Il messaggio, questa volta, è netto: sul caro gasolio gli aiuti d’emergenza non bastano più. Servono interventi che incidano davvero sui costi delle imprese e che, soprattutto, permettano all’autotrasporto di tornare a investire invece di utilizzare risorse soltanto per tenere in equilibrio i conti. A dirlo è Riccardo Morelli, presidente di Anita, intervenuto a margine dell’Assemblea di Federtrasporto, a Roma. E le richieste rivolte al governo sono molto concrete: intervenire sul mercato extrarete, aumentare le risorse destinate al credito d’imposta sul gasolio, allungare i tempi per utilizzarlo e, soprattutto, sbloccare i 590 milioni destinati al rinnovo del parco veicolare.
Perché il punto, secondo Anita, è proprio questo: il caro carburante non sta soltanto erodendo i margini delle aziende. Sta sottraendo denaro agli investimenti e rischia quindi di frenare proprio quella transizione ambientale che alle imprese viene contemporaneamente chiesto di accelerare. «Per correre più veloce delle emergenze servono soluzioni strutturali», ha sottolineato Morelli. «Il caro gasolio comprime i bilanci di chi ogni giorno garantisce gli approvvigionamenti e la continuità delle filiere, frenando gli investimenti nella transizione ambientale dell’autotrasporto merci e della logistica».
Il nodo extrarete: lo sconto deve arrivare anche alle flotte
La prima questione sollevata da Anita riguarda gli acquisti extrarete, cioè gli approvvigionamenti effettuati direttamente dalle imprese di trasporto anziché alle normali stazioni di servizio. È un canale essenziale soprattutto per le flotte strutturate e proprio per questo Morelli chiede che gli effetti delle riduzioni di prezzo arrivino anche qui. «Rivolgo un appello al Governo affinché intervenga sull’extrarete, incoraggiando i produttori di carburanti ad applicare la riduzione dei prezzi anche agli approvvigionamenti degli operatori di trasporto», ha spiegato.
Il rischio denunciato dall’associazione è evidente: se una parte consistente dell’autotrasporto rimane fuori dai benefici, il sostegno rischia di funzionare a metà, lasciando scoperte proprio le aziende che acquistano grandi quantità di carburante direttamente dai fornitori. E Morelli arriva a prospettare una conseguenza pesante: l’esclusione potrebbe mettere a rischio «la continuità operativa delle imprese».
Credito d’imposta: «Le risorse sono già insufficienti»
C’è poi il capitolo del credito d’imposta sul gasolio. Anche qui ANITA chiede di riaprire il dossier.
Secondo Morelli, lo stanziamento previsto si è già dimostrato insufficiente rispetto alle necessità del settore. Da qui la richiesta al Governo di convocare nuovamente il tavolo con le associazioni dell’autotrasporto e adeguare le risorse disponibili.
Non solo. ANITA chiede anche di spostare il termine per la compensazione del credito in F24, oggi fissato a dicembre, per evitare che tempi troppo stretti riducano nei fatti l’efficacia della misura.
Il ragionamento è semplice: se l’intervento deve compensare almeno in parte l’impennata dei costi energetici, deve avere dimensioni e tempi coerenti con l’emergenza che intende affrontare.
E quei 590 milioni?
Ma la richiesta più pesante riguarda probabilmente un altro capitolo. Sul tavolo ci sono 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicolare dell’autotrasporto merci. Risorse che, però, per diventare investimenti hanno bisogno dei decreti attuativi. Ed è proprio qui che Morelli spinge sull’acceleratore. «È urgente emanare i decreti attuativi del fondo da 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare», ha detto il presidente di Anita.
Per le imprese, il paradosso è evidente: mentre il gasolio caro prosciuga liquidità e riduce la capacità di investimento, centinaia di milioni già destinati al rinnovamento delle flotte attendono ancora di diventare concretamente utilizzabili.
Anita chiede che quelle risorse vengano rese operative «nel rispetto della neutralità tecnologica», lasciando quindi alle aziende la possibilità di scegliere le soluzioni più adatte alle proprie missioni di trasporto.
La transizione non si fa con le imprese senza fiato
Il filo che lega tutte le richieste è uno solo. Il sostegno temporaneo può servire a superare il picco dell’emergenza, ma non può diventare l’unica politica industriale per un settore esposto in modo strutturale al costo dell’energia.
Da una parte, quindi, occorre impedire che il caro gasolio divori i margini. Dall’altra bisogna rimettere le imprese nella condizione di investire in mezzi più efficienti e in nuove alimentazioni. Perché continuare a chiedere all’autotrasporto di accelerare sulla decarbonizzazione mentre una quota crescente delle risorse aziendali finisce nel serbatoio rischia di produrre l’effetto contrario. Ed è qui che l’appello di Anita diventa politico oltre che economico: meno interventi tampone e più strumenti che consentano alle imprese di programmare. A partire da quei 590 milioni che, finché restano sulla carta, non rinnovano nemmeno un camion.


