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Nazzarena Franco, Ceo di DHL Express Italy. Innovazione e customer service: è qui che il trasporto è donna

Questa tappa del nostro viaggio all’interno del femminile nel trasporto ci porta in DHL Express Italy, società guidata dallo scorso anno da Nazzarena Franco. La sua carriera, interamente vissuta nel mondo della logistica, appare quasi un’eccezione, a maggior ragione se si considera il livello manageriale raggiunto. Perché l’universo educativo, da sempre, trasmette messaggi di genere, legati a mestieri e ruoli. Una visione culturale che le aziende possono rimettere a fuoco

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«Il trasporto oggi è anche innovazione, tecnologia e customer service. È qui che le donne stanno entrando nel settore, trasformando il vecchio paradigma di “uomini e trasporti”. Si tratta di un mondo in evoluzione che ha bisogno di superare, in particolare nei trasporti stradali, vecchi schemi culturali. Le aziende, insieme alle istituzioni e alla scuola, devono avere un ruolo importante in questo cambiamento». Nazzarena Franco, alla guida di DHL Express Italy dallo scorso marzo, preferisce non entrare nei dettagli di un’idea che da qualche giorno le gira per la testa. «Per ora si tratta solo di un’ipotesi – ammette con riserbo – mi piacerebbe che la mia azienda partecipasse attivamente a percorsi educativi per invogliare le bambine a considerare tutti i lavori possibili e decidere consapevolmente che cosa fare da grandi». Si capisce, però, che la manager sorridente che mi accoglie, alla barriera est di Milano, nell’iper-tecnologico quartier generale di DHL Express, una realtà in cui su circa 2.700 dipendenti, più della metà sono donne, crede fermamente che le aziende possano migliorare la vita dei clienti-cittadini. Quando si siede, circondata dalle sue collaboratrici (donne), è in versione casual, appena tornata dal tree planting a Bergamo: insieme a 70 dipendenti ha piantato 300 alberelli forestali nell’ambito del Global Volunteer Day, un giorno di volontariato istituito da anni dalla casa madre tedesca. Non è l’unico progetto nella direzione della salvaguardia dell’ambiente. Qualche settimana fa a Milano ha avviato il progetto Breath Clean, in cui più di 50 mezzi DHL montano specifici sensori per monitorare l’aria della città durante le attività di pick up & delivery, all’interno di un programma legato alla mission del gruppo Deutsche Post DHL: l’azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050, nell’ambito della strategia GoGreen e della responsabilità sociale d’impresa.

Da quasi un anno è alla guida di DHL Express Italy, ma prima ha percorso una lunga carriera nella gestione dell’aeroporto di Bologna e nel cargo aereo. Come è entrata nel mondo dei trasporti?
Ho iniziato con la consulenza curando due grandi progetti legati ai trasporti e alle infrastrutture. Poi, ho deciso di passare al mondo aziendale e una delle occasioni che si è concretizzata più in fretta è stata quella nella società di gestione dell’aeroporto di Bologna, in cui ho iniziato come business analyst. In seguito, mi è stata proposta un’esperienza manageriale con il cargo handling: mi sono occupata della ristrutturazione della società controllata. Quindi sono tornata nella capogruppo a fare strategie e pianificazione. Qui la presenza di donne in seconda linea è molto diffusa, così come in DHL. Nelle prime linee, poi, si riduce: accade anche in altri settori, ma credo che nel trasporto sia più evidente.

Secondo i dati della Commissione europea le donne nei trasporti arrivano a mala pena al 22%, tra gli autisti il dato precipita al 2%. Cosa ne pensa? È possibile aprire il settore all’universo femminile?
Vorrei fare una premessa: il settore dei trasporti è molto ampio. Ha al suo interno diversi sotto settori complessi, in evoluzione e proiettati verso il futuro. Si tratta di una realtà in grande trasformazione che sta già andando ad abbattere schemi mentali, seppure ancora poco impattanti nel sociale. Se il settore viene identificato solo con il road si riscontra sicuramente ancora una prevalenza di tipo maschile. Ma io vedo che un’evoluzione è già cominciata. Oggi fare trasporto significa mettere accanto a una rete fisica di snodi, una rete informatica parallela: per noi, per esempio, se si blocca una delle due, il sistema si ferma. Le aziende di trasporti sono altamente tecnologiche: noi, come DHL Express, ci ritroviamo a gestire una mole di dati che non sono diversi da quelli di Google e anche le infrastrutture informatiche che abbiamo sono al pari di aziende della new economy. Un altro elemento da valutare per considerare il settore dei trasporti in modo diverso è il customer care: pochi sanno che in DHL Express costituisce uno dei pilastri dell’attività, al pari del pick up & delivery e della movimentazione delle spedizioni. Nel customer service noi occupiamo più di 500 persone e nella quasi totalità sono donne. Si tratta di una parte importantissima del nostro servizio: le merci vanno monitorate e l’interfaccia con il cliente diventa fondamentale. È così che il paradigma «uomini e trasporti» è sottoposto a forte trasformazione.

