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Zona rossa in Lombardia e in 14 province: resta possibile il trasporto merci/AGGIORNAMENTO

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Tristissima festa della donna l’8 marzo di quest’anno. Questa notte (intorno alle 3,30) il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato un decreto con cui le zone rosse che fino a ieri interessavano soltanto una decina di comuni del logidiano e uno in Veneto (a Vo’ Euganeo, che peraltro con oggi terminava la quarantena), vengono ora allargate fino al 3 aprile prossimo all’intera Lombardia e a ben 14 province, vale a dire Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Rimini in Emilia Romagna, Pesaro e Urbino nelle Marche, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli in Piemonte, Padova, Treviso e Venezia in Veneto.

Un provvedimento importante in termini sanitari, ma destinato ad avere pesanti risvolti anche a livello economico, perché di fatto all’interno della zona rossa finiscono le aree più produttive del paese e anche tutti i principali centri logistici della penisola. Per quanto riguarda il trasporto e la circolazione delle merci il decreto in vigore da oggi non dice nulla di esplicito, anche se all’articolo 1 lettera si prescrive di evitare ogni movimento in entrata e in uscita, «salvo che per gli spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative». Ma cosa vuol dire «indifferibili»? O, tanto per essere ancora più espliciti, il trasporto merci può essere considerato uno spostamento indifferibile? Una risposta ufficiale al momento ancora non esiste, malgrado sia attesa nelle prossime ore. Anche se ovviamente tutte le associazioni interessate a conoscere la risposta a tale interrogativo (sia perché in attesa di ritirare merci in consegna, sia perché impegnate contrattualmente a movimentarle verso una destinazione finale) hanno girato l’interrogativo ai rappresentanti del governo che ha già risposto, seppure non hanno ancora trascritto la risposta in un provvedimento scritto. 

Una prima risposta è giunta dalle Marche dove è stato chiarito che non sarà applicata alcuna limitazione alla circolazione degli automezzi destinati al trasporto delle merci. Quindi, anche nella zona di Pesaro Urbino entrata nella zona rossa. Ciò significa che non essendoci divieti di circolazione ed essendo i prefetti gli unici competenti a stabilirli, dall’interno delle diverse prefetture tale eventualità è stata in generale esclusa.

Una posizione ribadita in maniera molto netta anche in Lombardia sia da Confcommercio sia da Assolombarda che già da stamattina, dopo che nei supermercati lombardi e piemontesi si erano create le prime code e le prime corse all’accaparramento, avevano precisato che produzione e approvvigionamento saranno garantiti per tutta la settimana e che saranno incentivati servizi di consegna a domicilio. Ma è ovvio che in questo caso si facesse esplicito riferimento al settore alimentare. A fornire una conferma che lo stesso ragionamento vale anche per gli altri settori è stata direttamente Confindustria, che riferisce di aver ottenuto direttamente dal governo la rassicurazione che il decreto istitutivo delle zone rosse non bloccherà le attività produttive e quelle lavorative, «né tantomeno il blocco dei trasporti e della circolazione delle merci da e per le zone rosse».
Da Assolombarda, poi, è giunto qualche ulteriore dettaglio, specificando che le attività  «comprovate» a cui fa riferimento l’articolo 1 lettera a) del decreto sono tutte le attività «non ovviabili ricorrendo a lavoro agile e che richiedono la presenza dei lavoratori sul luogo di lavoro» adottando ovviamente tutte le cautele del caso, ma anche tutti gli spostamenti di merci e persone. Di conseguenza il trasporto merci non sarà bloccato. Semmai – aggiunge l’associazione aderente a Confindustria – «è opportuno adottare misure di prevenzione e di cautela nei confronti dei trasportatori». Misure come il fatto di non fare scendere gli autisti dai mezzi e di munirli di dispositivi medici di protezione e prevenzione quali mascherine, guanti monouso ecc, oppure, laddove siano necessario scendere dal veicolo, che sia mantenuta la distanza di sicurezza (1 metro) o sia inviata in via telematica la documentazione di trasporto.

Infine, vengono inclusi tra gli spostamenti ammessi anche quelli che si consumano nel tragitto casa-lavoro.

Ulteriore rassicurazione arriva pura da Confetra, il cui presidente, Guido Nicolini ha ribadito che «tra le “comprovate esigenze lavorative” rientrano le attività di imprese non gestibili in remoto o in smart working. Vale per il trasporto merci, le attività logistiche, ma anche per la produzione manifatturiera. Tutto il Governo, da Palazzo Chigi a MIT e MISE, ci hanno dato garanzia in tal senso».

Nelle stesse ore anche sulla scia di queste dichiarazioni arrivano anche le parole del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, raccolte dai microfoni di Sky TG24, che ha detto esplicitamente che sarà possibile «spostarsi per lavoro e far viaggiare le merci». In seguito, da Conftrasporto hanno riferito di aver contattato lo stesso Fontana, il quale ha chiarito che, parlando con il Presidente del Consiglio Conte, ha ricevuto appunto assicurazioni rispetto al fatto che per le imprese di trasporto e per i loro lavoratori non esistono limitazioni.

Tutte queste indicazioni, però, riguardano ovviamente i trasportatori italiani che già da stasera in molti casi si devono mettere in marcia verso la destinazione da raggiungere domani mattina. Per quanto riguarda le consegne di materiali in arrivo dall’estero la situazione potrebbe essere un po’ più complessa, per la semplice ragione che molti trasportatori si rifiutano di entrare nelle zone rosse (se non addirittura nella penisola), così come le stesse aziende evitano di effettuare consegne verso l’Italia. Attenzione, questo atteggiamento non deve essere letto come un pregiudizio o un’eccessiva precauzione da parte di colleghi stranieri, quanto come una maniera per evitare conseguenze spiacevoli in termini lavoratori, più che sanitari. Esistono infatti molti paesi europei, prima tra tutti la Romania, che ha previsto la messa in quarantena per quindici giorni degli autisti che abbiano scaricato o carico nelle zone rosse italiane, a prescindere dall’esistenza o meno di sintomi di contagi. In pratica, se un’azienda accetta di effettuare un viaggio in Lombardia o nelle altre 14 province deve automaticamente mettere in conto di dover fare a meno di quell’autista per almeno un paio di settimane. Quindi, si può discutere l’opportunità o meno del provvedimento a livello governativo, ma da parte delle aziende non c’è molta scelta.  

 

AGGIORNAMENTO ORE 16.30

Abbiamo avuto in anteprima il testo della nota esplicativa al DPCM 8 marzo 2020 di cui vi riportiamo direttamente il contenuto. DOPO CIRCA UN’ORA IL TESTO È APPARSO SUL SITO DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI. LO PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE

Con riferimento dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020, si precisa quanto segue:

TRASFRONTALIERI

Le limitazioni introdotte oggi non vietano gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro. Salvo che siano soggettI a quarantena o che siano risultati positivi al virus, i trasfrontalieri potranno quindi entrare e uscire dai territori interessati per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. Gli interessati potranno comprovare il motivo lavorativo dello spostamento con qualsiasi mezzo, inclusa una dichiarazione che potrà essere resa alle forze di polizia in caso di eventuali controlli.

 

MERCI

Le merci possono entrare ed uscire dai territori interessati. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti