebbero tradurre nell’abbandono di tutte quelle norme fondamentali che, grazie a un principio di solidarietà sociale, hanno consentito fino a oggi di rallentare e contenere la diffusione del virus e di evitare il collasso delle strutture sanitarie dedicate alla cura del dilagare dei malati. Fase 2 significa, secondo me, periodo di prova. Sars-Cov-2 continua a circolare un po’ più sotto traccia nella popolazione italiana e, senza allarmismi, ognuno di noi potrebbe essere portatore asintomatico, e dunque inconsapevole, del virus e in grado di poterlo trasmettere. Senza dimenticare che la circolazione di Sars-Cov-2 sembrerebbe essere influenzata da fattori stagionali, anche se al momento non vi sono dati per prevederne il comportamento nei prossimi mesi. Perciò nell’attesa (a dir la verità piuttosto lunga) di un vaccino efficace e che si raggiunga un certo grado di immunità collettiva (la cosiddetta immunità “di gregge”) tale da interrompere la circolazione del virus nella popolazione, bisogna mantenere le distanze, lavarsi costantemente e accuratamente le mani e seguire tutte quelle raccomandazioni indicate con chiarezza nel sito del ministero della Salute. Senza panico eccessivo, ma senza facilonerie e senza pregiudizi nei confronti delle istituzioni che sono impegnate in prima linea, facendo affidamento su fonti ufficiali e scientificamente attendibili e non sul parere di “ciarlatani ed espertoni” che creano le proprie realtà.

«Dire che il peggio è passato NON vuol dire che tutto è finito… Fase 2 significa, secondo me, periodo di prova… anche perché l’epidemia non segue meccanismi on/off per cui un certo giorno a una certa ora decide di spegnersi»
Claudio Puoti, infettivologo ed epatologo

Non è difficile e poi funziona, lo abbiamo già sperimentato negli ultimi due mesi. E tutte quelle volte nelle quali non è possibile mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro, c’è la mascherina. Appositi “tutorial”, anche questi messi in rete dal ministero della Salute ne spiegano l’uso corretto, aziende varie hanno messo in commercio modelli “fashion”, divertenti e lavabili, sempre nel rispetto assoluto delle norme di sicurezza. Le parole d’ordine sono quindi responsabilità e serena cautela o saggezza vigile (come dice il professor Puoti). Passerà. Le epidemie e le pandemie fanno parte della storia dell’umanità, periodicamente tornano a farci visita con il loro carico di morte e dolore, ma prima o poi passano.

Annagiulia Gramenzi
Annagiulia Gramenzi
Ricercatore Dip. medicina clinica Univ. Bologna
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