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Tempi di guida? C’è chi non li rispetta e viene multato e denunciato alla procura

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Tempi di guida e di riposo: c’è chi vorrebbe allungarli, chi li difende, chi non li rispetta. Proprio mentre a livello politico impazza la polemica tra favorevoli e contrari a una loro modifica, sulla strada viaggia ancora qualcuno che magari ritiene di poter approfittare del contesto per continuare a fare il furbo. Ieri sera, a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, la polizia municipale locale ha fermato un camion, ha scaricato i dati dal tachigrafo e subito è apparso evidente che ci fosse un meccanismo a bloccarne la registrazione. Perché, malgrado fermato per strada e quindi in movimento, il camion risultava essere fermo. Poi, portato il veicolo in officina autorizzata ed effettuate le verifiche del caso, abbastanza in fretta è stato trovato un congegno elettronico parallelo a quello del veicolo e che, tramite una prolunga, consentiva di sistemare in cabina un interruttore con cui accendere e spegnere la registrazione dei dati stessi. L’autista alla guida, un cittadino rumeno regolarmente alle dipendenze di un’azienda italiana, non si è molto difeso, ma ha dovuto accettare la serie di sanzioni che, in questo caso, si sono manifestati con «il massimo della pena». In quanto alla sanzione di 1.700 euro, alla sospensione della patente e alla decurtazione dalla stessa di dieci punti, è stata aggiunta anche la denuncia penale all’autorità giudiziaria affinché verifichi se, nella fattispecie, ci siano gli estremi del reato previsto dall’articolo 437 del codice penale con cui si punisce, con una reclusione fino a cinque anni, «chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia». 

Il verbale non lo dice espressamente, ma di certo la vicenda investe direttamente anche l’azienda alla cui dipendenze lavorava l’autista multato. Infatti, oltre alla solidarietà rispetto alla sanzione (nel senso un’analoga multa dovrebbe essere stata recapitata anche all’azienda), c’è il suo coinvolgimento nelle conseguenze giudiziarie dell’accaduto. Non fosse altro perché, malgrado i vigili abbiano denunciato alla procura l’autista, a dover rispondere della manomissione del tachigrafo – come chiarito più volte dalle sentenze della Cassazione; per tutte la n. 2200 del 19 gennaio 2018 o la n.18221 del 2 maggio 2019è esclusivamente l’impresa titolare del veicolo e non l’autista dipendente. Perché soltanto al primo possono applicarsi le norme penali, mentre per il secondo restano valide quelle previste dal codice della strada.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti