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Home Rivista 2019 351 ottobre 2019 Volkswagen Transporter 6.1. 70 anni, l’età della connettività

Volkswagen Transporter 6.1. 70 anni, l’età della connettività

Non cercate novità nell’aspetto. Semmai è quel nome (6.1), così simile a un aggiornamento di un modello di smartphone, a chiarire che il tratto distintivo del più longevo veicolo commerciale della storia, presente sul mercato dal 1949, è la capacità di connettersi in rete tramite SIM autonoma. Ma è quando ci si mette alla guida e si tocca con mano il nuovo sterzo elettromeccanico e i sistemi di assistenza e di sicurezza a cui fa accedere, che il futuro appare improvvisamente vicino

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Domanda: se vi chiedessero di aggiornare un veicolo che viene venduto ininterrottamente da 70 anni, da dove partireste? Come avete detto: volete sapere prima di quale veicolo si tratta? Ovviamente non può che essere il Transporter o, se preferite, il mitico Bulli, perché è questo l’unico veicolo (e non soltanto tra i commerciali, visto che l’iper-longeva Golf entrò in produzione “soltanto” nel 1974) a poter vantare un così lungo curriculum di attività. E il suo successo, in definitiva, è il frutto di un mix equilibrato tra un design semplice e rigoroso e uno sfruttamento dello spazio che “di più non si può”.

PREZZI E TIMING
I prezzi del Transpoter 6.1 saranno ufficializzati nel corso del mese di ottobre, nel momento in cui inizia la commercializzazione, seguita a fine novembre dalle prime consegne. In ogni caso si sa già che per la versione da 110 CV il prezzo di ingresso è di 25.840 euro (IVA esclusa). Che a conti fatti equivale a un incremento di circa 1.300 euro rispetto a un corrispondente modello della precedente versione. Se però si optasse per l’allestimento Business (arricchito nel nostro mercato con una serie di accessori e dotazioni dedicate) ci vogliono circa 1.000 euro in più.

Proprio questo mix, dal lontano 1949, ha convinto all’acquisto più di 12 milioni di persone. Andare a intaccarlo, quindi, sarebbe folle e Volkswagen Veicoli Commerciali non ci pensa nemmeno lontanamente. Tanto che per non ingenerare dubbi per identificare la nuova versione del Bulli non usa il numero «7», quello successivo all’ultima presentata nel 2015, ma sceglie, un po’ come si fa per gli aggiornamenti degli smartphone, un «6.1», con cui trasmette in maniera immediata i due contenuti più distintivi: la tecnologia e la connettività.

Visto da fuori

Prima di verificare in cosa si esprimono questi contenuti, diamo uno sguardo all’esterno. Se vi si consente di osservarlo per 10 secondi al massimo è oggettivamente difficile cogliere le novità. Anche perché lo stile di questo veicolo, atteso nelle concessionarie in autunno, rimane sostanzialmente inalterato, fatta eccezione per le linee orizzontali del frontale, dove la calandra viene accresciuta al punto da comporre un corpo armonico con il paraurti, mentre a collegarla ai nuovi gruppi ottici provvedono degli elementi trasversali cromati che “terminano” idealmente fin dentro le luci a LED (presenti a richiesta in base all’allestimento). Gli amanti dei dettagli noteranno pure i nuovi cerchi ruota e avranno piacere di sapere l’inserimento in catalogo di sei nuovi colori carrozzeria e di sette verniciature bicolori, anch’esse con abbinamenti inediti. E queste fanno veramente tanto Bulli!

LO SPAZIO PER LE MERCI
Il vano di carico presenta esattamente le stesse dimensioni e le stesse portate della precedente generazione. L’unica novità riguarda una piccola botola di transito tra il vano di carico e la cabina da cui far scorrere gli oggetti particolarmente lunghi fin sotto ai sedili passeggeri e che porta la lunghezza massima del veicolo da 2.450 a 2.800 mm oppure, nella versione con passo lungo, da 2.900 a 3.300 mm. Nei Transporter con paratia divisoria è ora presente di serie una chiusura indipendente del vano di carico, che consente di chiuderlo separatamente dalla cabina di guida.

Visto da dentro

A questo punto saliamo a bordo e qui appare subito evidente da dove passa la connettività. Intanto, una rapida panoramica aiuta a cogliere il rinnovamento della plancia, la comparsa di un portabevande sui montanti anteriori e di uno spazio più grande per riporre lo smartphone (a richiesta dotato dell’interfaccia induttiva per la ricarica) e soprattutto l’introduzione decisa di nuovi vani portaoggetti, sotto forma di un cassetto in più sul lato dell’autista, di un vano più grande e aperto e di un ulteriore scomparto sul lato passeggero. Ma il salto in avanti passa tutto dai sistemi di infotainment che – autentica novità – viaggiano on line non attraverso un collegamento con lo smartphone stabilito tramite Bluetooth o App Connect, ma in maniera del tutto autonoma attraverso una eSIM, con cui è possibile accedere anche ai servizi We Connect e We Connect Plus, attivabili attraverso comandi vocali (dopo aver pronunciato l’immancabile «Ehi, Volkswagen!»). Con gli stessi comandi vocali si possono anche dettare destinazioni al navigatore o gestire una serie di funzioni del sistema talmente ricca da meritare apposita trattazione.

L’INTERNO
La principale novità negli interni è costituita dal sistema di infotainment collegato alla rete tramite una eSIM con cui si accede ai servizi WeConnect e We Connect Plus, attivabili anche con comandi vocali. Nella plancia è presente un cassetto portaoggetti in più davanti al conducente, un vano aperto e uno scomparto davanti al passeggero. Da notare pure i portabevande sui montanti anteriori e i nuovi rivestimenti interni dai tessuti scuri.

La spinta al movimento

Andiamo a dare un’occhiata sotto al cofano. Qui gira un unico propulsore, un quattro cilindri 2.0 TDI, tarato su quattro livelli di potenza, tutti classificati euro 6 D temp. Quello meno potente, da 90 CV, in Italia non arriverà per mancanza di domanda, mentre più su la fascia fino a ieri coperta dalle versioni da 102 e da 114 CV, adesso è presidiata da un 110 CV con 240 Nm di coppia. E se la versione da 150 CV (110 kW e 340 Nm) è un’eredità del Caravelle e del Multivan della precedente generazione, quella da 199 CV (146 kW e 450 Nm), spinta dalla versione biturbo del 2.0, è un’autentica novità.
Sulla catena cinematica i motori meno potenti sono chiamati a dialogare di serie con un cambio meccanico a 6 rapporti, anche se già quello da 150 CV può essere abbinato con la trasmissione a doppia frizione a 7 rapporti (DSG), opzione che al contrario diventa di serie nella motorizzazione più potente. Sia questa che quella da 150 CV sono vendute pure nella versione con trazione integrale 4Motion.

BULLI, DI NOME E DI FATTO
Si chiama Transporter, ma per tutti è da sempre il Bulli. Così in Volkswagen hanno voluto rendere ufficiale questo nome per identificare la serie 6.1. Non solo. Per chi lo volesse eleggere ad autentico marchio è anche possibile farlo inserire nei badge posti accanto agli indicatori di direzione, scalzando l’indicazione nominativa dei singoli modelli presente altrimenti di serie.

Alla guida… con soddisfazione

Il contenuto di tecnologia più spiccato, invece, si appalesa quando si mette in moto, si parte e si fa la conoscenza del nuovo sterzo, di tipo elettromeccanico e non più idraulico, che oltre a predisporre il Transporter 6.1 a una serie di nuovi sistemi di assistenza e sicurezza attivi (dal Lane Assist al parcheggio semiautomatico), rende la guida più facile e precisa. Una caratteristica che si apprezza molto in città, dove il Transporter si riesce a condurre in modo simile a un’utilitaria. In ogni caso, se ci si muove in spazi ristretti e si è costretti a effettuare rapide manovre, per ottimizzare i tempi e incrementare la produttività del veicolo tanto vale investire nei sensori di parcheggio e nella telecamera per la retromarcia: funzionano bene e il comfort non è mai abbastanza.
Molto piacevole, sempre in ambito urbano, è la risposta elastica delle sospensioni, che facilitano anche la “digestione” dei sempre più diffusi dissuasori di velocità.

Infine, tra i sistemi di sicurezza va segnalato quello che corregge automaticamente la traiettoria e mantiene il veicolo all’interno della corsia e la frenata automatica d’emergenza nelle uscite in retromarcia. Entrambi consentono al Transporter di colmare il gap che lo staccava, rispetto agli ADAS, dai migliori veicoli della classe.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti