Nonostante cantieri, chiusure di linee e ritardi diffusi nella rete ferroviaria europea, il gruppo svizzero Hupac aumenta i volumi del 4,3% nel 2025. Una crescita che nasce da una strategia di rete, nuovi traffici e servizi più frequenti sul corridoio Reno-Alpi.
Nel pieno di una delle fasi più complicate per il trasporto ferroviario merci europeo, il gruppo svizzero Hupac riesce a fare ciò che per molti operatori è diventato difficile: crescere.
Nel 2025 l’operatore con sede a Chiasso ha movimentato circa 975.000 spedizioni stradali nel trasporto combinato strada-rotaia, pari a 1,85 milioni di TEU, con un incremento dei volumi del 4,3% rispetto all’anno precedente. Un risultato che arriva in un contesto segnato da cantieri diffusi, deviazioni operative e chiusure temporanee di linee su gran parte della rete europea.
La crescita è particolarmente significativa sul traffico transalpino attraverso la Svizzera, il cuore del modello di business dell’operatore, dove i volumi sono aumentati del 4,5% nonostante le limitazioni infrastrutturali.
Dietro questi numeri non c’è solo un recupero congiunturale del mercato. La performance di Hupac riflette una strategia costruita negli anni per rendere il sistema intermodale più resiliente rispetto alle fragilità della rete ferroviaria europea.
Rete ampia e flessibile
Uno dei punti di forza dell’operatore svizzero è la struttura della rete. Ogni giorno circa 130 treni collegano i principali poli economici europei lungo il corridoio TEN-T Reno‑Alpi, uno dei più importanti assi logistici del continente. Una rete ampia e articolata permette di assorbire meglio gli shock infrastrutturali. Nel 2025, per esempio, il sistema ha dovuto gestire eventi molto pesanti come la chiusura totale della linea della valle del Reno in Germania nel mese di giugno, una delle tratte più trafficate d’Europa.
Nuovi traffici per compensare il rallentamento del mercato
La crescita dei volumi è stata sostenuta anche dalla capacità di intercettare nuovi flussi logistici.
Nel corso dell’anno Hupac ha acquisito traffici sull’asse Belgio-Italia, che hanno contribuito a rafforzare il traffico transalpino attraverso la Svizzera. Senza questi nuovi volumi, il corridoio nord-sud avrebbe registrato un calo per il secondo anno consecutivo.
Parallelamente continua a crescere anche il traffico non transalpino. Nei segmenti continentali e nel traffico marittimo dell’hinterland i volumi hanno raggiunto quasi 390.000 spedizioni stradali.
Più frequenze per compensare i ritardi
In un sistema ferroviario dove i ritardi sono diventati quasi strutturali, Hupac sta puntando su un’altra leva operativa: l’aumento delle frequenze di servizio.
Dall’inizio del 2026, per esempio, sulle principali relazioni tra Germania e Italia – in particolare Köln Nord-Busto Arsizio e Ludwigshafen-Busto Arsizio – l’operatore ha incrementato significativamente la frequenza dei collegamenti.
Secondo il CEO Michail Stahlhut, questo modello consente di ridurre l’impatto dei ritardi sulla catena logistica, offrendo ai clienti più opzioni di instradamento e maggiore affidabilità complessiva.
La partita dei terminal
La resilienza operativa passa anche dagli investimenti nei nodi logistici.
Tra i progetti più recenti c’è l’ingresso nella gestione del Terminal Barcelona Combiconnect, sviluppato insieme all’operatore TP Nova. L’infrastruttura collega il mercato intermodale spagnolo – uno dei più dinamici degli ultimi anni – con il resto della rete europea del gruppo.
Oggi Hupac conta 24 società operative tra Europa e Asia, circa 730 dipendenti e un parco di 8.300 moduli di carri intermodali, configurandosi come uno dei principali operatori europei del trasporto combinato.
Un corridoio sotto pressione
Se l’operatore cresce, il contesto infrastrutturale resta però critico.
Sul corridoio nord-sud attraverso la Svizzera il traffico stradale continua a rimanere elevato: nel 2024 sono stati registrati circa 960.000 transiti di camion, ben oltre il limite di 650.000 viaggi annui previsto dalla politica svizzera di trasferimento modale.
Per questo Hupac chiede alla politica di mantenere gli strumenti di sostegno al trasporto combinato, in particolare i contributi di esercizio per il traffico transalpino anche oltre il 2030.
Un corridoio sotto pressione
La crescita del gruppo svizzero dimostra che, anche in una fase di forte instabilità della rete ferroviaria europea, il trasporto intermodale può continuare a svilupparsi.
A fare la differenza sono soprattutto tre fattori: una rete ampia e flessibile, la capacità di intercettare nuovi corridoi di traffico e investimenti costanti nei nodi logistici e nelle frequenze di servizio.
In altre parole, il successo di Hupac non dipende da condizioni infrastrutturali favorevoli – oggi tutt’altro che presenti – ma da un modello industriale progettato per funzionare anche quando la ferrovia europea non funziona.


