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Tutto cambia, tranne l’autotrasporto

Immaginate di fare le valigie per godervi una meritata vacanza intorno alla prima settimana di agosto. State via nemmeno un mese e quando tornate, a settembre, l’Italia è completamente cambiata. E quanto è cambiata! Eravamo un governo sovranista, sbilanciato a destra, alleato dei regimi più antieuropeisti del continente, barricato sulla linea di confine di porti chiusi e invalicabili, e siamo diventati il governo più a sinistra della storia repubblicana, solido partner dei paesi fondatori dell’Unione europea, i quali adesso sono disposti a gestire comunitariamente la politica immigratoria con una logica inconcepibile fino al giorno prima.

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Sono soltanto esempi. E mille altri se ne potrebbero citare per fornire il senso della strambata, ma ritengo abbiate già compreso. Anche perché qui non ci interessa tanto la politica, ma i riflessi con cui questa investe i trasporti. E qui il discorso cambia del tutto prospettiva. Perché la giravolta dell’esecutivo non sembra aver sfiorato minimamente l’universo dell’autotrasporto. Che imperterrito rimane paludato nei problemi e nelle criticità con cui si dibatte da troppi decenni. Se non ci credete andate a leggervi cosa richiede oggi Unatras alla neo ministra dei Trasporti Paola De Micheli (prima donna a occupare quella poltrona) e poi confrontatelo con quanto scriveva pochi mesi fa all’ex ministro Danilo Toninelli.

E se l’esercizio vi solletica potete tornare indietro di più stagioni, andarvi a rileggere le proteste reiterate suscitate dai ritardi con cui, in genere a luglio, l’Agenzia delle Entrate quantifica l’ammontare da mettere in detrazione per le spese non documentate, i costanti lamenti sui ritardi nei pagamenti o quelli che rispuntano puntualmente quando un governo – uno qualunque – inizia a misurarsi con la predisposizione della legge di bilancio, si mette alla ricerca dei cassetti in cui reperire risorse sempre più striminzite e incappa con i rimborsi delle accise agli autotrasportatori, giudicando necessaria una loro decurtazione.  

Circa tre anni fa quando dalla penna sagace di Umberto Cutolo spuntò il personaggio dell’ispettore Tirr (che trovate a pagina 63), impegnato in inutili indagini nel mondo del trasporto nostrano, pensammo di definire i racconti che lo vedono come protagonista non «gialli», ma «ingialliti». Per la semplice ragione che i casi dell’autotrasporto italiano non si risolvono mai, non arrivano mai a soluzione, ma restano lì per anni e anni finendo per diventare stantii e avvizziti. Rileggendoli uno di seguito all’altro, tutti d’un fiato, si vede scorrere la rappresentazione sintetica di una vicenda costruita di repliche stanche e spesso così prive di senso, da assumere loro malgrado tinte ironiche e scanzonate. 

Eppure, mentre la palude statica della politica ci avviluppa, la tecnologia accelera all’impazzata, al punto da sconvolgere l’intero mondo della mobilità e di farlo diventare altro nello spazio di un mattino. Altro a livello tecnico, con veicoli che viaggiano più o meno da soli, che si prenotano in autonomia una manutenzione, che non rilasciano nell’aria alcuna emissione inquinante. E altro anche a livello logistico, con processi accelerati, consegne frammentate, ordini rimpiccioliti e soprattutto con magazzinieri e robot iperefficienti divenuti intimi colleghi di lavoro. 

Suggestioni, certo. Utili però a comprendere quale sia il vero potere in grado di produrre stravolgimenti epocali, di impattare su occupazione, industria e servizi in modo rivoluzionario e con il quale urge confrontarsi anche se la politica se ne disinteressa per distrazione o per incompetenza. Al contrario, continuare a chiederle di conservare le agevolazioni per i veicoli euro 3, è come sperare di rianimare un asmatico a forza di suffumigi. 

Daniele Di Ubaldo
Daniele Di Ubaldo
Direttore responsabile di Uomini e Trasporti

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