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Accise gasolio e HVO 2026: come cambia il rimborso (e perché bisogna fare attenzione)

Nuove aliquote, doppio periodo e regole più stringenti: il rimborso accise per il primo trimestre 2026 diventa più complesso. Ecco cosa devono fare le imprese di autotrasporto entro il 30 aprile per non perdere il beneficio

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Il rimborso delle accise sul gasolio entra in una nuova fase. E lo fa nel modo meno semplice possibile: con aliquote variabili, periodi spezzati e regole più stringenti per le imprese di autotrasporto.

Con la nota n. 196676 del 27 marzo 2026, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha acceso ufficialmente il semaforo verde: dal 1° al 30 aprile 2026 è possibile presentare le dichiarazioni per recuperare le accise relative al primo trimestre dell’anno. Nel frattempo, è già disponibile il software per la compilazione delle istanze.

Un trimestre “a due velocità”

Il vero nodo è normativo. Il primo trimestre 2026 è infatti diviso in due fasi distinte:

  • Dal 1° gennaio al 18 marzo: accisa piena a 672,90 €/1.000 litri
  • Dal 19 marzo al 31 marzo: accisa ridotta a 472,90 €/1.000 litri (per effetto del DL Carburanti)

Risultato? Due calcoli diversi e – soprattutto – due modalità di compilazione differenti.

Quanto si recupera davvero

Le imprese devono orientarsi tra più casistiche:

  • Gasolio e HVO non sostenibile
    • 269,68 €/1.000 litri (fino al 18 marzo – Quadro A-1)
    • 69,68 €/1.000 litri (dal 19 marzo – Quadro A-2)
  • HVO sostenibile certificato
    • 214,18 €/1.000 litri (tutto il trimestre – Quadro A-3)
  • HVO senza informazioni di sostenibilità
    • 214,18 €/1.000 litri (fino al 18 marzo – Quadro A-4)
    • 69,68 €/1.000 litri (dal 19 marzo – Quadro A-2)
  • Carburanti da scorte precedenti al 2026 (casi residuali)
    • 229,18 €/1.000 litri (Quadro A-5)

Tradotto: la corretta classificazione del carburante è oggi determinante quanto – se non più – dei consumi stessi.

Il punto critico: i dati del fornitore

Non basta più indicare quanto si è consumato. Serve sapere che cosa si è acquistato e con quali caratteristiche.

Le imprese devono ricostruire i consumi basandosi su:

  • fatture (anche differite),
  • dettagli dei rifornimenti,
  • documenti e-DAS per gli impianti privati.

E soprattutto devono distinguere tra HVO sostenibile e non sostenibile sulla base delle informazioni ricevute dal fornitore. Un passaggio tutt’altro che banale.

Occhio ai requisiti (e ai controlli)

Restano fermi alcuni paletti fondamentali:

  • ammessi solo veicoli ≥ 7,5 tonnellate e Euro 5 o superiori;
  • obbligo di indicare la targa in fattura elettronica;
  • limite massimo: 1 litro per km percorso.

Superare questi parametri significa vedersi respingere la richiesta. Non solo: le dichiarazioni hanno rilevanza penale.

Come presentare la domanda

Due le modalità:

  • invio telematico tramite Servizio Doganale EDI;
  • oppure consegna all’ufficio doganale (anche su supporto digitale).

Le fatture devono riferirsi esclusivamente al periodo 1° gennaio – 31 marzo 2026: consumi non documentati restano fuori dal beneficio.

Rimborso: compensazione o denaro

Il credito può essere:

  • utilizzato in compensazione (codice tributo 6740) dopo 60 giorni (silenzio-assenso);
  • oppure richiesto a rimborso diretto.

La compensazione non ha limiti annuali, ma va utilizzata entro l’anno successivo. Le eventuali eccedenze devono essere richieste a rimborso nei sei mesi successivi.

Note e consigli

Il quadro è chiaro: il rimborso accise 2026 non è più una pratica standard.

È un’operazione tecnica, dove errori di classificazione, dati incompleti o documentazione imprecisa possono costare caro.

Chi si muove per tempo – e con dati in ordine – evita problemi. Chi sottovaluta il cambio normativo rischia di lasciare sul tavolo una parte importante del beneficio.

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