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Un manifesto di Uomini e Trasporti per aumentare l’occupazione rosa nel settore. Le donne al trasporto: «Apri le porte, stiamo arrivando!»

Nel settore trasporti in Italia c’è una donna ogni 5 occupati. E per trovarne una al volante di un camion bisogna guardarne addirittura 100. Ma considerando che mancano ora circa 15mila autisti e ne mancheranno ancora di più domani, non sarebbe opportuno puntare sulla crescita della presenza femminile? È questo l’obiettivo che Uomini e Trasporti, con il progetto «Anch’io volevo il camion» (da leggere ogni giorno sul nuovo sito web dai primi di aprile), vuole porsi da qui a tre anni: far lievitare l’occupazione rosa nel settore fino al 25% e in cabina al 5%. Obiettivo possibile e dalle tante positive conseguenze. Ma per ottenerlo è necessario rimuovere una serie di barriere. Tutti insieme

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In Italia, per ogni donna autista ci sono più di 98 uomini al volante di un camion. Le quote rosa dell’autotrasporto italiano contano 10mila conduttrici di veicoli pesanti, pari all’1,6% del totale degli autisti professionisti stando ai dati Istat del 2018. Un quadro al limite in cui il tasso di disparità di genere è il più alto (96,8%) tra quelli presi in esame dal decreto del ministero del Lavoro che incentiva l’assunzione di donne nei settori ancora fortemente dominati dall’occupazione maschile (si veda nella pagina accanto). Anche il trasporto e magazzinaggio, come macrosettore, compare tra quelli incentivati avendo un tasso di disparità del 56,3% e una presenza femminile attestata al 21,9%, contando solo 221mila unità. La situazione cambia, ma di poco, se rivolgiamo lo sguardo all’Europa. Qui la presenza femminile nel settore dei trasporti in generale è del 22%: ancora bassa se si tiene conto che in media le donne rappresentano il 46% della forza lavoro nell’Ue. Se invece si considera solo il trasporto terrestre la quota rosa si ferma al 13%, arrivando al 25,1% nel magazzinaggio, ma volando al 41,5% nel trasporto aereo. Andando ancora più a fondo si scopre che negli Stati membri la percentuale delle donne impiegate in lavori “in movimento” nei trasporti cala al 10%, mentre arriva al 2% tra gli autisti di mezzi pesanti per trasporto merci, a fronte del 10% e del 12% rispettivamente per le autiste di bus urbani e di taxi.

LE DONNE NEI TRASPORTI IN ITALIA
(fonte Eurostat, anno 2016)
è la percentuale di donne impiegate nel trasporto e nel magazzinaggio in Italia, con un tasso di disparità di genere pari 56,3%. In termini assoluti sono 221.000 persone.
è la percentuale di donne impiegate come conduttrici di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento. Nel 2015 era l’1,3%. In termini assoluti sono 10.000 persone.
è la percentuale di donne che lavorano rispetto agli occupati complessivi in Italia (fonte Censis). Solo poco più della metà del numero complessivo delle donne italiane ha un impiego (56,7%).
è il tasso di disoccupazione in Italia delle donne, a fronte del 9,7% di quello degli uomini. Nella fascia di età tra 15 e 24 anni il tasso di disoccupazione tra le ragazze arriva al 34,5%, per i ragazzi si ferma al 30,4%.

È per ovviare a questa situazione che la Commissione Europea ha lanciato nel 2017 Women in Transport, una petizione con piattaforma aperta mirata a elevare la presenza femminile nel settore, anche grazie alla condivisione di strategie e pratiche aziendali o governative in grado di sostenere l’impiego delle donne nei trasporti. Un percorso che ha previsto anche la definizione di un rapporto («Business case to increase female employement in Transport») con lo scopo di mettere a confronto diverse esperienze e trarne indicazioni puntuali per attrarre le donne nel trasporto. Sono state analizzate 25 realtà aziendali e associative che hanno messo in atto azioni concrete per attirare le donne nei vari settori, dallo shipping alle ferrovie fino al trasporto aereo e alla logistica (si veda anche box su Snel). Tutte esperienze da cui prendere spunti per capire quali siano in concreto le barriere da abbattere e quali le azioni vincenti (si veda anche la tabella riportata nelle pag. 26 e 27) in cui sono riportate alcune azioni individuate).

