La Sicilia torna a misurare per prima la temperatura dell’autotrasporto. Era accaduto nel 2022, quando il caro carburante aveva portato camion e manifestanti davanti ai porti e sulle strade dell’isola. È accaduto di nuovo nella primavera di quest’anno. Ora, con il gasolio che secondo i rappresentanti dei trasportatori ha raggiunto 2,40 euro al litro, il Comitato dei trasportatori siciliani annuncia un fermo dal 15 al 20 ottobre. Il prezzo indicato dal Comitato fotografa la situazione denunciata dagli operatori: non va letto come media dei prezzi praticati in tutta la regione.
La protesta nasce da un rincaro che colpisce immediatamente i conti delle imprese, ma anche dall’attesa per gli aiuti regionali. I 15 milioni di euro destinati all’autotrasporto erano stati stanziati a maggio; il 23 settembre la Regione ha annunciato di aver definito il decreto per erogare contributi fino a 50 mila euro per azienda. Tra lo stanziamento e la possibilità concreta di chiedere e ricevere il contributo resta dunque un passaggio decisivo.
La protesta, fanno sapere dal Comitato, intende evitare blocchi stradali ma interrompere le operazioni di carico e scarico merci nei porti dell’isola. In questo modo punta a creare disagi alla grande distribuzione e ai supermercati, rischiando la carenza di beni di prima necessità sugli scaffali.
È qui che FIAP prova a tenere insieme due esigenze: far arrivare subito alle imprese le risorse disponibili e correggere, con una seconda misura, i limiti della prima. Dopo la riunione della Consulta regionale dell’autotrasporto, la federazione ha inviato agli uffici una proposta tecnica per il decreto direttoriale. Chiede una finestra unica per presentare le domande, senza click day; un ristoro commisurato ai litri acquistati e al rincaro rispetto a febbraio 2026; l’uso delle fatture elettroniche come documentazione; un riparto proporzionale qualora le richieste superino i fondi disponibili.
Il punto più delicato è il tetto di 50 mila euro. Secondo FIAP, se il contributo sarà ricondotto al regime de minimis, alcune imprese strutturate che hanno già utilizzato il massimale disponibile potrebbero non accedervi. Per questo la federazione propone di avviare subito una seconda fase soggetta ad autorizzazione europea, senza ritardare né ridurre la distribuzione dei 15 milioni già stanziati. La Regione ha annunciato a sua volta l’intenzione di chiedere una deroga per riconoscere un contributo pari al 70% del maggior costo del carburante, calcolato rispetto ai prezzi di febbraio e riferito al periodo dal 1° marzo al 31 ottobre. Per ora, però, questa ulteriore misura resta da costruire.
Per il segretario generale di FIAP, Alessandro Peron, il confronto sugli aiuti non deve far perdere di vista la questione che si ripresenta a ogni impennata dei prezzi: chi sostiene, alla fine, l’aumento del costo del carburante. «La Regione – afferma – ha fatto la sua parte e va sostenuta nel chiudere presto. Ma un aiuto proporzionato ai costi non può escludere chi ha i consumi più alti». E aggiunge: «Il gasolio deve stare nel prezzo del trasporto. La legge già impone la clausola di adeguamento carburante nei contratti scritti; chiediamo alla committenza di applicarla e alle istituzioni di farla rispettare. È questa la tutela strutturale per le imprese, non un ristoro ogni volta che il prezzo sale».
La proposta FIAP distingue così i tempi dell’emergenza da quelli del rapporto commerciale: erogare rapidamente il contributo regionale può dare ossigeno alle aziende; trasferire i rincari nel prezzo del servizio serve a evitare che la prossima crisi trovi di nuovo l’autotrasporto costretto a chiedere un ristoro. È una discussione che parte dalla Sicilia, ma riguarda le imprese di trasporto ben oltre lo Stretto.


