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Piattaforme sulla penisola/2. Castel San Giovanni: La prima pietra dell’impero Amazon in Italia

Realizzato otto anni fa, il primo Centro logistico tricolore della creatura di Jeff Bezos è ancora oggi un modello di efficienza operativa e alta tecnologia. Siamo andati a visitarlo per conoscere alcuni segreti della sua supply chain

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Un edificio tecnologicamente avanzato di quasi 100.000 mq, grande come 11 campi da calcio e alto come un palazzo di 3 piani. L’avventura italiana di Amazon è iniziata così, con il Centro logistico costruito nel 2011 a Castel San Giovanni (Piacenza), sulla Torino-Brescia e a pochi km dal raccordo con l’A1. Oggi vi lavorano circa 1.100 addetti a tempo indeterminato, numero che arriva fino a 2.000 nei periodi di maggiore richiesta, come Black Friday o Natale. Un successo poi replicato in tutta Italia. Su quali basi? Per rispondere siamo entrati direttamente nel centro piacentino

Sicuramente uno dei segreti è la semplicità della supply chain, unita però a soluzioni non convenzionali. Si parte dall’inbound, la zona di ricezione delle merci, spacchettate dai pallet e riposizionate in contenitori di plastica gialli per i prodotti venduti e spediti da Amazon, neri per quelli di altri produttori e soltanto inviati dal corriere. I contenitori arrivano via nastro alla zona degli scaffali dove sono sistemati – sorprendentemente – in modo casuale, laddove esiste spazio su di un ripiano, dopo aver scansionato prodotto e posizione. In Amazon lo chiamano “disordine organizzato”, perché tutto è memorizzato nel sistema informatico. Il prodotto potrà alla bisogna essere ritrovato velocemente, senza confonderlo con merci dello stesso tipo accatastate insieme. Nel prelievo l’algoritmo del sistema Amazon fornirà all’addetto il percorso più rapido da seguire.

Nella zona del confezionamento si assemblano gli ordini multipli da spedire con lo stesso pacco. L’addetto prende il prodotto dal contenitore sul nastro trasportatore, “scansiona” il codice a barre e automaticamente il sistema indica il tipo di scatola e di confezione da realizzare, nel pieno rispetto della privacy. Un braccio meccanico avvicina l’adesivo alla superficie del pacco per poi “sparare” un forte soffio di aria compressa che lo fa aderire. Gli ordini più delicati vengono separati da quelli più robusti, sempre su nastro, per poi essere inscatolati separatamente nei pallet e affidati ai corrieri. Il tutto governato da un algoritmo dal suggestivo nome di “Sistema”.

Alla fine resta la sensazione di un processo fluido e privo di intoppi, confermata dai numeri premianti di Amazon nel nostro Paese.

Ultime aperture ad Arzano e Santarcangelo

1,6 MILIARDI INVESTITI, 5.200 POSTI DI LAVORO CREATI

L’invasione pacifica, ma capillare, del territorio italiano di Amazon prosegue inesorabile. Dopo Castel San Giovanni, nel 2017 Amazon ha fondato altri due centri a Passo Cortese (Rieti) e a Vercelli, mentre dallo scorso luglio è operativa una quarta struttura con tecnologia robotica a Torrazza Piemonte (Torino): 60.000 mq, 150 milioni di investimento e 1.200 posti di lavoro entro il 2022.
Se guardiamo poi ai depositi di smistamento, la lista è lunga: ben 16, con gli ultimi nati ad Arzano (Napoli), centro da 13.000 mq nel Sud Italia, e a Santarcangelo di Romagna (Rimini), che ha aperto i battenti a inizio ottobre. In tutto, Amazon ha finora investito 1,6 miliardi di euro e creato più di 5.200 nuovi posti di lavoro.
Ma come mai così tanto interesse per lo Stivale? La creazione di una moltitudine di infrastrutture immobiliari è funzionale a intercettare i processi di digitalizzazione e la diffusione dell’e-commerce, che nel nostro Paese sono ancora agli inizi. Il giro d’affari generato dalle vendite in rete nel 2018 è stato di 41,5 miliardi di euro, il 18% in più rispetto all’anno precedente. E Amazon lo ritiene un buon motivo per avere fiducia nella “penetrazione digitale”.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti