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Parola agli autisti: i protagonisti invisibili di un tempo malato

L’hanno chiamati eroi, li hanno ringraziati, una volta tanto esaltati per il ruolo che svolgono. Ma il loro quotidiano più che di gloria, è pieno lacune: servizi igienici, trattorie e un po’ di dignità. Vuoti pesanti che ci raccontano in prima persona

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Dal 10 marzo sono chiuso in casa, in quarantena, come la maggior parte degli italiani. Le poche volte che esco per fare la spesa mi accoglie una città vuota. Le poche anime che incontro camminano rasente i muri con aria furtiva, nascoste dietro vistose mascherine. Poi finalmente conquisto la meta: il supermercato. Vedo gli scaffali pieni e mi domando: ma come si riempiono? Chi è che ogni giorno si preoccupa di portare tonnellate di merce per chi, come me, sta fermo a casa? Poi mi giro e sulla rampa del market vedo un camion con la pedana posteriore abbassata e qualcuno che scarica bancali di cibo con il muletto. Eccoli quindi i protagonisti invisibili di questo tempo malato. Allora tornato a casa, mi attacco al telefono e contatto quanti più camionisti riesco, per avere testimonianza diretta di quanto accade sulle strade di Italia.

DANIELE TERENZI

(ROMA)
TRASPORTO ALIMENTARI

Mi occupo di distribuzione per grandi catene commerciali. Molte, ora, hanno chiuso temporaneamente. Altre più piccole, invece, hanno raddoppiato il lavoro e così sono molto occupato. Il problema più grave è che per strada non trovi nulla di aperto a livello di ristorazione e servizi igienici. Persino gli autogrill in autostrada sono chiusi. Così quando devo partire per una settimana mi organizzo portando cibo da casa. Ma il problema dei bagni rimane. La maggior parte di noi, come accadeva un tempo, è costretta ad andare per prati. Per l’igiene personale ci si organizza con salviettine igieniche, ma è un disastro. Non vedo l’ora di arrivare a casa per il fine settimana. Al lavoro non si può dire di no e quindi andiamo avanti. Con forza e coraggio.

ANDREA FUSARO

(PRAY – BIELLA)
TRASPORTO ACQUA MINERALE

Lavoro tutti i giorni e ho la fortuna di tornare sempre a casa. Trasporto acqua minerale con un autotreno di una piccola ditta locale. Preleviamo acqua imbottigliata dalla fonte in Val Sesia e la distribuiamo, nei formati da un litro destinati alle famiglie, in zone a rischio: Lodigiano, Piacentino, Brianza, Comasco, Bergamasco, Bresciano. Malgrado tutto ciò non ho paura: mi proteggo con mascherina e guanti, mi lavo sempre le mani prima e dopo lo scarico. La cosa più brutta è non trovare un bar o un ristorante aperto e non poter usufruire di bagni. I pochi autogrill aperti vendono tutto a prezzi assurdi. Non puoi neanche entrare, ti lasciano il bicchierino di plastica del caffè fuori sui bidoni. E poi mi manca tanto il contatto con i colleghi, non potersi dare la mano, abbracciarsi. L’altro giorno ci siamo incontrati con Barbara Strozzi. Era la prima volta (la conoscevo soltanto via Facebook) e non abbiamo resistito: ci siamo battuti il 5. Subito dopo abbiamo fatto una faccia come bambini sorpresi con le mani nel vaso della marmellata e siamo scoppiati a ridere!

BARBARA STROZZI

(SAN BARTOLOMEO IN BOSCO – FERRARA)
TRASPORTO ALIMENTARI


Trasporto generi di prima necessità e ogni notte penso di potermi esporre al contagio. Sugli sguardi dei colleghi noto sconcerto e paura, tanta paura. Tutti nascosti dietro alle proprie mascherine e sempre sul “chivalà”. Le aziende per precauzione limitano l’ingresso negli uffici. Si leggono solo cartelli di obblighi o di avvertimenti! Tante ditte impediscono l’accesso ai servizi igienici, altre proibiscono di usare, o addirittura spengono, le macchinette di caffè per evitare affollamenti. La stretta di mano, la pacca sulla spalla, l’abbraccio come saluto sono banditi. Ci si parla poco, anche stando a distanza di un metro gli uni dagli altri. Si scarica velocemente in un clima surreale, oppure ti obbligano a stare in cabina. La gente ha paura e anch’io. Ma questo non mi ferma e ogni notte porto a termine il mio dovere, perché ognuno ha diritto di avere alimenti freschi. Siamo in coda nella lista del rispetto, spesso criticati e odiati, ma non molliamo comunque.

PASQUALE PAPARO

(BADOLATO – CATANZARO)
TRASPORTO COLLETTAME

Trasportiamo collettame dal nord al sud dell’Italia. Sulla dorsale appenninica non c’è aperto neanche un autogrill. La strada è tanta e non si può rimanere senza cibo. Le piattaforme logistiche di Milano Lacchiarella non ci fanno scendere dalla cabina. I bagni chiusi. Una vera tortura. Anche sull’autostrada adriatica la situazione è identica. E purtroppo non ci possiamo fermare. L’altra sera un collega autista è riuscito a mangiare dopo un giorno di digiuno a Fabro, dove ha trovato un locale aperto. Speriamo passi in fretta tutto ciò, perché è veramente difficile lavorare in queste condizioni.

JENNIFER ALTILIA

(OLGINATE MOLGORA – LECCO)
DISTRIBUZIONE SETTORE AUTOMOTIVE


Lavoro per la ditta di famiglia – una fonderia – e in questo momento non ci possiamo fermare per non rischiare di bloccare i clienti. Molti pezzi che produciamo servono anche per i letti di ospedale. La cosa più triste è che se sono stanca non posso nemmeno fare una pausa di due secondi per un caffè: non c’è nessuno, tutto chiuso. L’unica nota positiva è che c’è ancora chi ti saluta e ti ringrazia per essere in giro lì fuori da sola. Tanti bimbi ti guardano e ti sorridono e questo ti dà il coraggio di andare avanti. Mi ritengo fortunata perché almeno la sera torno a casa e vengo accolta dal caloroso abbraccio dei miei figli.

PIETRO OLIANI

(CASTELNOVO BARIANO – ROVIGO)
TRASPORTO MANGIMI

Improvvisamente siamo visti come eroi, in realtà siamo i camionisti di sempre. Cerchiamo soltanto di svolgere al meglio il nostro lavoro. Se c’è una differenza rispetto a prima è nella mancanza di traffico e in una solidarietà maggiore da parte degli altri utenti della strada che, adesso, ci sorride forse comprendendo che senza di noi si fermerebbe tutto. Io vado per fattorie a distribuire mangime e mi ritengo fortunato, perché ti accolgono sempre bene. Altri colleghi, costretti a caricare e scaricare presso piattaforme logistiche, trovano spesso un ambiente ostile: bagni chiusi, macchinette del caffè chiuse, divieto di scendere dalla cabina. La mia ditta si comporta bene: addirittura cercano ristoranti o pizzerie aperti lungo il percorso e li contattano per farci consegnare il cibo in cabina nella vicina area di sosta. Un bel segno di vicinanza nei confronti dei dipendenti.