TRATTI E RITRATTI

«Leadership è avere attitudine al cambiamento e, ancora di più, all’evoluzione». Nazzarena Franco ha iniziato la sua carriera occupandosi di trasporti e infrastrutture, ha svolto diversi ruoli manageriali nella società di gestione dell’aeroporto di Bologna, prima di approdare in DHL.

Nazzarena Franco durante l’intervista: lo stile è casual perché di ritorno dal tree planting a Bergamo dove con 70 dipendenti Dhl ha piantato 300 alberi in un parco pubblico.

«Mi piace molto camminare, viaggiare. In particolare, in montagna trovo nutrimento e ispirazione per quello che faccio tutti i giorni».

Come sono i numeri della presenza femminile in DHL Express Italy?
Se guardiamo al pick up & delivery, la percentuale è più che doppia rispetto ai dati europei: siamo al 4,5%. Invece, su tutta la popolazione DHL, sono donne più della metà dei dipendenti. In board siamo in due su otto, ma è una situazione abbastanza frequente quando si raggiungono posizioni più elevate.

Lei ha avuto una carriera interamente nell’ambito dei trasporti. Com’è stata la sua strada?
Credo di aver dato moltissimo, senza risparmiarmi, alle aziende in cui ho lavorato e sono stata apprezzata dai capi uomini che ho avuto: a volte prima che chiedessi, già mi venivano offerte delle opportunità. Spesso si trattava di compiti delicati, non facilmente affidabili ad altri, ma io sono stata sempre disponibile. Credo di essere stata una persona disposta a dare molto e questo indipendentemente dall’essere donna.

Ha avuto esperienza con capi donne?
No, sempre capi uomini. Al contrario quando ero a capo della società di cargo aereo avevo una squadra tutta femminile. Donne dalla prima linea in giù, tanto che il settimanale Donna Moderna, attratto dalla novità di tante donne in magazzino a gestire le spedizioni, ci ha dedicato un articolo.

Che cosa pensa del «metoo» e dei compromessi di genere?
Nella mia carriera non è mai accaduto nulla di tutto questo. Sono cose che mi fanno rabbrividire e se solo sapessi che sono pratiche in atto nella mia azienda, le fermerei in maniera molto decisa. In un ambiente di lavoro ognuno deve essere libero di esprimersi e affermarsi in base alle proprie capacità e doti. Sto parlando di un mondo ideale? Io lavoro anche per quello…

Come ha conciliato la vita privata con quella lavorativa?
Non è stato semplice. L’aspetto lavorativo nella mia vita ha avuto una prevalenza. Nella prima fase della carriera ho sacrificato molto tempo, ma sono stata molto attenta a coltivare sempre interessi personali, magari nel weekend. Il mio compagno e la mia famiglia di origine vivono in un’altra regione, quindi al momento la mia vita è caratterizzata dagli spostamenti nel weekend, ma durante la settimana sono concentrata sul lavoro.

Secondo lei cosa bisognerebbe fare per aprire ancora di più il mondo dei trasporti alle donne?
Esiste un percorso culturale e di educazione. In questo le aziende possono fare qualcosa, ma non sono l’unico attore al tavolo. Da bambine ci viene passata un’educazione che anche implicitamente ci trasmette messaggi di genere, legati ai mestieri o ai ruoli. Penso che questo tipo di comunicazione arrivi dalla scuola, dalla famiglia e dalla società in genere e rende più difficile alle donne capire quali sono le proprie potenzialità nella professione. Ma ripeto: si tratta di un tema educativo. C’è bisogno che scuola, società, istituzioni e aziende confluiscano nello stesso messaggio focalizzato sulle potenzialità che le persone hanno. E uno dei miei obiettivi è proprio quello di contribuire con la mia azienda affinché ciò si realizzi.

Quanto l’e-commerce sta rivoluzionando la logistica?
Noi ci riteniamo parte del business dell’e-commerce, facciamo anche attività consulenziale alle aziende che vogliono aprire questo canale. Stiamo studiando con il Politecnico di Milano i trend e posso dire che è ormai chiaro che una determinata opzione di consegna influenza l’esperienza del consumatore verso l’acquisto online. Quindi bisogna necessariamente valorizzare il momento della consegna.

Come immagina la logistica tra 10 o 20 anni?
Non ho certezze, ma provo la sensazione di grandi cambiamenti ed evoluzioni. Nella logistica ci sono più mondi. Per esempio, il servizio Express – che fa anche e-commerce – e i grandi player di e-commerce sono due realtà diverse: il primo è orientato verso un servizio premium con le eccellenze del made in Italy, i secondi sono player logistici con posizionamento diverso. Credo che in futuro ci sarà una grandissima differenziazione di livelli, posizionamenti e servizi offerti.

C’è bisogno che scuola, società, istituzioni e aziende confluiscano

nello stesso messaggio focalizzato sulle potenzialità

che le persone hanno.

E uno dei miei obiettivi è proprio quello di contribuire

con la mia azienda affinché ciò si realizzi


Lo staff interamente al femminile nella divisione cargo dell’aeroporto di Bologna. Questo monopolio di genere ha attirato l’attenzione anche del settimanale Donna Moderna

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