L’universo automotive cambia e CNH Industrial si adatta. E a questo scopo dà vita a una ristrutturazione radicale che si manifesta tramite una riorganizzazione dell’intera macchina aziendale, articolata ora in cinque segmenti (Agriculture, Commercial & Specialty Vehicles, Construction, Powertrain e Financial Services) e finalizzata per un verso a tenere il passo con i processi evolutivi in corso, quelli individuati dallo stesso Hubertus Mühlhäuser, CEO della società, nella «digitalizzazione, automazione, elettrificazione e la “servitizzazione”, ovvero una sempre maggiore enfasi sull’offerta di servizi», per un altro ad accrescere la redditività. Ogni segmento avrà all’interno un Product Line Leader (per pianificazione di prodotto, lanci e gestione costi), un Brand Leader (per commercializzazione e posizionamento marchi) e un Support Function Leader (per il governo dei processi e dei sistemi specifici), in modo da ridurre le funzioni corporate e diminuire – si legge nel comunicato – «le spese di struttura e favorire processi decisionali più rapidi».
Cosa vuol dire? Vuol dire per esempio che Iveco, il costruttore di veicoli commerciali che in Italia tanti sono abituati a chiamare «nazionale», in questa organizzazione rientrerà sotto il segmento Commercial & Specialty Vehicles (insieme ai marchi Iveco Bus e Heuliez Bus, Iveco Astra, Magirus e Iveco Defence Vehicles), ma soprattutto troverà un unico presidente in Gerrit Marx, manager che arriva da Volkswagen e Daimler e conosce bene il mercato cinese e asiatico. È chiaro quindi che il ruolo di Brand President di Iveco, ricoperto da 4 anni e mezzo da Pierre Lahutte, a questo punto diventava una funzione da ridurre e non a caso il giorno successivo a quello dell’annuncio della ristrutturazione, il manager francese ha rassegnato le dimissioni immediate, lasciando così l’azienda (CNH) in cui ha lavorato per 21 anni per tornare a dedicarsi alla sua passione, all’azienda agricola di famiglia (nel nord della Francia) e molto probabilmente concedendo più tempo ai suoi figli, alla corsa e all’aria aperta. Sicuramente con lui Iveco ha assunto un profilo più green, si è connotata come azienda leader nell’alimentazione LNG, riuscendo a imporla progressivamente sui mercati e affrontando con successo anche il problema di creare parallelamente una rete di distribuzione del metano liquido. Una scelta così decisa (all’ultimo IAA sullo stand della casa non erano presenti veicoli diesel), che ha costretto altri costruttori a prendere in considerazione questo tipo di alimentazione, in grado di fare breccia anche nel gradimento dei governi (italiani compresi) che non a caso lo hanno sostenuto e finanziato. Peraltro, soltanto la scorsa settimana Lahutte era stato nominato anche presidente di ACEA.
Nel nuovo assetto però Iveco, come hanno commentato gli analisti di borsa, si trova in un’organizzazione più favorevole a ipotesi di spin-off o di aggregazioni. Ipotesi avvalorata pure dal fatto che Marx, che ovviamente assumerà le competenze che erano di Lahutte, in passato si è dedicato in prima persona a operazioni di fusione e di merger in Nord America, Europa e Asia. E queste prospettive sono state interpretate in modo positivo dai mercati, che hanno impresso una spinta di crescita al titolo CNH Industrial. Tutte congetture che attendono conferme nel nuovo piano industriale 2019, a questo punto atteso in tempi rapidi. Così come ugualmente atteso per le sorti del marchio Iveco è il lancio del nuovo Stralis, programmato per la prossima primavera.
L’addio di Lahutte a Iveco e la ristrutturazione di CNH Industrial
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