LE DONNE NEI TRASPORTI IN EUROPA
(fonte Eurostat, anno 2016)
è la percentuale di donne impiegate in tutto il settore dei trasporti in Europa
è la percentuale dell’impiego femminile in Ue rispetto alla complessiva forza lavoro
è la percentuale di donne impiegate nel trasporto terrestre in Europa
è la percentuale di donne impiegate nel magazzinaggio e in attività di supporto alla logistica in Europa

Ma non è tutto, perché oltre a rappresentare una possibile soluzione alla carenza occupazionale, la presenza delle donne contribuirebbe a migliorare l’immagine aziendale, le relazioni tra colleghi, incidendo positivamente sul tasso di innovazione nel lavoro. Aspetti pratici molto importanti. Come se non bastasse secondo lo studio una maggiore presenza femminile serve ad abbattere il tasso di incidentalità, i relativi costi assicurativi, i consumi energetici e i costi di manutenzione. Lo testimonia anche l’autotrasporto statunitense che oggi vanta il 7% di autiste, quando soltanto nel 2008 sfiorava appena il 4,9%, avendo fatto leva su comunicazioni mirate per convincere le ragazze a entrare nel settore e a interventi pratici come l’illuminazione e la recinzione delle aree di parcheggio. E risultato è stato subito evidente: i camion in rosa sono riusciti ad abbattere del 20% il numero degli incidenti.

A QUANTO AMMONTANO GLI INCENTIVI PREVISTI DAL DECRETO 371/2019

SCONTI CHE NON SI CONTANO

Un’azienda di autotrasporto può risparmiare da 5.000 a 15.000 euro assumendo una donna. Forse non tutti sanno che dal 2013 in Italia esistono incentivi a supporto dell’occupazione femminile in settori fortemente dominati da lavoratori uomini. Il riferimento è ai decreti del ministero del Lavoro (di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze), ultimo in ordine temporale quello del 25 novembre scorso che, in attuazione dell’articolo 4, comma 11 della legge 28 giugno 2012, n. 92, individua i settori e professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna (superiore al 25% sulla base delle elaborazioni Istat). Tra questi compaiono anche trasporto e magazzinaggio con un tasso di disparità del 56,3% e la professione di conduttore di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento a quota 96,8%. Il decreto concede alle assunzioni in questi settori e professioni uno sconto del 50% dei contributi a carico dei datori di lavoro di 6 mesi per i contratti a tempo determinato o in somministrazione e per 18 mesi, nei casi di trasformazione a tempo indeterminato.
Il calcolo del risparmio è approssimativo. È stato quantificato sulla base dello studio del Comitè National Routiere (CNR) «Comparison of employment and remuneration conditionsfor european international drivers» del 2016 che indica per l’Italia 10.516 euro l’ammontare dei contributi medi annuali per un autista. Ecco che il risparmio potenziale andrebbe da 5.000 a 15.000 euro secondo la scelta contrattuale. La procedura è semplice: il datore di lavoro deve inviare una specifica richiesta all’Inps che verificherà in via telematica l’esistenza dei presupposti per l’applicazione della misura e, in caso di esito positivo, autorizzerà l’azienda a fruire dell’agevolazione, mediante conguaglio nelle denunce contributive.
Come è andata in questi anni? Quante donne sono state assunte con questo incentivo nel settore dei trasporti? Ma soprattutto, questa misura ha funzionato? Il tasso di disparità si è ridotto?
Prendendo in esame le statistiche dell’Istat possiamo dire che si è mosso molto poco. Rispetto al 2015 oggi ci sono in Italia circa 2.000 autiste in più: la percentuale delle donne al volante è passata dall’1,3% all’attuale 1,6% abbassando il tasso di disparità da 97,4 al 96,8. Un passo ancora meno visibile è stato fatto nel settore del trasporto e magazzinaggio che segna invece una crescita del tasso di disparità dal 55,8 del 2015 all’attuale 56,3: qui, pur in presenza di una crescita dell’occupazione femminile (circa 20mila unità in più), è evidente che le aziende hanno continuato a scegliere in prevalenza uomini.
Viene da chiedersi in primis se le aziende conoscano queste procedure. Come Uomini e Trasporti abbiamo interpellato il ministero del Lavoro e poi l’Inps per avere i numeri di questa misura, per capire quante aziende di autotrasporto ne hanno usufruito in questi anni. Abbiamo capito che il ministero di Via Veneto, che firma i decreti e formula gli incentivi, delega il monitoraggio all’Inps che però risponde così alla nostra richiesta: «Al fine di fornire le informazioni richieste occorrerebbe procedere a tutta una serie di operazioni che richiederebbero l’utilizzo di tempi e risorse al momento non disponibili». Come dire… gli sconti non si contano.

Entro la fine del 2023, portare la percentuale di donne nel settore del trasporto e magazzinaggio in Italia dal 21,9% al 25%
Entro la fine del 2023, portare la percentuale di donne conduttrici di camion in Italia da 1,6% al 5%

10 BENEFICI POSSIBILI. PER TUTTI

1.Fornire una soluzione concreta alla carenza di personale
2.Attrarre figure professionali qualificate
3.Migliorare l’immagine aziendale e del settore
4.Ripulire il settore da alcune forme di illegalità o da disvalori diffusi
5.Introdurre maggiore innovazione e creatività
6.Migliorare le relazioni tra il personale
7.Abbassare il tasso di incidentalità
8.Abbattere i consumi energetici, i costi di manutenzione e assicurativi
9.Ridurre i congedi per malattia
10.Risparmiare fino a 15.000 euro di contributi nel primo anno e mezzo di assunzione di una donna

Dieci azioni da mettere in campo

COME SUPERARE LE BARRIERE

BARRIERAAZIONE DI CONTRASTOCHI PUO FARLO
1. Cultura Maschilista Cultura Maschilista Istituzioni, aziende, organi di stampa
Migliorare la comunicazione aziendale, prevedendo anche esplicito riferimento alle donne negli annunci di lavoro
Aziende, agenzie interinali
Incentivare la creazione di un network femminile nel settore
Istituzioni, associazioni, organi di stampa, aziende
2. Stereotipi di genere e molestie sessualiTassazione dei dipendenti differenziata per genere
Istituzioni
Incentivare la formazione aziendale contro la discriminazione di genere
Istituzioni, aziende
Prevedere regole o/e organi interni a favore della parità di genere
Aziende
Prevedere tolleranza zero per abusi sessuali e canali confidenziali per denunce
Aziende
3. Percezione negativa del mestiereCampagne di comunicazione nazionaliIstituzioni, associazioni, organi di stampa
Visite mirate nelle scuoleIstituzioni, associazioni, aziende
4. Work-life balanceArmonizzare i congedi di maternitàIstituzioni
Prevedere misure ad hoc per il rientro in azienda (contribuzione retta asilo nido)Istituzioni, aziende, parti sociali
Facilitare i permessi per la cura dei bambini/anzianiAziende, parti sociali
Prevedere convenzioni con nidi e sistemi di assistenzaAziende, istituzioni
5. Orari e sede di lavoroAccordare orari/turni flessibili/ridotti in alcuni periodi dell’annoAziende, parti sociali
Facilitare i cambi turno tra colleghi anche con l’uso di AppAziende, parti sociali
Prevalenza di scelta sui turni a donne (o uomini) con figli piccoliAziende, parti sociali
6. Stabilità contrattualeEvitare l’uso di contratti atipici e forme di precariato che contribuiscono a rendere meno attraente il mestiereAziende, parti sociali
7. FormazioneCoprire le spese di formazione per le giovani aspiranti autisteIstituzioni, associazioni, aziende
Prevedere tirocini rivolti alle donneIstituzioni, aziende
8. SicurezzaPrevedere aree attrezzate con sistemi di sicurezza, illuminate e recintateIstituzioni
Prevedere corsi di autodifesaAziende
Equipaggiare i veicoli con telecamere, antipanico, antifurto, chiusura automatica della cabinaAziende, istituzioni
Creare spogliatoi per sole donneAziende
9. Igiene e salutePrevedere la diffusione capillare delle aree di sosta attrezzateIstituzioni
Prevedere visite aziendali periodicheAziende
10. Prestazioni fisicheUsare veicoli e strumentazioni di nuova generazioneAziende, istituzioni

IL MANIFESTO DI UOMINI E TRASPORTI

Triplicare in tre anni la percentuale di autiste di mezzi pesanti per il trasporto delle merci: dall’attuale 1,6% arrivare, entro fine 2023, al 5%. Che stando ai numeri Istat significherebbe imbarcare circa 20.000 nuove autiste, da aggiungere alle 10.000 già oggi attive su un Tir. Sempre entro fine 2023 le donne nel settore del trasporto e magazzinaggio dovrebbero arrivare al 25%, avanzando di circa 3 punti percentuali rispetto all’attuale 21,9%. È questa in sintesi l’essenza del manifesto che c’è alla base del progetto «Anche io volevo il camion», ideato e realizzato da Uomini e Trasporti e sostenuto anche tramite una sezione dedicata del sito internet, rinnovato a partire dai primi di aprile.

Oggi in Italia mancano circa 15mila autisti professionisti, in Europa circa un camion su 5 rischia di rimanere nei piazzali per assenza di personale. Chi è alla guida di un mezzo pesante oggi ha un’età in media superiore ai 50 anni: il popolo degli autisti professionisti invecchia, facendo prevedere che la domanda di tale professionalità è destinata a crescere. Anche perché contemporaneamente i giovani non vogliono più fare questo mestiere e le risorse provenienti dall’Est Europa sono in via di esaurimento in quanto preferiscono rimanere nei rispettivi paesi, dove si è assistito a un importante sviluppo di aziende di autotrasporto. E allora, perché non guardare alle donne?

SETTORI CON TASSO DI DISPARITÀ UOMINI-DONNE SUPERIORE DEL 25%

Sezioni
Ateco
maschifemmineTOTALE
AGRICOLTURA
Agricoltura346124470
INDUSTRIA
Costruzioni79268816
Acqua e gestioni rifiuti20432236
Industria Estrattiva204236
Industria manifatturiera2.7831.0183.801
Industria Energetica7528103
SERVIZI
Trasporto e magazzinaggio7912211.012
Informazione e comunicazione336148484
Servizi generali PA8064331.238
%
maschi
%
femmine
Tasso di
disparità
A
73.726.347.3
A
92.17.984.2
86.513.573.1
86.513.573.1
73.226.846.5
73.027.046.0
A
78.121.956.3
69.430.638.8
65.134.930.01

CRONACA DA UN MONDO ROVESCIATO RISPETTO ALLA REALTÀ

LA CAMIONISTA, MESTIERE NORMALE IN UNA SOCIETÀ IDEALE

Anche io volevo il camion. È il sogno di alcune, forse (ancora) non di molte, ma un sogno è un sogno. Salire su un camion, grande, alto, bello e andare libere sulle strade del mondo. Sicura di potersi fermare a riposare in luoghi rispettabili, di potersi lavare, vestire e truccare in bagni puliti e dignitosi. Fiera di avere rapporti alla pari con i colleghi e colleghe provenienti da luoghi, culture, religioni diverse. In un melting pot arricchente, presente nell’autotrasporto internazionale, ma spesso dimenticato o sottovalutato. Libera di tornare a casa e riposare perché parte delle incombenze quotidiane – figli, casa e responsabilità – sono state sistemate da chi con me condivide vita. I bambini torneranno più tardi da scuola. Anche il più piccolo è all’asilo nido che l’azienda contribuisce a pagare. Non c’è affanno, ora ci si può stendere per avere il meritato riposo dopo la sveglia all’alba e tutti quei chilometri macinati fin qui. Domani si tornerà al lavoro dopo mezza giornata a casa, ma il turno sarà più lieve. C’è la rotazione dei carichi che permette di vivere oltre che lavorare. Ritmi umani che però non incidono sulla busta paga: le ore si possono recuperare più avanti, quando la situazione personale lo consentirà. C’è addirittura il tempo di fermarsi a prendere il caffè con le amiche che hanno smesso di chiedere spiegazioni sul tuo lavoro: fare la camionista è una cosa normale… in una società ideale.

D’altra parte, almeno in Italia, la disoccupazione femminile è una tra le più alte in Europa: l’11,8%, a fronte del 9,7% degli uomini. Senza considerare che, nella fascia tra i 15 e i 24 anni, sale al 34,5%, percentuale che in Europa supera soltanto la Grecia. Peraltro, il fatto che molte donne non abbiano un lavoro condiziona negativamente il tasso di fecondità, non a caso inferiore in Italia alla media dei paesi sviluppati. Guardare all’universo femminile per venire incontro alla carenza di autisti professionisti, ma anche di altre figure nel mondo della logistica, come i professionisti nel campo dell’innovazione o della tecnologia, è un’indicazione che arriva anche dall’IRU. L’organizzazione mondiale del trasporto ha presentato un anno fa un report in cui indicava i limiti di un sistema che non invoglia più i giovani a intraprendere la professione di autotrasportatore, indicando tra le soluzioni possibili proprio il coinvolgimento delle donne.

L’ESEMPIO DALL’OLANDA

UN’AZIENDA CON DONNE NE ATTIRA ALTRE

Traghettarsi fuori alla crisi guardando alle donne. È il percorso di Snel, media azienda di autotrasporto e logistica olandese, tra le case histories prese in esame dallo studio della Commissione UE sull’impiego femminile nei trasporti. Una realtà che oggi conta 350 dipendenti impiegati nella distribuzione, cross docking, movimentazione di container e gestione delle consegne dell’e-commerce in tutto il Benelux. La storia inizia 8 anni fa, nel 2012, quando l’azienda, uscita dalla crisi economica, ha cominciato ad avere grandi difficoltà nel reclutamento di personale, in particolare di addetti alla guida. Così, il management ha individuato una nuova strategia, partita dalla possibilità offerta ai dipendenti di lavorare part-time fin dall’inizio e di personalizzare il proprio programma di lavoro, il numero di ore e il tipo di distribuzione da svolgere. Il tutto legato e sincronizzato al sistema di organizzazione dei viaggi. Questa misura è stata accompagnata ad altre 3 micro-novità. In primis, la comunicazione: la pagina facebook aziendale, dove vengono pubblicati gli annunci di lavoro, è affiancata da una pagina facebook dei dipendenti che non viene gestita dall’azienda, ma ne promuove l’immagine in un modo immediato, comunicando l’orgoglio di far parte di una realtà con determinate caratteristiche. E qui veniamo alle altre due novità: Snel ha rinnovato la flotta, dando ai propri dipendenti mezzi nuovi, tecnologici, con cabine spaziose, sicure e pulite. Inoltre, ogni mezzo è dotato di transpallet elettrico che solleva i carichi, limitando il più possibile l’onere fisico richiesto ai conducenti. Il risultato? Pur in assenza di espliciti riferimenti all’assunzione di donne, l’azienda attualmente può contare sul 7% di presenza femminile che, tra i driver, si traduce in 8 donne su 100 autisti. Ma soprattutto ha risolto il problema della carenza dei conducenti: oggi Snel riceve 2-3 candidature a settimana. La presenza di donne nel team ne attira altre, incide positivamente sull’immagine dell’azienda e si nota un miglioramento delle relazioni aziendali. Infine, la presenza di donne ha inciso sull’aumento della produttività e sul bilanciamento dei costi. Insomma, un’operazione vincente se vista in termini di costi/benefici.

Come Uomini e Trasporti abbiamo individuato (nella tabella all’interno del manifesto del progetto) una serie di barriere che limitano l’ingresso delle donne nel settore e abbiamo cercato soluzioni suggerite da studi comunitari, situazioni internazionali, case histories o semplicemente dall’osservazione della realtà italiana, indicando anche chi può metterle in pratica. Si tratta di agire su due fronti contemporaneamente: abbattere i muri culturali e fornire strumenti pratici che possano rendere questo mestiere più conciliabile con la vita delle donne (e degli uomini). Sul primo fronte sarebbe utile un cambio di passo della comunicazione per riabilitare questo mestiere e ribaltare il messaggio legato alla maternità, sul secondo possiamo invece fare moltissimi esempi: maggiore flessibilità nei turni di lavoro, più sicurezza nelle aree di sosta, veicoli nuovi che limitino lo sforzo fisico del personale, sostegno per la cura dei figli, copertura finanziaria della formazione iniziale. Un insieme di misure – da mettere in atto da parte di istituzioni, aziende, associazioni e organi di informazione – in grado di portare non solo più donne sui camion, ma maggiore dignità e appeal alla professione.

PROFESSIONI CON TASSO DI DISPARITÀ UOMINI-DONNE SUPERIORE DEL 25%

Professioni#
maschi
#
femmine
TOTALE
Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento62710637
Artigiani e operai industria estrattiva, edilizia e manutenzione edifici87526901
Truppe forze armate1076112
Conduttori impianti industriali28041321
Professione tecniche scinetifiche, ingegneristiche e produttive8651521.018
Agricoltori e operai specializzati in agricoltura, pesca, caccia ecc.11621136
Imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende9720116
%
maschi
%
femmine
Tasso di
disparità
98.4

1.686.8
97.1

2.994.3
95.05.090
87.212.874.4
85.0

15.070.0
84.7

15.369.4
83.1

16.966.3

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