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«La rappresentanza dell’autotrasporto si sta svuotando. E noi facciamo finta di non vederlo»

Partecipazione in calo, leadership cristallizzate, frammentazione permanente e ricambio quasi assente. Nell’editoriale, Massimo Marciani (FLC) analizza dall’interno il progressivo indebolimento della rappresentanza del settore e lancia un avvertimento: il rischio non è lo scontro, ma l’irrilevanza

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C’è un fenomeno che attraversa in modo trasversale il nostro Paese e che, se osservato con attenzione, rivela dinamiche profonde: lo svuotamento progressivo dei corpi intermedi. Nella politica questo processo è evidente da anni. Meno partecipazione, meno iscritti, meno dibattito interno, più frammentazione e una crescente concentrazione del potere decisionale in poche mani.
Ma ciò che accade nella sfera pubblica non è un’eccezione: lo stesso schema si sta riproducendo, con sorprendente precisione, anche nel mondo della rappresentanza associativa, non esclusa quella dell’autotrasporto.

Una base che si assottiglia

Non si tratta di una crisi appariscente. Le associazioni esistono, sono presenti ai tavoli istituzionali, intervengono nel dibattito pubblico, producono documenti e prese di posizione.
Tuttavia, sotto questa superficie di normalità, si sta consumando una trasformazione più profonda: il progressivo svuotamento del rapporto tra imprese e rappresentanza.
Molte aziende oggi si sentono meno coinvolte, meno rappresentate, meno motivate a partecipare attivamente alla vita associativa. L’adesione, quando c’è, è spesso formale, talvolta multipla. La partecipazione reale si è ridotta. Il senso di appartenenza si è attenuato.
È un fenomeno lento, quasi impercettibile, ma costante.

Parlare a nome di chi non partecipa

Questo produce un effetto paradossale: le organizzazioni continuano a parlare a nome di un settore vasto, ma la base che le sostiene è sempre meno attiva e meno coinvolta nei processi decisionali.
La rappresentanza rimane legittimata sul piano formale, ma rischia di diventare fragile su quello sostanziale.

Il potere si concentra, il confronto si restringe

Un secondo elemento, più delicato, riguarda la struttura interna delle organizzazioni. In assenza di partecipazione diffusa e confronto continuo, le posizioni tendono a concentrarsi attorno a figure di grande esperienza che da decenni guidano il dialogo con le istituzioni.
Non è una questione anagrafica, né una critica personale. È un processo fisiologico quando il ricambio è lento e il dibattito interno si assottiglia.
Nel tempo, questo meccanismo produce accentramento decisionale. Le linee strategiche non nascono più da un confronto ampio, ma si consolidano in posizioni che tendono a ripetersi e irrigidirsi. La dialettica si riduce. Le sfumature scompaiono.
Il sistema appare stabile. Ma anche cristallizzato.

Troppi tavoli, nessuna sintesi

A questa dinamica si aggiunge la frammentazione.
Il settore dell’autotrasporto è rappresentato da una pluralità di sigle, spesso portatrici di interessi legittimi ma difficilmente conciliabili. La competizione tra organizzazioni finisce per prevalere sulla cooperazione. Manca un soggetto capace di aggregare e costruire una visione condivisa che vada oltre le singole istanze.
Si discute molto, ma si dialoga poco.
Si affermano identità, ma si costruiscono raramente convergenze.

Un sistema che non si rinnova

C’è poi un fattore meno visibile ma decisivo: la difficoltà ad attrarre nuove generazioni, non solo di imprenditori ma anche di dirigenti e manager disposti a impegnarsi nella rappresentanza.
L’autotrasporto richiede competenze normative, tecniche, operative ed economiche che si costruiscono in anni di esperienza diretta. Questo rende il settore poco permeabile a nuovi ingressi e poco attrattivo per chi proviene da percorsi diversi
Si crea così un circolo chiuso: il ricambio fatica a realizzarsi e le energie nuove restano ai margini, scoraggiate dalla complessità del contesto e dalla percezione di spazi già occupati.
Il rischio è l’autoreferenzialità.

Sempre in emergenza, mai in visione

Eppure, il settore avrebbe oggi più che mai bisogno di una rappresentanza capace di interpretare il cambiamento.
La logistica si trasforma.
La digitalizzazione ridefinisce i modelli operativi.
La transizione energetica impone scelte strategiche.
Gli equilibri nella filiera evolvono rapidamente.
Sono temi che richiederebbero visione prima ancora che rivendicazione.
Invece, troppo spesso, il dibattito resta ancorato all’immediato: costi, incentivi, crisi congiunturali. Questioni importanti, ma che rischiano di occupare tutto lo spazio.
Le domande decisive restano sullo sfondo:
Quale ruolo avrà l’autotrasporto nella logistica dei prossimi vent’anni?
Come rafforzerà la propria posizione nella catena del valore?
Quali modelli organizzativi e tecnologici dobbiamo costruire oggi?

Il vero rischio: diventare irrilevanti

Quando un sistema smette di interrogarsi sul futuro, lentamente perde capacità di rappresentare chi ne fa parte.
Il punto non è la mancanza di competenze.
Il punto è l’assenza di spazi reali in cui queste possano emergere, confrontarsi e trasformarsi in posizioni condivise.
Senza base attiva, senza ricambio, senza dibattito aperto, la rappresentanza rischia di indebolirsi.
E il rischio più grande non è una crisi organizzativa. È la marginalizzazione.
Un comparto economico forte ha bisogno di una rappresentanza forte. Non solo per difendere interessi, ma per costruire visione e guidare il cambiamento.

Prima che resti solo il deserto

È un processo silenzioso, quasi invisibile. Proprio per questo merita di essere osservato e discusso.
Non per mettere in discussione le organizzazioni esistenti o il lavoro di chi le guida, ma per riaprire uno spazio di riflessione collettiva.
Perché la rappresentanza, per essere viva, ha bisogno di partecipazione, confronto e visione.
Quando uno di questi elementi si affievolisce, il sistema regge ancora.
Quando si affievoliscono tutti insieme, il rischio è quello di una lenta desertificazione.
E una desertificazione, nel lungo periodo, non impoverisce solo le organizzazioni.
Indebolisce l’intero settore
che dovrebbero rappresentare.

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