HomeProfessioneLeggi e politicaGli autoarticolati da 18 metri entrano nel nuovo codice: la novità che viaggia dal 2009

Gli autoarticolati da 18 metri entrano nel nuovo codice: la novità che viaggia dal 2009

Il nuovo Codice della strada punta a completare il riconoscimento dei complessi allungati. Alle spalle ci sono diciassette anni di prove e un disallineamento normativo che ha frenato la diffusione. Il vantaggio: trasportare più merce con meno viaggi.

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Un metro e mezzo in più sulla strada. Diciassette anni per trovargli posto nelle regole. La storia degli autoarticolati da 18 metri racconta quanto possa essere lungo il percorso di un’innovazione anche quando i veicoli hanno già dimostrato di funzionare. Ora il nuovo Codice della strada, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, punta a completarne il riconoscimento, superando gli ostacoli che ne hanno frenato produzione e omologazione. L’iter deve ancora concludersi: siamo davanti a un passaggio atteso, non a una disposizione già operativa.

Una sperimentazione diventata maggiorenne

Il nome era già un programma: Progetto Diciotto. Avviato nel 2009 dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da ANFIA, nasceva per verificare sul campo i vantaggi di una combinazione trattore-semirimorchio lunga complessivamente 18 metri, rispetto ai tradizionali 16,50.

L’obiettivo era aumentare lo spazio disponibile per la merce, verificando insieme convenienza economica, guidabilità, stabilità e manovrabilità. Il primo lotto comprendeva 30 complessi; dal 2015 ne sono arrivati altri 300. Una flotta di 330 veicoli impiegati dalle imprese nelle normali missioni di trasporto, con un monitoraggio delle prestazioni e dell’efficienza operativa.

Il via libera rimasto a metà

Nel 2021 sembrava arrivata la svolta. Il decreto Infrastrutture, poi convertito nella legge 156, aveva modificato l’articolo 61 del Codice della strada, portando a 18,75 metri la lunghezza massima degli autoarticolati, alle condizioni previste dalla norma.

Ma il regolamento di esecuzione continuava a richiamare, all’articolo 216, la lunghezza di 16,50 metri e le relative quote geometriche del semirimorchio. Il risultato era un quadro disallineato: il limite scritto nel Codice era cambiato, le prescrizioni regolamentari collegate no.

A certificare il problema era stato lo stesso ministero nella nota del 5 giugno 2024. In attesa dell’armonizzazione, la Motorizzazione aveva autorizzato i 330 complessi del Progetto Diciotto a proseguire la circolazione sperimentale sul territorio nazionale senza vincoli temporali, eliminando la scadenza dai documenti. La sperimentazione poteva continuare; restava da costruire un quadro ordinario coerente.

Il vantaggio si misura nei viaggi evitati

È su questo nodo che interviene il nuovo testo, accolto con favore da ANFIA. Secondo l’associazione, le disposizioni creano le condizioni per superare le residue limitazioni regolamentari e consentire la piena produzione e omologazione dei veicoli.

Il beneficio indicato è concreto: almeno un viaggio evitato ogni dieci, a parità di merci trasportate. ANFIA riferisce inoltre che le prove hanno evidenziato sicurezza, guidabilità e manovrabilità sostanzialmente equivalenti a quelle dei complessi tradizionali. Meno percorrenze per movimentare gli stessi carichi possono tradursi in minori consumi, emissioni e congestione.

Il campo di applicazione più interessante è quello delle merci ad alta intensità di volume: i trasporti nei quali lo spazio disponibile si esaurisce prima della capacità di carico in peso. È questa la logica originaria del progetto. (anfia.it) Per un’impresa, quindi, la convenienza dipenderà dalla possibilità di riempire quello spazio aggiuntivo e trasformarlo davvero in viaggi risparmiati.

La vicenda mette a fuoco una leva di efficienza molto concreta: aumentare la merce trasportata per ciascuna missione. Ma mostra anche il costo dei tempi normativi. Dopo diciassette anni, la prova ancora da superare è quella delle regole.

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