Sette progetti di acquisizione per dare un futuro a Lamberet. Non è ancora un salvataggio, ma per lo storico costruttore francese di semirimorchi e allestimenti frigoriferi rappresenta il primo segnale concreto di una possibile uscita dalla crisi. Le proposte sono state depositate nell’ambito della procedura di risanamento giudiziario avviata il 2 luglio 2026 dal Tribunale delle attività economiche di Lione. La decisione è attesa entro fine anno.
La presentazione delle offerte, confermata il 19 ottobre dagli organi della procedura, apre una fase decisiva. Tra i potenziali acquirenti figurano, secondo la società, anche operatori industriali di primo piano, sebbene i nomi e i contenuti dei progetti non siano ancora stati resi pubblici. Le proposte saranno valutate non soltanto sotto il profilo economico, ma anche per la capacità di garantire continuità produttiva, investimenti e occupazione.
Una crisi industriale, non soltanto finanziaria
La posta in gioco è rilevante. Con quasi mille dipendenti, stabilimenti produttivi in Francia e un fatturato che nel 2024 aveva superato i 214 milioni di euro, Lamberet rappresenta uno dei principali protagonisti europei della carrozzeria frigorifera. La crisi è maturata in un contesto di forte pressione sui costi industriali, aggravata dall’aumento dei prezzi delle materie prime, che ha progressivamente eroso i margini del costruttore.
La procedura giudiziaria, richiesta dalla stessa azienda, ha consentito finora di proseguire l’attività. I dipendenti sono rimasti impegnati nella produzione e nelle consegne, mentre la società ha cercato di preservare le relazioni con clienti e partner commerciali. Un elemento tutt’altro che secondario: nel trasporto a temperatura controllata, la continuità del rapporto con il costruttore riguarda non soltanto i nuovi veicoli, ma anche assistenza, ricambi e affidabilità delle flotte già operative.
«La presentazione di sette progetti di acquisizione rappresenta un segnale positivo per Lamberet SAS. Conferma l’interesse suscitato dal nostro marchio, dal nostro know-how e dal nostro potenziale industriale», ha dichiarato Stefano Chmielewski, direttore generale del gruppo. «La nostra priorità rimane invariata: proseguire la nostra attività, servire i nostri clienti e contribuire a costruire una soluzione sostenibile per l’azienda e i suoi dipendenti».
Adesso la parola passa al tribunale
La presenza di sette proposte amplia le possibilità di individuare un percorso di rilancio, ma non offre ancora garanzie sull’esito della procedura. Sarà infatti il tribunale a valutare quale progetto presenti le condizioni più solide per preservare il marchio, le competenze industriali e i posti di lavoro.
Il vero interrogativo, dunque, non riguarda soltanto chi acquisirà Lamberet, ma quale futuro industriale intenda costruire. Perché la differenza tra una semplice operazione di salvataggio e un effettivo rilancio si misurerà sulla capacità del nuovo proprietario di riportare il costruttore alla redditività, conservandone il ruolo nel mercato europeo del trasporto refrigerato.


