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Fermo autotrasporto, stop della Commissione: «Regole violate, va rifatto»

La Commissione di garanzia boccia il fermo di Trasportounito: preavviso insufficiente e fermo troppo ravvicinato a quello già proclamato in Sicilia. Chiesto il ritiro o una nuova convocazione conforme alle norme vigente

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È sulle regole — prima ancora che sulle rivendicazioni — che si arena il fermo nazionale dell’autotrasporto proclamato da Trasportounito. La Commissione di garanzia sugli scioperi ha infatti invitato l’associazione a fare un passo indietro: ritirare o riformulare lo stop dei servizi previsto dal 20 al 25 aprile 2026.

Nel mirino dell’Autorità non c’è il merito della protesta, ma il rispetto delle regole che governano gli scioperi nei servizi essenziali. Secondo la Commissione, la proclamazione del fermo presenta criticità tali da comprometterne la legittimità, in base alla Legge 146/1990 e alle disposizioni di settore.

Due, in particolare, i punti contestati. Il primo riguarda il preavviso: non sarebbe stato garantito il termine minimo necessario a informare adeguatamente utenti e istituzioni, un passaggio considerato cruciale per limitare l’impatto delle astensioni.

Il secondo rilievo è ancora più delicato e chiama in causa il cosiddetto principio di “rarefazione oggettiva”: una norma pensata per evitare un effetto domino di scioperi ravvicinati nello stesso comparto. Ed è proprio qui che emerge il nodo più critico.

A pesare è infatti la sovrapposizione, o quasi, con un’altra mobilitazione già annunciata: quella del Comitato Trasporto Siciliano, in programma dal 14 al 18 aprile. Due iniziative a pochi giorni di distanza, nello stesso settore, rischiano secondo la Commissione di concentrare disagi e tensioni oltre la soglia consentita.

Da qui l’invito — che ha il sapore di un richiamo formale — a rimettere mano alla convocazione. Trasportounito è ora chiamata a ricalibrare tempi e modalità della protesta, allineandosi ai vincoli normativi che regolano il diritto di sciopero, pena il rischio di vedere il fermo dichiarato illegittimo.

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