«L’Europa rischia di restare indietro nella corsa globale alla transizione automobilistica». È quanto scrivono ACEA e CLEPA in una lettera congiunta inviata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Le due associazioni, che rappresentano i principali costruttori europei del settore automotive, chiedono un cambio di passo nelle politiche comunitarie in vista dello Strategic Dialogue sul futuro dell’automotive, previsto per il 12 settembre, definito come «l’ultima occasione per correggere la rotta».
Secondo le associazioni, nonostante gli oltre 250 miliardi di euro già investiti nella transizione green e il lancio di centinaia di nuovi modelli elettrici, i numeri restano lontani dagli obiettivi: solo il 15% delle nuove immatricolazioni auto è a batteria, circa il 9% dei furgoni e appena il 3,5% dei camion. «Per raggiungere la massa critica di consumatori e imprese servono incentivi più ambiziosi, stabili e di lungo periodo», si legge nella lettera.
ACEA e CLEPA affermano che l’Europa sta affrontando questa trasformazione «con le mani legate dietro la schiena»: costi produttivi elevati, dipendenza quasi totale dall’Asia per la filiera delle batterie, distribuzione disomogenea delle infrastrutture di ricarica e tariffe penalizzanti da parte di partner commerciali, come il 15% di dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Per le due associazioni i target sulle emissioni fissati per il 2030 e il 2035 «non sono più realistici» e vanno rivisti. Serve una strategia che concili «competitività industriale, coesione sociale e resilienza delle catene di approvvigionamento». Tra le proposte, vengono citati sconti sull’energia per la ricarica, sussidi diretti all’acquisto, riduzioni fiscali e accesso agevolato alle aree urbane per i veicoli a basse emissioni.
Le associazioni chiedono inoltre l’adozione di una neutralità tecnologica: «I veicoli elettrici guideranno la transizione, ma devono esserci spazio e sostegno anche per ibride plug-in, range extender, motori a combustione ad alta efficienza, idrogeno e carburanti decarbonizzati».
Un capitolo a parte riguarda i veicoli pesanti: «La regolamentazione sulla CO2 per camion e autobus va rivista il prima possibile, non possiamo aspettare il 2027 – sottolineano – senza interventi mirati, l’Europa rischia di perdere capacità produttiva, know-how tecnologico e posti di lavoro qualificati»
«La destinazione è condivisa – conclude la lettera – ma il viaggio richiede più pragmatismo e flessibilità per mantenere acceso il motore del settore automotive europeo».